Luciano Spalletti non cambia idea e lascia la guida del Napoli, quella con la Samp è stata la sua ultima partita. Lo ha confermato ai microfoni di Dazn commentando la stagione fantastica culminata con lo scudetto: “Non si fanno i ripensamenti. Io devo essere fedele a me stesso. La decisione ormai l’ho presa. Farò sempre il tifo per il Napoli e non guferò”.
Forse ha ragione Spalletti
Sono arrivato alla conclusione che abbia ragione Luciano Spalletti a voler andar via. Me lo ha spiegato efficacemente il ragazzo del bar: “Dotto’, ‘a gente nun è bbona, è irriconoscente, fa bbuono Spalletti”.
Il che naturalmente appaga anche quella componente narcisistica che abbiamo più o meno tutti: immortalarsi, farsi ricordare da tutti per una grande e attesa vittoria, chi non lo vorrebbe? E non sarebbe stato meglio, che so, per i Public Enemy chiudere i battenti dopo “Fear of the black planet”, facendosi ricordare come i più grandi dell’hip hop di tutti i tempi?
E per Pino Daniele, ritirarsi dopo “Bella mbriana”, vabbè facciamo dopo “Musicante” (ché se qualche buona canzone gli è venuta fuori anche dopo, beh poteva farla anche un suo fratello o un epigono, un imitatore)?
Insomma, noi perdenti, noi che non abbiamo mai vinto niente di niente, capiamo. Perché lo abbiamo sognato. Passare una notte con una donna bellissima, una Monica Bellucci o una giovane Loren, e poi ritirarsi in monastero.
Certo, c’è pure Troisi con la storia del leone e dell’orsacchiotto, ma vale per i mediocri e non è stato così per lui, che archiviò La Smorfia perché aveva detto tutto, e poi il personaggio di Gaetano dopo “Ricomincio da tre”, ed era interessato a fare cose sempre nuove.
Lasciate perdere l’enfasi sulle programmazioni, non è il piano quinquennale ma la visione che conta, e quella ha a che fare con più fattori, non esclusa la grazia. Rivalutate i miracoli, che naturalmente sono pure quelli della combinazione magica tra impegno, concentrazione, intuito, giovani talenti. I miracoli quasi mai si ripetono.
Non nello stesso modo e luogo. Oppure, se si ripetono nello stesso luogo è con altri protagonisti. Luciano lo sa, forse lo sapeva già quando arrivò a Napoli con la sua macchinina carica di cd di Pino regalatigli dalla figlia. E chissà che in mezzo a quelli non ci fosse anche Bowie: “We can be heroes, just for one day”…

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