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domenica 5 Settembre 2021
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Fenomenologia di Insigne: il tiro a giro ha rutt ‘o cazz…

Non se ne abbia a male il buon Lorenzo: la nostra fenomenologia di Insigne non vuol confutare le brillanti capacità pallonare dell’azzurro, bensì rimarcare un sentimento popolare diffuso e sotterrano, verso una reiterata pratica che mostra da tempo un evidente limite.

Fenomenologia di Insigne

Negli ultimi anni i calciatori hanno sentito fortemente il bisogno di crearsi un marchio di fabbrica, una caratteristica. Può essere un’esultanza, una posa prima di calciare una punizione, una pettinatura.

Questo perché si sono accorti che questi marchi di fabbrica vengono riprodotti e copiati alla perfezione dalla produzione del videogioco FIFA, simulatore di calcio, che porta alla massima potenza , dato il realismo, l’identificazione del calciatore con il videogiocatore che di questi calciatori digitali di fatto fa collezione.

Era il sogno di tutti noi ragazzi imitare fisicamente i nostri idoli giocando nei campetti. al subbuteo, collezionando figurine e via dicendo.

Quando nel suddetto gioco Ronaldo digitale si prepara a calciare una punizione fa i tipici ed inutili tre passi indietro ben sapendo che il suo emulo reale lo imiterà…ops forse il contrario…ma vabbè.

FIFA chiaramente rispecchia un calcio contemporaneo il cui rispetto dei moduli crea degli automatismi, delle meccaniche difficili da scardinare. Non è possibile marcare ad uomo, per cui non vedremo mai un Gentile seguire un Maradona fin dentro gli spogliatoi. O un Bruno Conti galoppare sulla fascia destra o un Cruijff ricoprire tutti i ruoli nella stessa partita.

Ricordo anche un linguaggio ormai trapassato: il terzino, il libero, il centravanti e la mezza punta, diventati centrali, esterni destro, alti e bassi, e sotto punta.

Il tiro poi era forte, teso e ad effetto,
Oggi c’é il tiro a giro ed il suo massimo rappresentante: Lorenzo Insigne.

Fenomenologia di Insigne: il tiro a giro ha rutt 'o cazz...

Insigne e il tiro a giro

Immarcescibile sulla sua fascia sinistra da quando giocava nelle giovanili, in circa 15 anni di carriera, trenta di età, partite in competizioni di tutti i livelli, Insigne non ha mai trovato un altro modo di giocare a calcio.

Ad un metro dalla linea laterale, il suo unico gioco consiste nel rientrare con una debole finta all’altezza del vertice dell’aria di rigore e calciare a giro sul palo lontano del portiere.

In una partita qualunque si possono contare su due mani i tentativi di far gol in questo modo da parte di Insigne. In genere il pallone va fuori di diversi metri dalla porta, molto alto in curva o finisce debolmente nelle mani del portiere, qualche volta ma di rado, riesce, giustificando così ogni tanto il suo ingaggio di circa 4,5 milioni di euro.

Poco importa se più a sud, a Crotone, giochi un certo Simy, costato 5 milioni di euro con un ingaggio dieci volte minore che in una retrocessa di gol ne ha fatti più di Insigne e non a giro ma di destro, sinistro e testa.

Del resto si sa, il pallone è gonfiato, tutto il “pallone” è gonfiato, e viene gonfiato da tutti e senza sosta tanto da arrivare al fatto che di fatto è già esploso.

Alla praticità di uno sport tecnico ma anche brutale, Insigne continua senza sosta ad imporre una leziosità che non è sostenuta né da una tecnica adeguata né da una robustezza fisica necessaria, né dalla necessaria “intelligenza calcistica” che dovrebbe compensare nello sport la consapevolezza dei propri limiti.

Fenomenologia di Insigne: il tiro a giro ha rutt 'o cazz...

Il ragazzo si impegna, non sempre, ma pretende di essere considerato per delle qualità che non ha. Non è un leader, non è un 10, crolla fisicamente di fronte alla risolutezza degli avversari, finisce in un angolo molto spesso, ma quando gli capita quella palla, pulita, solo da calciare prepotentemente in porta di collo piede lui tira a giro in mano al portiere perché molto probabilmente vorrebbe essere Maradona, ma non lo è.

Immagino tra cento anni un Memorial Petisso Pesaola, in una partita di vecchie glorie, Insigne spostare la palla e calciare a giro nelle mani di Zoff e sentire in un soffio di voce Bruscolotti dire: “Loré, cu stu tiro a giro hai rutto ‘o cazz”.

Fenomenologia di Insigne: il tiro a giro ha rutt 'o cazz...

 

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Nicola Guarino
Regista, autore e ufologo, per non farsi mancare nulla.

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