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De Rossi, operazione simpatia. Ma noi restiamo “Mourinhiani”

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La nuova Roma targata De Rossi è considerata divertente e inoffensiva dal sistema mediatico e di potere che non ha mai visto di buon occhio Mourinho.

De Rossi, operazione simpatia

La Roma, defenestrato Mourinho, si ritrova simpatica. Grandi folate offensive, triangolazioni ariose, sovrapposizioni moderne. Sky TV, il centro informazioni che irradia le tendenze del potere calcistico, si bea di questo rinnovato spettacolo. Una Roma divertente e inoffensiva.

I buontemponi del futurismo calcistico ancora pensano che perdere 1 a 0 o 4 a 2 sia sostanzialmente la stessa cosa, anzi che nel secondo caso si dimostri spavalderia. (Il riferimento è al doppio confronto con l’Inter, la sconfitta mourinhiana del match di andata e quella con De Rossi in panchina al ritorno.)

Le geometrie vanno eseguite senza pressioni, con la mente libera. All’andata e fuori casa, senza sette titolari in campo, la Roma resse per ben 80 minuti prima di incassare un gol per pochissimo non pareggiato da una zuccata di Cristante.

Al ritorno con la rosa al completo si affloscia alla ricerca delle diagonali perfette e incassa arresa due reti in cinque minuti. Però nel primo caso la prestazione fu definita vergognosa, nel secondo omaggiata a reti unificate.

La verità è che la Roma va bene così, quando non dà alcun fastidio, quando si specchia senza pensare alla partita, quando non intralcia gli obiettivi dei manovratori.

Mourinho era un problema perché non concepiva minimamente questo comodo riduzionismo. Teneva i giocatori sulle spine, concentrati in ogni istante. Li responsabilizzava in modo che magari in una semifinale europea potessero resistere sullo 0 a 0 e portare a casa il risultato. Ma la Roma simpatica al risultato non deve pensare mai.

Lo affermano continuamente i menestrelli catodici, tutti affascinati dal “percorso di crescita”. La Roma deve finalmente puntare sui giovani. Dybala e Lukaku rappresentano un peso per la nascita del progetto. De Rossi va confermato comunque, senza guardare troppo alle classifiche perché è così che funziona, le squadre da risultato sono altre.

De Rossi si cala alla perfezione nel ruolo assegnatogli dalla stampa. Nel suo romanismo un po’ cinematografico, un po’ da salotti buoni, ha sempre evidenziato quella rassegnazione fighetta del tifoso della Roma che “è nato per soffrire”.

“Al di là del risultato” però, per la tifoseria della Roma, non vuol dire bearsi di belle sconfitte. Vuol dire lottare contro il sistema calcistico e solo dopo aver contestato, sputato sangue a seguito di palesi ingiustizie, applaudire e sostenere comunque la squadra.

Questa è la natura di questa tifoseria e ogni tifoseria ne possiede una. La Roma contende il potere e lo denuncia: così è stato con Viola e così con Sensi. Mourinho ha incarnato alla perfezione questo sentimento.

De Rossi al contrario normalizza l’ambiente. Lo spegne. Il gol dell’Inter, nettamente in fuorigioco, per lui è regolare. Le proteste contro gli arbitri devono essere soffocate, interiorizzate per produrre densità in area di rigore.

De Rossi normalizza l’ambiente coccolando i suoi pupilli, esaltandoli a parole, cosicché si sentano protetti, anche quando ne prendono quattro. Con chi gli diceva che erano pippe però arrivavano in finale mentre ora entreranno da protagonisti negli highlights di giornata e lì si fermeranno specchiandosi.
Insomma così va il calcio. La Roma ora è simpatica. Godetevela.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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