A Skopje non si va oltre l’1-1: la Macedonia indigesta per Spalletti

Si chiude con un pareggio la prima sulla panchina della Nazionale per Spalletti che, a Skopje, non va oltre l’1-1 contro la Macedonia del Nord: si complica la situazione verso Euro 2024.

Macedonia del Nord- Italia 1-1 (47′ Immobile, 81′ Bardhi)

C’erano le due milanesi in testa, a punteggio pieno e, manco a farla apposta, il match clou della quarta giornata del campionato di Serie A 2023/24 era proprio il derby di Milano. Roba che l’attesa avrebbe sfinito pure le coronarie meglio attrezzate. Invece, zac!, ecco che ad ammosciare quell’attesa è arrivata la pausa delle nazionali, con le partite valide per la qualificazione ai prossimi Europei.

Praticamente ci è stato indotto un coitus interruptus. Anzi, no. Peggio. Perché se quello è “interrotto” giusto il tempo di praticare una propedeutica “estrazione” (attenzione, non fatelo a casa!), il nostro invece non prevede una ripresa delle manovre in tempi ragionevoli. È più, se lo si volesse classificare, un coitus in infinitum. Praticamente viene rimandato a data da destinarsi, ammesso che ce ne sarà una.

Tipo come se foste con la vostra amata e nel momento topico della pugna amorosa, lei ad un certo punto, tra i sospiri lascivi, dirompesse isterica, con il classico “cielo, mio marito!”. A voi non resterebbe che, col cuore in gola, mollare ogni manovra steste praticando in quel momento, prendere armi e bagagli e cercare di svignarvela alla svelta. Oppure nascondervi sotto il letto o nell’armadio, esperienza che ogni fedifrago che si rispetti ha prima o poi fatto.

In un caso o nell’altro, a gambe levate intralciate dai pantaloni alle caviglie e con le scarpe a tracolla, alla faccia della dignità. Scampato il pericolo, e una volta ripresi dalla strizza, non vi resterebbe che trastullarvi nel chiedervi chissà quando potrete concludere quello che avevate iniziato e poi lasciato quasi sulla linea del traguardo. E se la gentil signora, ormai sgamata dal cornuto e per questo da lui molto controllata, potrà mai concedervi la gloria di quegli ultimi cento metri.

Ecco, se si volesse dare figura antropomorfica ad un evento sportivo, in questo caso l’inatteso arrivo del cornuto coinciderebbe con… la Macedonia del Nord. Inopportuni il giusto, graditi manco per niente.

Vecchia conoscenza, quei baldi slavi. Per i pochi che non seguono le vicende della Nazionale, è la squadra che ci ha estromesso dagli ultimi mondiali, battendoci per uno a zero in un disperato quanto inutile spareggio – tanto per noi quanto per loro – dello scorso anno.

Quella volta non si potè contare su una prova d’appello. Eliminati e rimandati, arrivederci. Eventualmente a quattro anni più in là, se tutto va bene. Stavolta la prova d’appello ci sarà, con l’Ucraina, giusto fra tre giorni e non sarà un bel vivere, data l’urgenza e il fatto che ci sono già davanti. Si, perché la Macedonia del Nord ci ha preso un bel gusto a sbatterci in faccia la nostra impotenza.

È stato un pareggio – per uno a uno – giusto, perché gli slavi hanno saputo limitare i danni prendendo un solo gol, hanno saputo aspettare pazientemente che il ritmo degli azzurri scemasse e infine si sono presi il campo, pareggiando con un bel calcio di punizione di Bardhi.

Certo, il calcio del centrocampista è stato forte e ben indirizzato, ma se è finito in rete è stato a causa della dabbenaggine di Donnarumma, che preoccupato di vedere quella palla scavalcare la barriera, ha fatto un passo in più verso il palo coperto.

Quando poi si è accorto che la palla passava nel cono di visuale libero, si è piantato sul suo stesso piede d’appoggio, e infossatosi nel cedevole terreno dello stadio di Skopje, ha potuto solo accennare un goffo tuffo alla sua sinistra.

Ricorsi storici: quella goffaggine l’aveva già palesata in occasione dello spareggio che ci eliminò dalla corsa alla qualificazione mondiale. Non si fosse fatto prendere dall’isteria e avesse mantenuto il sangue freddo che un portiere dovrebbe avere come dote precipua, quella palla gli sarebbe arrivata docile docile tra le manone, con tanti saluti a Bardhi.

Non vorrei infierire sul portierone del PSG, ma mi chiedo per quali meriti Donnarumma è titolare inamovibile della nostra nazionale ormai da più di sei anni. Tra i pali si farà anche valere, forte dei suoi quasi due metri d’altezza, ma è sotto gli occhi di tutti che è completamente incapace della più elementare gestione della palla quando si tratta di manovrarla con l’estremità meno nobili.

Chiaramente, non può essere solo la prestazione del numero uno ad aver generato l’ulteriore giro a vuoto degli azzurri. E neanche può esserlo il cambio di modulo imposto dal nuovo allenatore, il pur bravissimo Spalletti.

Ha messo in campo i suoi ragazzi secondo lo schieramento che ha fatto grande il suo Napoli la scorsa stagione, ed è normale ed umano che si voglia affidare ad un sistema di gioco a lui congeniale. Purtroppo però sono gli interpreti a fare la differenza. Perché tu puoi anche decidere di allestire una piece teatrale per rappresentare il Re Lear, ma se gli interpreti sono dei cani, i fischi saranno il minimo sindacale che ti verrà proiettato dalla platea.

Così il tecnico di Certaldo ha scoperto, suo malgrado, che Immobile non può fare il gioco di Osimhen perché non ne ha né la stazza, né la corsa, né il piede. Il nigeriano è capace da solo di tenere impegnato tutto il pacchetto difensivo avversario, è soverchiante nel gioco aereo, osa il tiro appena può.

Viceversa, Immobile è punta d’area, fatica parecchio a tenere botta allo scontro fisico, il suo colpo di testa è in relazione alla sua altezza. Ha scoperto poi, ma di certo lo sospettava già, che, come nel Napoli, la squadra pencola a sinistra perché il duo Napolitano-Di Lorenzo è molto più controllabile rispetto a quello dell’altro lato, dove ci sono Kvara che punta l’uomo e sa crossare quanto cercare la porta, e Mario Rui, che è un difensore dai piedi molto ben educati ma sa anche tenere la posizione e dare supporto.

Peccato che in nazionale a sinistra si possa contare solo sull’asse Dimarco e Zaccagni: bravi, senz’altro, ma che per esprimersi al meglio hanno bisogno di metri di campo da poter coprire con la loro corsa. Viceversa, contro squadre che si chiudono a riccio, sono loro malgrado destinati alla sterilità.

Così la Macedonia del Nord ha avuto partita facile, le è bastato difendere e non sbracare una volta in svantaggio. Ha aspettato che la condizione fisica degli azzurri scemasse per poi provare a proporsi in attacco. Il calcio di punizione che si spegne a mezza altezza alla sinistra di Donnarumma è solo la sublimazione di quella strategia, i macedoni si erano affacciati nei pressi dell’area di rigore azzurra già un buon numero di volte.

Peccato perché la difesa “verde”, con Bastoni, Mancini e il subentrato Scalvini ha mostrato grande sicurezza, capacità di partecipare al gioco offensivo, attitudine alla costruzione dal basso. Insistere su questi elementi sarà un buon investimento per il futuro.

A centrocampo, tra Tonali e Barella che assicurano copertura ma anche alternative alle trame di gioco, servirebbe un regista-trequartista di peso, carattere, inventiva e pulizia del passaggio. Al momento Cristante e Locatelli non sembrano nemmeno avvicinarsi a questo tipo di identikit.

Incassiamo quindi il risicato pareggio, e la sensazione è che di più non si potesse fare, dato il gioco e gli effettivi.

Vale, come sempre, quella attenuante trita e ritrita che si tira fuori, per convenienza, da quando esistono le qualificazioni a questa o quella competizione internazionale. Ve li snocciolo in ordine sparso: “la Nazionale arriva ai suoi primi appuntamenti in condizioni fisico-atletiche non ottimali”,le squadre che ci incontrano sono avanti nella preparazione”, “il loro campionato è iniziato due settimane prima del nostro”. E vabbè, facciamo che sia vero: non possiamo anche da noi iniziare due settimane prima? Anzi no, quattro settimane prima, così le vinceremmo tutte, a mani basse.

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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