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A Madrid sfrattata con 50 agenti antisommossa Maricarmen Abascal, 87 anni, dopo 71 anni nella stessa casa: il fondo Urbagestión aveva più che triplicato l’affitto rispetto alla sua pensione. Governo e opposizione si accusano a vicenda mentre il decreto sulla casa resta bloccato in Parlamento.
A Madrid sfrattano un’anziana di 87 anni con 50 agenti antisommossa
Ieri, 23 settembre, alle sette e mezza del mattino, la polizia nazionale spagnola ha eseguito lo sfratto di Maricarmen Abascal, ottantasettenne con una disabilità riconosciuta del 50%, dalla casa di via Sáinz de Baranda, nel quartiere del Retiro, dove viveva ininterrottamente da settantuno anni.
È stato il quarto tentativo di sgombero, dopo che i primi tre erano stati bloccati dal Sindacato degli Inquilini di Madrid. Nella notte precedente circa duecento attivisti avevano formato un cordone umano davanti al portone, tra cui figure pubbliche come gli attori Juan Diego Botto e Carlos Bardem e i cantanti Rozalén, Marwán e Ana Belén, ma le forze dell’ordine in tenuta antisommossa li hanno rimossi con la forza, sia in strada sia sulle scale del palazzo.
Alla donna, secondo la ricostruzione dei giornalisti presenti, sono stati concessi trenta minuti per raccogliere gli effetti personali. Le sue condizioni di salute, aggravate dalla tensione dell’operazione, hanno reso necessario portarla fuori dall’edificio in barella. Il Comune di Madrid ha promesso assistenza, ma per ora la donna vive in un alloggio precario presso un parente.
All’origine dello sfratto c’è l’acquisto dell’intero palazzo nel 2018 da parte del fondo di investimento immobiliare Urbagestión, che ha portato il canone mensile di Maricarmen dai 500 euro storici a 2.650, poi ridotti a 1.650 dopo trattativa, comunque più del doppio della pensione della donna, ferma a 1.350 euro.
Una donatrice anonima si era offerta di coprire la differenza tra quanto Maricarmen poteva permettersi e quanto il fondo chiedeva, ma Urbagestión non ha mai risposto all’offerta. Anche un appello per un rinvio di un mese per ragioni umanitarie, presentato dall’avvocata della donna Alejandra Jacinto, ex consigliera comunale di Podemos, è stato respinto. Il Tribunale Supremo spagnolo, dopo una prima sentenza favorevole all’anziana, si era infine pronunciato a favore dell’investitore.
Il caso diventa terreno di scontro politico nazionale
Il presidente del Governo Pedro Sánchez ha definito lo sfratto una «tragedia sociale», indicando come responsabili politici diretti la presidente della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso e il sindaco della capitale José Luis Martínez-Almeida, entrambi del Partito Popolare.
Il ministro Ángel Víctor Torres ha rincarato la dose, attribuendo la colpa a PP, Vox e Junts per aver bocciato in Parlamento il decreto sulla casa che l’esecutivo aveva presentato prima dell’estate e che, secondo il governo, avrebbe potuto impedire situazioni come questa.
Sumar, alleato di governo del PSOE, ha chiesto formalmente che il prossimo Consiglio dei Ministri affronti contemporaneamente il decreto abitativo e l’espropriazione dell’appartamento di Maricarmen. Il Sindacato degli Inquilini, dal canto suo, non ha risparmiato critiche neppure all’esecutivo centrale, denunciando la distanza tra gli annunci di riforma e la realtà di chi si trova concretamente davanti a un fondo che intende procedere.
Un decreto promesso a luglio, ancora fermo mentre un’anziana viene portata via in barella
Quello che questa vicenda mette a nudo, al di là del rimpallo di responsabilità tra partiti che sembra ormai la reazione automatica di ogni forza politica spagnola davanti a un caso mediatico, è la distanza siderale tra il linguaggio delle riforme annunciate e i tempi reali con cui operano i fondi di investimento immobiliare.
Urbagestión ha atteso sette anni dall’acquisto del palazzo per portare a termine lo sfratto, ha rifiutato una copertura privata della differenza di canone offerta da un donatore anonimo, e ha respinto persino una richiesta di rinvio umanitario di trenta giorni per un’anziana disabile. Nel frattempo il decreto governativo che avrebbe potuto rendere questo genere di sfratti più difficile da eseguire resta bloccato in un Congresso frammentato dall’estate scorsa, mentre i ministri si scambiano accuse reciproche in conferenza stampa.
È il paradosso perfetto di una crisi abitativa che tutti i partiti dichiarano di voler risolvere e che nessuno, quando arriva il momento concreto di scegliere tra il diritto alla casa e il diritto di un fondo a massimizzare il proprio rendimento, riesce a fermare in tempo utile. Maricarmen, oggi, non ha più una casa. Il decreto, oggi, non ha ancora una maggioranza.

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