Il mondo va avanti, sarà la storia a raccontare il successo dei vincenti. E i vincenti al momento sono loro, gli emiri. Argentina-Francia ha il loro cappello sopra. Anzi, il Bisht.
Argentina-Francia, per ripulire il tutto.
Contemplando il visto e stravisto di Argentina-Francia, finale dei mondiali di cui si sono appropriati i controversi qatarioti, uno si chiede: ha senso rompersi la schiena a correre, tramare, brigare, scarrocciare per novanta minuti quando poi basta impegnicchiarsi giusto una decina di minuti, magari gli ultimi, e portare a casa il risultato senza troppo tormento?
Si risponda affermativamente al quesito: senso ne ha soprattutto se dall’altra parte c’è l’allenatore Scaloni che all’ottantesimo minuto di una finale di un qualsiasi campionato mondiale, ritenendo di aver già scuoiato l’orso e fatta prevendita della pelliccia, richiama in panchina El Fideo dando così un messaggio distorto e spiazzante ai suoi uomini: “il grosso è fatto, ora remi in barca che la zuppa l’è cotta”.
Quelli ci credono e che fanno? Smettono di giocare, traccheggiano, menano il torrone con la testa già al Cartizze che aspetta in spogliatoio. Il bello è che ci credono pure quelli dall’altra parte che, senza neanche tutta ‘sta convinzione, cominciano a premere che la zuppa l’è cotta pure per loro.
Se poi a lavorar di mestolo ci si mette pure quel peperino di Mbappè ecco che dal lumicino dello 0-2 si passa alla speranzella dell’1-2, più tardi alla convinzione piena e con quella si passa pure la seconda volta ed ecco confezionato il 2-2. “Avrò fatto una mica una vaccata?” si sarà chiesto a quel punto l’allenatore dell’albiceleste, nel mentre che veniva guardato torvo da Messi e compagni con il loro allenatore impegnato a reinstallare la pelliccia sul groppone dell’orso di pocanzi a colpi di sparapunti.
Mica per niente: quel 3-5-2 mascherato da 4-4-2 perché Molina manco sotto tortura rinunciava a stantuffare sulla sua fascia di competenza mantenendo in continue ambasce un cliente mica remissivo come Theo Hernandez aveva incassato il risultato di bloccare le fasce sia di qua che di là. Dove pure si aprisse uno spiraglio c’erano sempre pronti uno tra De Paul e Mac Allister a provvedere. Facile prevedere che Francia morisse d’inedia, a quelle condizioni.

Nell’attesa che si consumasse il de profundis, Enzo Fernandez sciorinava calcio come un veterano, lui che di anni ne ha solo ventuno, e lo dico solo per completare il quadro. A centrocampo, dove succedono le cose importanti, gli interessati di Francia Tchoumeni e Rabiot si limitavano a guardare, ma di tenere palla e completare tre passaggi, neanche a pensarlo.Figuriamoci provare raggiungere Griezmann o peggio, il più lontano Giroud.
Di Maria a sinistra ha folleggiato finchè è stato in campo, in panca chissà. Quando Scaloni ha fatto il micidiale peccato di richiamarlo, Koundè è andato in sollucchero: ha capito dalla sua parte avrebbe finalmente smesso di grandinare.
Il resto è storia, la Francia s’è desta e in un paio di mosse ha rimesso la partita in bilico, che perderla così – senza un briciolo di dignità – sarebbe stato davvero brutto. A braccio, ad occhio e croce, i nostri cugini stanno cordialmente sulle scatole a quasi tutti noi che viviamo al di qua delle Alpi sul momentaneo risultato all’inglese abbiamo esultato che la metà basta. Prematuramente a quanto pare, perché Mbappè non farà stragi con la simpatia ma se lo lasci fare quello se ne approfitta e poi non si scusa, il borioso.
Il rigore non lo procurerà lui, ma Otamendi che con una lingua fuori così per l’affanno della rincorsa, si aggroviglia tra le gambe vorticanti di Kolo Muani, e fa il patatrac. Bravo che sei: prova tu a mantenere il sangue freddo all’81esimo e con due gol sotto. Invece il a Kylian i polsi non tremano, batte il rigore con una tranquillità che manco fosse al campionato della candelora e fa il primo suo gol della serata.
Il secondo lo fa giocando di sponda, che pure il biliardo serve, uccellando Martinez con una palla che non è né troppo forte né troppo angolata. Insomma un po’ se la fa passare per eccesso di preoccupazione e di goffaggine ma malgrado questo più tardi si vedrà assegnare il premio come miglior portiere, boh?
Dubbi: non doveva esserne troppo convinto neppure lui di averlo meritatamente meritato, visto che quel trofeo se lo acconcerà sul bassoventre durante la premiazione. Lascio ad altri le facili, triviali battute.

Va riconosciuto il merito di due squadre che hanno continuato a darsele di santa ragione senza aspettare fino allo spasimo quell’espediente miserevole (dei miracolati e dei miracolanti) che sono i calci di rigori.
L’Argentina infatti ha rotto gli indugi e rimesso in chiaro la situazione ripassando in vantaggio con il solito Messi. A quest’ultimo, non avendo chiuso la questione con Mbappè, gli tocca di vedergli realizzare l’ulteriore pareggio, ancora per rigore a causa di un fallo di braccetto di Montiel.
Montiel è la catastrofe in maglia biancoazzurra, entrato lui al posto del Fideo è cambiata la partita e risultato in negativo. Praticamente peggio della gramigna. Poi però segnerà il rigore decisivo: vienimi ancora a dire che il calcio non è uno sport meraviglioso.
Ammetto di aver sperato fino all’ultimo che una delle due mettesse a segno la zampata finale, invece macchè. Lautaro ha rischiato grosso di non poter mai fare più ritorno in patria, come esule volontario e vita natural durante dopo aver sciaguratamente scialacquato un’occasionissima di segnare con un colpo di testa in piena libertà.
Il tristanzuolo invece, quella fatidica palla l’ha indirizzata verso uno steward che si faceva i fatti suoi dieci metri distante dalla porta francese. Gli è andata ancora bene solo perché Kolo Muani, più sciagurato di lui, al 123esimo, in beata libertà e impegnato nell’uno contro uno con Martinez, deciso di tirare addosso al futuro miglior portiere migliore mondo.
Sui rigori, sulla loro sequenza, su quelli fatti e su quelli sbagliati non spreco che una riga. E’ una soluzione che odio quasi come gli auguri di natale fatti tramite whattsapp. Per quanto mi riguarda la partita è finita al centoventesimo e rotti, della cabala – francamente – me ne infischio.
Nello scontro fra due titani che se le sono date di santa ragione come non ci fosse un domani, vi pare possibile che si debba in ultima analisi affidarne l’esito alla cieca sorte? Ve lo immaginate il combattimento fra Ettore e Achille quando alla fine della pugna, sconvolti dalla fatica e senza nessuno dei due capace di prevalere sull’altro decidessero, per farla finita, di giocarsela a scopetta?
La riffa dei rigori finisce in gloria argentina e con quelli la fine dei mondiali più controversi della storia. Anzi no, di più lo furono quello sotto il fascismo del 1934, o forse quelli della crisi diplomatica tra Italia e Cile nel 62, anzi no, quelli del gol fantasma del 66, magari quelli dei desaparecidos nel 78, o quelli di Italia 90 con le mazzette e le tangenti sulla costruzione degli stadi, probabilmente quelli di USA 94 giocati a temperature ed orari allucinanti e via di questo passo.
Insomma non lamentiamocene troppo: cosa sarà mai se è morta della gente durante la costruzione degli stadi? Cosa sarà mai che gli emiri non guardano con troppa simpatia i più comuni diritti civili? Cosa sarà mai se hanno corrotto fior di funzionari occidentali perché tacessero dei tanti, ragionevoli pareri contrari alla assegnazione della kermesse mondiale?
Il mondo va avanti, sarà la storia a raccontare il successo dei vincenti. E i vincenti al momento sono loro, gli emiri. Nel tardo pomeriggio del 18 dicembre 2022, nello Lusails Stadium a Doha, sul podio a forma di infinito adibito per la consegna della coppa più prestigiosa del mondo calcistico, questa viene sollevata da un giocatore che indossa un tendaggio nero, il Bisht, che occulta la maglia con i colori della sua nazione.
In più, questa si adagia sulle spalle del miglior giocatore del mondo. Noi italiani usiamo dire “mettere il cappello” quando si vuol descrivere la presa di possesso di qualcosa in maniera quasi fraudolenta, di furbizia.
Ecco, il Qatar ha messo firma, cappello e soldi sullo sport e con un solo gesto di è appropriato del gioco più bello del mondo: come andranno le cose in futuro è tutto da vedere. Intanto pare che per l’edizione del 2030 abbia avanzato la sua candidatura l’Arabia Saudita. Scommettiamo che tra otto anni si giocherà lì?
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