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giovedì 19 Maggio 2022
PanPaola Dama: le zone d’ombra nella gestione della pandemia in Italia

Paola Dama: le zone d’ombra nella gestione della pandemia in Italia

Ho conosciuto Paola Dama alla Città della Scienza, l’8 gennaio 2014. Fiera, determinata, scrupolosa nella presentazione della Task Force Pandora, di cui è fondatrice, mi è apparsa come un generale al fianco dei colleghi schierati al suo fianco (epidemiologi, medici, biologi, agronomi, chimici, ingegneri, geologi), nel processo di elaborazione tecnico-scientifica delle forme di inquinamento in Campania, nella caratterizzazione dei siti e nelle possibili, successive forme di bonifica.

Research fellow presso l’University of Sussex in Brighton – UK, Paola ha lavorato molti anni all’University of Chicago Medicine.

A distanza di 4 anni dalla mia precedente intervista sulla Terra dei Fuochi, ho chiesto a Paola Dama di parlare di Covid-19, di green pass, di obbligo vaccinale, da ricercatrice residente in Inghilterra e da mente libera, perché penso che la sua raffinata competenza professionale resti tra le più critiche nel panorama scientifico europeo.

Paola Dama: Covid-19, green pass e obbligo vaccinale

Cosa pensi dell’obbligo vaccinale in Italia per gli over 50?

“Qualsiasi sia la vaccinazione, per renderla obbligatoria deve rispondere a quattro requisiti, così come sono stati descritti dal Prof. Julian Savulescu della Oxford University:

1. c’è una grave minaccia per la salute pubblica
2. il vaccino è sicuro ed efficace
3. la vaccinazione obbligatoria ha un profilo costi/benefici superiore rispetto ad altre alternative
4. il livello di coercizione è proporzionato

Ognuna di queste condizioni deve essere valutata indipendentemente. In merito al Covid-19, se ci riferiamo alla variante Delta, i dati di letteratura ci dicono che bisogna fare una profonda differenza tra giovani ed anziani.

Per quanto riguarda l’obbligatorietà del vaccino, come mi ha suggerito il Prof. Giuseppe Leone, Editor in Chief del Mediterranean Journal of Hematology and Infectious Diseases, sarebbe preferibile raccomandarla solo agli anziani, perché è ampiamente dimostrato che la vaccinazione in questa categoria riduce la mortalità ed i ricoveri di almeno 10 volte, cosa statisticamente non dimostrabile per gli under 40 e ancor di più under 20.

Questo, però, andrebbe accompagnato al risarcimento garantito dallo Stato con un fondo precostituito. Ad ogni modo, per quanto razionalmente dobbiamo ammettere che uno dei fattori di rischio di sviluppare i sintomi gravi della patologia Covid sia la maggiore età, non è saggio, a mio avviso, imporre il vaccino a chi lo teme, tanto che la posizione della comunità scientifica a livello internazionale sull’obbligatorietà del vaccino è ancora controversa.

Sono d’accordo nel dire che è fondamentale mantenere la fiducia delle persone e penso che fino ad ora sia mancata la rassicurazione. Notizie contrastanti, e soprattutto il continuo assillo di numeri e dati, hanno portato in un primo momento ad un clima di terrore e poi, con la campagna vaccinale ed il picco di contagi nelle ondate successive, ad un rifiuto da parte delle persone.

Il dibattito scientifico in Italia è stato veicolato da medici e ricercatori, alcuni sconosciuti prima della pandemia, in veste di imbonitori governativi, mentre sull’altro fronte cialtroni spacciati per scienziati indipendenti hanno cavalcato l’onda del negazionismo, fomentando coloro che ancora nutrivano dubbi.

Tutto questo enfatizzato da una stampa a caccia di scoop e alla ricerca di pubblicazioni scientifiche, senza averne alcuna capacità di interpretazione. Bisogna dire che molte delle pubblicazioni scientifiche purtroppo sono ancora in pre-print, significa che i dati presentati non hanno avuto un controllo da colleghi alla pari.

Non a caso la notizia della nuova variante Deltacron è risultata poi un falso di laboratorio, ma intanto è rimbalzata su tutti i giornali del mondo. Credo quindi fermamente che arrivare all’obbligatorietà del vaccino senza rispondere ai requisiti su menzionati, sia la dimostrazione che qualcosa nella comunicazione scientifica e nelle azioni governative non funziona. Ma su questo l’Europa è allineata.”

In Austria dall’1 febbraio partirà l’obbligo vaccinale per tutti gli over 18. L’obbligo sembra che preveda l’istituzione di un registro dei vaccinati sulla base del quale saranno inviate le lettere di convocazione a tutti i non vaccinati. Il 15 marzo partiranno i controlli e chi dovesse risultare ancora non vaccinato sarà sanzionato con una multa da 600 euro, che verrà annullata se il cittadino decidesse di vaccinarsi. I controlli saranno trimestrali, con sanzioni ripetute ad ogni verifica. Il governo sta valutando pure un bonus da 500 euro per chi riceverà il booster.

“La necessità di vaccinazione sotto i vent’anni non ha senso, sia per la scarsissima patogenicità del virus a questa età, sia per la durata della copertura (4-6 mesi), sia per il fatto che la copertura non previene il contagio.

L’errore fondamentale è stato quello di non ammettere subito che il vaccino riduce significativamente gli effetti dell’infezione, ma non la sua diffusione. In Austria, se si fosse voluto evitare la coercizione, invece di una multa per chi non si vaccina, si sarebbe potuta applicare una tassa corrispondente al presunto maggiore onere finanziario per lo Stato a causa dei ricoveri.

I costi di un paziente malato di Covid sono molto elevati e non trascurabili.”

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L’Italia e l’Austria non sono i soli paesi che hanno assunto posizioni più rigide, sono affiancate da Grecia, Indonesia, Ecuador, Micronesia, Tagikistan, Turkmenistan. L’alto tasso di contagiosità di Omicron sembra aver allarmato meno l’Inghilterra, tanto che Boris Johnson ha dichiarato che il paese “cavalcherà l’ondata di Omicron”. Che testimonianza può portarci dal paese anglosassone?

“Sulle restrizioni e sul green pass l’Inghilterra ha una posizione molto diversa, che io condivido. Gli psicologi dividono la categoria dei no-vax in due gruppi: quelli irriducibili, ostili, convinti e gli indecisi, ovvero coloro che hanno delle reali preoccupazioni.

Nel Regno Unito si è aperto un dialogo con questa seconda categoria: i medici di famiglia si sono prestati ad informare i propri pazienti sui benefici e sugli eventuali rischi del vaccino. Non esistono quindi leggi che impongono il vaccino, in Italia invece oggi se ne contano 10 obbligatori. L’unico vaccino che sia stato mai imposto in Gran Bretagna era quello contro il vaiolo e la legislazione che ne imponeva l’uso è stata abrogata negli anni ’40.

L’ondata dell’Omicron in Inghilterra, che ha portato ad una impennata di casi positivi per la sua capacità di diffusione molto rapida non seguita, però, da casi di ospedalizzazione e di morte rilevanti, ha in un certo modo rassicurato le persone.

L’Omicron, infatti, è stata percepita con una gravità inferiore perchè gli inglesi sono molto più preoccupati dalla gravità della malattia e meno dal livello di infettività del virus. Confermo che arrivano dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra dati che registrano casi di ospedalizzazione più elevati nei bambini, ma comunque non sono gravi.

C’è stata una forte campagna mediatica a favore del booster, ma sempre nei termini di raccomandazione, per cui gli inglesi che non volevano rinunciare alle festività hanno aderito. Ad oggi, alla luce che il rischio di mortalità possa essere passato, parte della spinta a ricorrere al vaccino è stata probabilmente rimossa, tenuto anche conto del fatto che la comunità scientifica è ancora divisa sulla funzione del richiamo.

Non sono d’accordo a farlo ogni 3-4 mesi, così come si sta suggerendo in Italia. Gli psicologi avvertono inoltre che c’è una sorta di reticenza alle nuove varianti. Gli inglesi pensano che oramai è il caso solo di procedere con le loro vite, quello che doveva essere fatto è stato fatto e il Governo ha completamente rimosso ogni restrizione (lunedi, 24 gennaio).”

Cosa pensi del green pass?

“Riguardo l’utilità del green pass bisognerebbe chiedersi se è realmente efficace ed in base a quali criteri. La discussione in tal senso sui possibili risultati deve essere trasparente e inequivocabile per evitare di incoraggiare estremisti e negazionisti di vaccini ad intenderlo come uno strumento di repressione, piuttosto che di liberazione.

Oltretutto le disuguaglianze imposte continuano ad implementare i dubbi e le fratture all’interno della popolazione, tra i vaccinati e i non vaccinati. Come ho spiegato prima, secondo i sociologi e gli psicologi inglesi, l’imposizione della vaccinazione può portare ad una maggiore riluttanza e sfiducia da parte del cittadino.

Ritengo che bisogna lavorare sull’informazione, sulla conoscenza e quindi sulla rassicurazione. Se invece si spinge, facendo sentire alle persone la mancanza di libero arbitrio, questo continuerà a creare lacerazioni. Aggiunto a ciò, dobbiamo considerare che i vaccini non forniscono una copertura completa contro la trasmissione virale, per cui si è lasciato credere che con il green pass si possano erroneamente trascurare i comportamenti che combattono realmente la trasmissione del virus, quali il distanziamento fisico, le mascherine e il lavaggio delle mani.

Dovrebbe dunque essere chiarita la sua funzione: il green pass è un modo per introdurre gradualmente la popolazione all’idea di un regime di vaccinazione obbligatoria o viene utilizzato per frenare i tassi di infezione e riavviare l’economia, proteggendo dal contagio in determinati contesti sociali? Credo che oggi alla diffusione del virus possano contribuire di più i possessori di green pass a cui non è imposto il test rapido di controllo per identificare i casi asintomatici infettivi, che i non vaccinati.”

Riflessioni e osservazioni che puntano i riflettori sulle zone d’ombra nella gestione claudicante della pandemia in Italia. Alla prima drammatica fase non è seguita, come auspicato, una sistematica e capillare azione di assistenza ai cittadini ed i contagiati, in molti casi, continuano ad autogestirsi, travolti da una infodemia ossessiva e deviante. Omicron ha anticipato la sua comparsa, trovando tutti impreparati, nel frequente abbandono da parte delle Aziende Sanitarie Locali e dei medici di base. Intanto le fake news dilagano, i tuttologi spopolano, gli scienziati pronosticano e il paese rimane spaccato, mentre sembra che il tempo si sia fermato.

 

 

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Barbara Giardiello
Barbara Giardiello
Giornalista pubblicista. Dopo una breve esperienza politica assume una posizione di osservatrice, con particolare attenzione verso le pari opportunità.

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