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giovedì 12 Maggio 2022
PolisLa Waterloo del Matteo Salvini pacifista in Polonia

La Waterloo del Matteo Salvini pacifista in Polonia

La visita del Matteo Salvini pacifista in Polonia si è tramutata in uno dei momenti più imbarazzanti della storia del leader leghista. Per la sua missione al confine, il capitano si è affidato a ‘Ripartiamo Onlus’ della giornalista Francesca Chaouqui, finita al centro del caso Vatileaks.

Come nasce il Salvini pacifista

La scena ormai la conoscete tutti: Il sindaco di Przemysl, cittadina della Polonia al confine con l’Ucraina, Wojciech Bakun si presenta a Salvini con la maglietta con il volto di Vladimir Putin e la scritta “armata russa”, che il leader leghista aveva indossato nel 2017 sulla piazza Rossa dove era andato per sostenere lo “zar”. “Ho una cosa che vorrei consegnarle – dice –. Andiamo insieme al confine con questo regalo per far vedere a tutti cosa sta facendo il suo amico Putin al popolo ucraino. Io non la ricevo”.

L’espressione di Salvini fa il giro del web (i tg nazionali si guardano bene invece del mandarlo in onda). Una vera debacle comunicativa.

Ma com’è nata la svolta pacifista di Matteo Salvini? Come sempre accade nella carriera politica del leader leghista, strategia e marketing si mescolano inesorabilmente.

In questo caso l’operazione porta la firma di Francesca Chaouqui, la giornalista 40enne, già commissario delle finanze vaticane, poi al centro del caso Vatileaks.

Salvini, dopo aver provato ad organizzare una missione di pace in Polonia con l’ambasciata italiana, la Caritas e Sant’Egidio che, come dicono in quel di Roma, lo hanno “rimbalzato” , si è rivolto alla ‘Ripartiamo Onlus’.

L’associazione della Chaouqui ha avuto il compito di portare il leader leghista al confine polacco, ma anche di aggiornare l’immagine del capitano appannata dai lunghi mesi di governo, logoranti, sotto l’ombra di draghi e la concorrenza feroce a destra della Meloni.

E dunque Salvini da putiniano e capitano intransigente, l’uomo che difendeva i confini italiani dal pericolo dell’invasione da parte di qualche centinaio di disgraziati denutriti in balia del mediterraneo, è diventato il portatore dei ramoscelli d’ulivo e che invita gli italiani ad ospitare i profughi.

Che si sia trattato o meno di una conversione, rivolgersi direttamente a una società di comunicazione per impegnarsi nel sociale deve essergli sembrato utile anche a rinfrescare la propria immagine.

La onlus della Chaouqui è un ramo della società ‘View point strategy, Azienda internazionale di comunicazione’ fondata nel 2015.

Nella home page del sito si può leggere: “L’associazione Ripartiamo Onlus  intende perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale e culturale all’interno del territorio della Regione Lazio sia a livello nazionale che internazionale, promuovendo iniziative culturali e sociali. La mission è organizzare eventi, spettacoli e manifestazioni culturali che possano rappresentare occasioni di arricchimento per l’intera comunità; collaborare ad attività finalizzate allo sviluppo socio-culturale; sviluppare il dialogo e il confronto tra tutti i cittadini attorno ai valori dell’amicizia e della solidarietà, creando occasioni di dialogo e confronto con particolare attenzione ai giovani e ai loro bisogni”.

Sociale misto a eventi e comunicazione. La collaborazione è iniziata con una Waterloo e, come si suol dire, chi ben comincia…

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