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martedì, Luglio 5, 2022

Vertice BRICS: quel mondo che rifiuta Nato e dollari

Nel summit BRICS ospitato in formato virtuale dalla Cina, il mondo non occidentale immagina un futuro diverso da quello prospettato dalle democrazie “liberal” come reazione alla guerra in Ucraina.

Il vertice fra Brasile, Russia, India, Cina, e Sud Africa, che da soli rappresentano il 40 per cento della popolazione del mondo e il 23 per cento del suo Pil globale, è nn G5 alternativo ai 7 grandi occidentali,.

Ma è anche l’occasione per Putin di uscire dall’isolamento internazionale. Il messaggio che il presidente russo ha voluto inviare al mondo durante il suo intervento al BRICS Business Forum: “No alle sanzioni. No all’espansione della Nato. Sì alla globalizzazione. Sì al dialogo per una ripresa economica guidata dall’innovazione”.

BRICS, la Cina detta la linea

Con Xi Jinping padrone di casa e Putin, anche l’indiano Narendra Modi, il brasiliano Jair Bolsonaro e il sudafricano Cyril Ramaphosa. Il presidente cinese ha aperto il forum  esortando a “cogliere la tendenza dei tempi” e a collaborare per un “futuro luminoso. La tendenza è la globalizzazione e non è possibile tornare indietro nella storia”.

Manifesta l’ostilità nei confronti delle sanzioni imposte alla Russia, “arbitrarie e irresponsabili“, che Xi ha definito “un boomerang» e “un’arma a doppio taglio“. “Politicizzare, strumentalizzare e trasformare in un’arma l’economia mondiale usando la posizione dominante nel sistema finanziario globale per imporre arrogantemente sanzioni finisce solo per colpire gli altri e se stessi, lasciando la gente nel mondo a soffrire”. Tanto da mettere a rischio gli “sforzi degli ultimi decenni per la riduzione della povertà”.

Xi si è scagliato anche contro la logica dei blocchi: “Non si possono espandere le alleanze militari e cercare la propria sicurezza a spese della sicurezza di altri paesi”. Il riferimento è all’Alleanza Atlantica a pochi giorni dalla controversa partecipazione dei leader di Giappone e Corea del Sud al summit della Nato.

Il soccorso economico dei BRICS alla Russia

Secondo il “New York Times”, un’impennata della domanda asiatica di petrolio russo a prezzo scontato sta compensando il numero molto inferiore di barili venduti all’Europa, attenuando gli effetti delle sanzioni occidentali.

La maggior parte del petrolio aggiuntivo è stato destinato a due Paesi: Cina e India. Le importazioni di petrolio di Mosca da parte di Pechino sono aumentate del 28% a maggio rispetto al mese precedente, mentre l’India è passata da acquisti zero a 760.000 barili al giorno. Il greggio viene venduto con un forte ribasso a causa dei rischi associati alle misure punitive imposte alla Russia per l’invasione dell’Ucraina.

Tuttavia, la forte crescita dei prezzi dell’energia ha portato a un aumento delle entrate petrolifere per Mosca, che in maggio ha incassato 1,7 miliardi di dollari in più rispetto ad aprile. Inoltre, il rublo ha consolidato il suo improbabile status di valuta dalle migliori prestazioni al mondo sui mercati monetari, salendo questa settimana a nuovi massimi pluriennali grazie ai guadagni derivanti proprio dalle esportazioni di petrolio e gas.

Putin ha avvisato che i paesi BRICS stanno lavorando alla creazione di una valuta per gli scambi internazionali basata sul paniere delle valute degli stessi paesi. Una sorta di de-dollarizzazione. Un tema a cui, piaccia o non piaccia, sono sensibili in molti.

Putin, la Russia e lo Zar: tre appunti brevi

La valutazione di Lucio Caracciolo

“Sotto il profilo economico, è già ora una guerra mondiale. Non credo a una facile convergenza delle loro agende, ma il rischio è che comincino a costruirsi un loro recinto“, ha commentato il direttore di Limes.

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