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Venezuela, le piazze per Maduro e quello che i media non vogliono vedere

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Le piazze venezuelane – ignorate dai media – mostrano sostegno a Maduro, figlio di lotte sociali ed etniche. Non è innocenza del regime, ma il riflesso di un blocco sociale che ha conquistato diritti e visibilità. L’illusione occidentale ignora le classi, la storia e la realtà.

Venezuela: le piazze e Maduro

Da giorni le strade del Venezuela si riempiono di cortei e manifestazioni che rivendicano il rilascio di Nicolás Maduro, prigioniero negli Stati Uniti dopo il rapimento ad opera delle forze armate USA. Immagini che raramente attraversano le frontiere mediatiche occidentali, come se esistessero solo in un universo parallelo, suggeriscono un paese vivo, diviso e complesso, lontano dalla narrativa monocromatica della stampa mainstream.

Ma cosa raccontano davvero questi cortei? Non si tratta di una celebrazione del regime o di un ritorno miracoloso alla “democrazia bolivariana” senza macchia, quanto piuttosto di un mosaico sociale stratificato, che riflette etnie, classi e storie intrecciate.

Molti commentatori occidentali sembrano incapaci di leggere il dato più evidente: il sostegno popolare verso Maduro non è sinonimo di innocenza del governo né di assenza di repressione. È, piuttosto, la testimonianza di un blocco sociale che, grazie alla rivoluzione bolivariana, ha conquistato una minima visibilità e protezione. Prima di Chávez, migliaia di indigeni venezuelani non possedevano neppure una carta d’identità, simbolo di esclusione sistemica. I benefici concreti — accesso a scuole, ospedali, sindacati e servizi sociali — hanno creato legami profondi con il regime, legami che sfuggono ai manuali di geopolitica occidentale.

La polarizzazione sociale come lente di analisi approfondita

Per comprendere davvero ciò che accade in Venezuela non basta etichettare le manifestazioni come “propaganda” o “inganno”. Ignorare le profonde divisioni sociali ed etniche significa rifiutare la realtà concreta di milioni di cittadini che vivono condizioni di esclusione, precarietà e identità negata da decenni di stagnazione economica e politica.

La Rivoluzione bolivariana, inaugurata da Hugo Chávez alla fine degli anni ’90, ha cercato di costruire un blocco di sostegno sociale radicale attraverso politiche di redistribuzione del reddito petrolifero, programmi di alfabetizzazione, assistenza sanitaria gratuita e “missioni” sociali nelle aree urbane più povere. Questi programmi, pur con limiti e contraddizioni, hanno trasformato la composizione politica del paese e hanno incluso settori marginali precedentemente esclusi dalle reti statali di protezione sociale.

Il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), fondato da Chávez e oggi guidato da Nicolás Maduro, ha mantenuto e ampliato quelle strutture di integrazione politica, consentendo a centinaia di migliaia di lavoratori informali, popolazioni urbano‑povere e periferiche di essere parte di un progetto condiviso che li riconosceva come soggetti politici e non più come soggetti marginali.

Tuttavia, questa inclusione non è stata priva di costi o tensioni interne: la crisi economica, la diminuzione del valore del petrolio e la perdita di capacità d’acquisto hanno eroso progressivamente la qualità dei livelli di vita, trasformando quei “sostenitori” in una base sociale più fragile e meno monolitica di quanto non appaia a un osservatore superficiale.

Dall’altra parte, la middle class venezuelana, un segmento più ampio e radicato di quanto si immagini spesso in Occidente, si è progressivamente impoverita a causa della contrazione economica, dell’inflazione stratosferica e della fuga di capitali e competenze.

Questa classe, più vicina ai modelli occidentali di consumo e partecipazione politica, ha spesso assunto una visione critica nei confronti di ogni forma di controllo statale forte, contribuendo a una polarizzazione estrema. La contrapposizione non è semplicemente tra “popolo” e “regime”, ma tra gruppi sociali con storie divergenti di inclusione, esclusione, aspirazioni e percezioni di giustizia.

Ignorare le dinamiche di classe e identità serve solo a semplificare un fenomeno che è, invece, stratificato e storicamente costruito.

L’illusione occidentale e la realtà di una società in ebollizione

La narrativa dominante dei media occidentali tende a ridurre il Venezuela a una caricatura di dittatura o a una tragedia umanitaria facile da incasellare. In realtà, la situazione è molto più complessa e radicata nei processi storici e sociali interni al paese.

La Legge Fondamentale Bolivariana, l’uso di strumenti come il Carnet de la Patria per l’accesso alle politiche sociali e la costruzione di un blocco politico‑popolare sono stati strumenti per dare voce e diritti materiali a settori che prima erano marginalizzati.

Tuttavia, queste stesse misure sono state criticate dall’opposizione come strumenti di clientelismo politico, evidenziando come le principali tensioni non siano semplicisticamente tra democratici e autoritari, ma tra visioni diverse di cosa significhi partecipazione politica e giustizia sociale.

La frattura sociale si esprime tanto nelle strade quanto nei materiali economici: la crisi dei prezzi del petrolio, la scarsità di beni essenziali e il crollo della produzione petrolifera hanno esacerbato disuguaglianze preesistenti, spingendo ampie fasce della popolazione a sostenere forme di protesta per motivi economici piuttosto che ideologici.

La percezione occidentale di un paese “schiacciato tra politico e autoritario” rischia dunque di perdere di vista il fatto che, dentro il Venezuela, la lotta per il pane quotidiano, per l’accesso alla sanità o per il riconoscimento politico è indissolubilmente intrecciata alla storia delle classi sociali.

Negare la dimensione di classe significa accettare una lettura rassicurante del mondo: quella in cui le categorie sociali sono sparite e ogni conflitto si riduce a un confronto tra buoni e cattivi. Ma esiste una realtà più rovente sotto la superficie: una società in ebollizione, dove le nostalgie per benefici sociali guadagnati e persi si mescolano con l’esperienza concreta di esclusione, impoverimento e identità negata.

Una società in cui l’illusione di una democrazia liberale esterna serve più a coprire la propria miopia politica che a capire le vere fratture che attraversano la vita quotidiana dei venezuelani.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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