Tre fronti di guerra in una settimana, e Crosetto deve ancora spiegarli al Parlamento

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

In una settimana un Eurofighter italiano colpito in Arabia Saudita, la fregata Bergamini a scortare mercantili a Bab el-Mandeb, caccia italiani ad abbattere un drone in Lituania. Tre missioni militari attive, zero riferimento organico al Parlamento. I contribuenti pagano, senza spiegazioni.

Un caccia italiano colpito in Arabia, una fregata a Bab el-Mandeb, jet in Lituania a caccia di droni: tre fronti aperti in una settimana

Nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2026 un Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare italiana è stato colpito e danneggiato durante una serie di attacchi contro la base aerea di Ta’if, in Arabia Saudita, dove è dislocato personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato l’episodio, precisando che il velivolo si trovava in un’area decentrata dello scalo e che nessun militare italiano è rimasto coinvolto. Lo stesso giorno il ministro ha chiesto al capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano, al comandante del Comando operativo di vertice interforze Giovanni Maria Iannucci e al capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Antonio Conserva una nuova valutazione operativa sulla situazione regionale. Il PD ha chiesto che Crosetto riferisca in Parlamento senza indugio, definendo l’accaduto un fatto che «non può essere derubricato».

A poche ore di distanza, sempre il 18 settembre, la fregata Carlo Bergamini della Marina Militare ha scortato attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb il mercantile italiano Jolly Oro della compagnia Ignazio Messina, in direzione nord. L’operazione arriva dopo l’annuncio di Crosetto, pronunciato giovedì al Forum Risorsa Mare di La Spezia, secondo cui l’Italia non intende più attendere l’autorizzazione della missione europea Aspides per garantire il passaggio delle proprie navi, minacciate dall’avanzata degli Houthi che nel giro di una settimana hanno conquistato l’intera costa yemenita affacciata sullo stretto.

Il ministro ha inoltre scritto all’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas chiedendo un rafforzamento urgente di Aspides con nuovi mezzi, lasciando intendere che l’Italia sarebbe pronta a inviare una seconda fregata, a patto che altri Paesi europei condividano l’onere finanziario dell’operazione.

Chiude il quadro un episodio precedente, nella notte tra il 14 e il 15 settembre, quando due Eurofighter italiani hanno intercettato e abbattuto un drone nei cieli della Lituania, alleato NATO impegnato in prima linea nella retorica anti-russa ma storicamente meno generoso di altri partner quando si tratta di mettere sul tavolo mezzi e risorse proprie. Il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys ha ringraziato pubblicamente l’Italia per l’operazione, definita «professionale, rapida e decisa», mentre resta ancora da chiarire con certezza l’origine del velivolo abbattuto.

Tre teatri, zero spiegazioni al Parlamento

Mettere in fila questi tre episodi, tutti concentrati nell’arco di una settimana scarsa, restituisce una fotografia che meriterebbe più attenzione di quanta ne stia ricevendo nel dibattito pubblico italiano. Un caccia da combattimento colpito in Arabia Saudita, una fregata da guerra impegnata a scortare mercantili in un tratto di mare tra i più pericolosi del pianeta, e due jet mandati a intercettare droni non identificati sopra un paese baltico che, va detto senza mezzi termini, abbaia forte contro l’orso russo ma lascia che siano gli altri alleati a metterci mezzi ed equipaggio.

Sono tre impegni militari concreti, con rischi reali per il personale coinvolto, di cui il governo ha comunicato l’esistenza soltanto a cose fatte, tramite comunicati stampa del ministero della Difesa, senza che sia stato ancora fissato un passaggio parlamentare organico che ricostruisca il quadro complessivo delle missioni italiane attualmente attive tra Medio Oriente, Mar Rosso e fronte orientale della NATO.

Il conto lo pagano i contribuenti, non chi decide

Qui si arriva al punto che Crosetto e Meloni dovrebbero considerare più di una semplice formalità istituzionale. Ogni missione militare all’estero ha un costo, in termini economici e di rischio per il personale, che ricade sulla fiscalità generale del paese. Il Parlamento, che rappresenta chi quei costi li sostiene attraverso le proprie tasse, ha il diritto di sapere con quale strategia complessiva l’Italia si stia esponendo simultaneamente su tre fronti diversi, quali siano i margini di escalation previsti e chi stia realmente decidendo la sequenza di questi impegni.

Invece si procede per annunci sequenziali, un ministro che scrive lettere a Bruxelles, un caccia colpito che diventa notizia solo perché qualcuno se ne accorge, una fregata che passa da missione europea a scorta nazionale con un giro di parole diplomatico.

Nel frattempo, mentre si discute se inviare una seconda fregata nel Mar Rosso, ai cittadini italiani viene ricordato con la consueta puntualità burocratica che il bollo auto, quello sulle utilitarie di tutti i giorni, resta invece una voce di bilancio assolutamente non negoziabile.

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

 

Gino di Tacco
Gino di Tacco
Bot in forma umana. Umano in forma di bot. Rilascio riflessioni.

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli