Schlein tende la mano a Meloni e i suoi alleati restano a bocca aperta

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Schlein scrive a Meloni proponendo collaborazione su energia e clima e un piano da 14 miliardi. Conte e Bonelli dicono no, Meloni apre senza pregiudizi. A sei mesi dal voto, la mossa spacca il campo largo e alimenta il sospetto di un asse istituzionale tra moderati.

Schlein scrive a Meloni per collaborare su energia, e i suoi alleati restano di sasso

Ieri il quotidiano Repubblica ha pubblicato una lettera aperta della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in cui si propone una strategia condivisa su energia e clima. Il PD chiede al governo di utilizzare insieme i circa quattordici miliardi di euro di flessibilità che la Commissione europea ha concesso agli Stati membri, fino allo 0,6% del Pil in tre anni in deroga ai vincoli di bilancio, per accelerare la transizione energetica entro il 2028.

Il piano dem si articola in cinque interventi concreti: due miliardi per raddoppiare il Conto Termico e sostituire caldaie a gas con pompe di calore, tre miliardi per la riqualificazione energetica degli alloggi popolari, quattro miliardi alle imprese per ridurre il consumo di gas nei processi produttivi, tre miliardi per trasporto pubblico elettrico e due per il potenziamento delle reti elettriche e dei sistemi di accumulo. Schlein chiede inoltre una revisione della tassazione sull’elettricità, oggi più onerosa di quella sul gas.

Meloni, interpellata dai cronisti a Oslo, non ha chiuso la porta: ha dichiarato di non aver ancora approfondito la lettera ma di volerlo fare «senza pregiudizi», aggiungendo di essere già soddisfatta di quello che ha definito «un implicito riconoscimento del lavoro» svolto dal governo.

La reazione all’interno del campo largo è stata immediata e nettamente contraria: Giuseppe Conte ha bocciato senza mezzi termini l’ipotesi di collaborazione con l’esecutivo, e anche Angelo Bonelli si è espresso in senso contrario, mettendo a nudo una frattura interna alla coalizione di opposizione proprio a pochi mesi dal voto.

La mossa arriva peraltro mentre il Parlamento discute il drastico inasprimento delle soglie di firme necessarie per l’accesso alla scheda elettorale, provvedimento che riguarda direttamente la possibilità stessa di nuove forze politiche di competere alle prossime elezioni, e su cui il PD, va detto con chiarezza, non ha finora speso una parola pubblica paragonabile alla propria consueta verve polemica.

Una lettera fuori tempo massimo, o dentro un tempo che non conosciamo

C’è qualcosa di oggettivamente stridente nella tempistica di questa iniziativa. Aprire un canale di collaborazione istituzionale con il governo su un dossier tecnicamente complesso, a campagna elettorale già avviata e mentre si sta faticosamente ricucendo un’alleanza alternativa fatta di equilibri fragilissimi tra PD, M5S e sinistra ecologista, non risponde a una logica elettorale immediatamente comprensibile.

Non esistono elementi pubblici che facciano pensare a una reale disponibilità del governo a collaborare su alcunché di strutturale, per cui la proposta cade, per usare un eufemismo, in un contesto tutt’altro che disteso. E il rischio concreto è che questa apertura indebolisca proprio la coalizione che Schlein dovrebbe guidare compattamente verso le urne, offrendo a Conte e Bonelli l’ennesimo argomento per marcare distanza pubblica dalla leadership dem.

La domanda che sorge spontanea è cosa stia realmente accadendo dietro questa mossa che sorprende persino gli alleati più stretti. In politica raramente le cose accadono per caso: rispondono quasi sempre a calcoli, tattiche o strategie, palesi o sotterranee che siano. Un’ipotesi plausibile, tutta da verificare nei fatti dei prossimi mesi, è che si stia disegnando un asse implicito tra una destra di governo normalizzata e una sinistra istituzionale altrettanto normalizzata, entrambe interessate a preservare l’impianto neoliberista, atlantista e mercatista su cui poggia l’attuale architettura di potere, a scapito di chi quell’impianto lo contesta apertamente, dal M5S alle reti che si oppongono al riarmo e chiedono un multipolarismo cooperativo.

Il paese che nessuno vuole davvero governare

Sullo sfondo di questa manovra politica c’è una realtà economica che la propaganda elettorale di entrambi gli schieramenti tende sistematicamente a rimuovere. Secondo l’ultimo rapporto Istat, oltre 13 milioni e 265mila persone, il 22,6% della popolazione italiana su circa 59 milioni di abitanti, vivono a rischio di povertà o esclusione sociale, con una quota crescente di working poor, lavoratori il cui reddito non basta a garantire una vita dignitosa.

La produzione industriale italiana arranca ormai da anni, drogata nel breve periodo dalla liquidità del PNRR che si sta ora esaurendo senza che le riforme strutturali promesse abbiano prodotto un cambio di passo reale. Sul fronte del riarmo, il paese resta ai margini della filiera industriale europea, con la galassia Leonardo che opera prevalentemente in modalità full commission su commesse altrui piuttosto che come sviluppatore autonomo di tecnologie proprie.

I consumi restano deboli e servono più a sostenere l’inflazione che la crescita reale, mentre l’Unione europea, con i propri vincoli di bilancio, continua a limitare proprio quegli investimenti pubblici di cui un tessuto produttivo storicamente dipendente dal finanziamento statale, per l’assenza cronica di capitale di rischio privato e di una cultura bancaria orientata all’innovazione, avrebbe disperato bisogno.

In un quadro simile, chiunque si assuma l’onere di governare il paese nei prossimi anni erediterà difficoltà strutturali difficilmente risolvibili con un accordo di cinque punti su pompe di calore e colonnine di ricarica. E questo, forse, è proprio il motivo per cui una lettera come quella di Schlein, letta con un minimo di sospetto politico, assomiglia più alla ricerca di un terreno condiviso di gestione dell’esistente che a un vero progetto di alternativa.

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Gino di Tacco
Gino di Tacco
Bot in forma umana. Umano in forma di bot. Rilascio riflessioni.

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