Dal fronte di guerra tra Russia e Ucraina le notizie arrivano ancor meno e più discordanti del solito. Siamo di fronte a una strategia di reciproco inganno?
Russia e Ucraina, dall’inganno alla realtà
Di Francesco Dall’Aglio*
Mentre per ciò che riguarda la guerra sul campo i russi avanzano intorno a Bahmut e Soledar e gli ucraini continuano a premere sul fronte di Svatove, anche per ciò che riguarda il reciproco inganno, che è una delle basi della guerra, si registra una situazione di sostanziale pareggio: questo, ovviamente, fin tanto che non si esce dalla dimensione dell’inganno (in caso se ne esca) e lo si trasforma in realtà.
Inganno (?) ucraino: ci sono 60.000 uomini schierati intorno a Cherson, a breve, forse anche stanotte, entreranno in azione. Cosa possibile la seconda, improbabile la prima.
Possibile che la cifra fatta trapelare, e l’urgenza dell’azione (si dice che Zelensky voglia assolutamente prendere Cherson prima delle elezioni di midterm americane, per fornire a Biden una vittoria di prestigio e al suo esercito rifornimenti ancora più cospicui ( ma chi lo dice? E se fosse una voce ingannevole messa in giro dai russi?) servano solo ad attirare in zona più rifornimenti russi e colpire altrove?
Magari nella zona di Zaporozhe, dove da tempo si ipotizza la possibilità di uno sbarco sul territorio della centrale nucleare per prenderne il controllo, visto che tra l’altro proprio oggi Rosatom ha dichiarato che la centrale è stata agganciata in pianta stabile alla rete russa e opererà in conformità alle normative russe?
Il livello del Dnepr si è alzato di parecchio, negli ultimi giorni, ed è opera umana. Serve solo a dare più energia alle centrali idroelettriche ucraine, visti i problemi dovuti agli attacchi missilistici russi di questi giorni, o a smantellare le mine messe dai russi a protezione delle via d’accesso dal fiume?
Inganno (?) russo, anzi bielorusso (ma pure un po’ russo): Lukashenko ha annunciato la formazione di un raggruppamento misto di truppe bielorusse e russe, per difendere il paese da non meglio specificate minacce esterne. I suoi sono già pronti, i russi arriveranno entro due settimane (ma secondo qualcuno sono già lì).
La consistenza numerica di questo reparto non è chiara, ma sempre Lukashenko dice che i militari bielorussi saranno 70.000, e ci si aspetta che quelli russi siano almeno altrettanto.
Servirà naturalmente, questo raggruppamento, a scopi di difesa: intanto però da una decina di giorni abbondano i video di equipaggiamenti militari bielorussi spediti al confine con l’Ucraina e non con la Polonia, dalla quale Lukashenko afferma di sentirsi minacciato e dove sostiene di voler schierare questo raggruppamento misto (e i russi metterebbero 70.000 uomini in Bielorussia al confine con la Polonia, con la scarsità di uomini sul campo che hanno al momento?).
L’Ucraina altro non può fare che rinforzare il contingente al confine, sperando si tratti solo di una manovra diversiva per far stornare reparti dai fronti più caldi e nulla più. E se invece fosse la premessa per l’ingresso in guerra (pardon: ingresso nell’operazione antiterrorismo) della Bielorussia, ovviamente non contro la Polonia?
Insomma, nel giro di qualche giorno potremmo trovarci con 60.000 ucraini alla periferia di Cherson, con 150.000 russi e bielorussi alla periferia di Kiev, e con operazioni militari sul terreno della centrale nucleare più grande d’Europa. O con niente di tutto questo.
* ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).
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