Con l’azione militare vincente sul ponte di Kerch il regime di Kiev ha voluto dimostrare che è disposto a riconquistare con le armi “anche” la Crimea, infischiandone delle conseguenze che ne potrebbero derivare.
Il ponte di Kerch e l’irrazionalità di Kiev
Il danneggiamento del ponte sullo stretto di Kerch causato da un camion bomba (posto che si tratti davvero di un camion bomba, dato che secondo l’agenzia ucraina Unian l’esplosione sarebbe stata causata da un camion bomba nel corso di un’operazione speciale dei servizi ucraini) più che un attentato terroristico (nonostante che l’esplosione abbia causato la morte di tre civili – ma pure i missili russi uccidono dei civili) si dovrebbe considerare come un’azione militare con scopi chiaramente politici (questo ponte, del resto, è sia un obiettivo civile sia un obiettivo militare, dato che si tratta di un ponte da cui passano armi e rifornimenti per l’esercito russo che combatte nella zona di Cherson).
D’altronde, è evidente (anche se può darsi che questa azione militare sia da mettere in relazione pure con il compleanno di Putin e con il fatto che sia stato proprio Putin alla guida di un camion ad inaugurare il ponte) che l’obiettivo politico di quest’azione militare fosse quello di colpire il “legame” tra la Crimea a la Federazione Russa.
In altri termini con questa azione militare il regime di Kiev ha voluto dimostrare che è disposto a riconquistare con le armi “anche” la Crimea, infischiandone delle conseguenze che ne potrebbero derivare.
Ed è di questo che ci si dovrebbe soprattutto preoccupare ossia del fatto che il regime di Kiev ormai sembra accecato da una ideologia ultranazionalista che, indipendentemente da ogni critica che si possa fare nei confronti del regime di Putin, si configura come una pericolosa forma di irrazionalismo (geo)politico (come dimostra pure il modo in cui Kiev ha reagito all’assegnazione del premio Nobel per la pace ad una Ong russa, che non è certo filo-putiniana, ma che per Kiev sarebbe da condannare solo perché è russa).

L’Europa imbelle
Dispiace affermarlo, ma a questo punto è inutile sperare che l’Europa possa avere un ruolo geopolitico di qualsivoglia genere, tranne quello di ripetere a pappagallo tutto quel che afferma Radio Kiev. Comunque, secondo Caracciolo, “dietro questa retorica bellicista e imbecille sulla bomba atomica, ci sono negoziati in corso tra Russia e Usa”.
Insomma, ci si deve augurare che in America prevalgano quelle voci – che per fortuna ci sono – che non intendono dare “carta bianca” ai nazionalisti di Kiev, che, esaltati dai loro successi a Kharkiv e Cherson, non hanno più il senso del limite, come del resto , tranne alcune significative eccezioni, giornalisti e accademici europei, che non sanno neppure di che parlano, tanto che, più che di catastrofe nucleare, si dovrebbe parlare di una catastrofe culturale europea.
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