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mercoledì, Agosto 17, 2022

Nemmeno Superman potrebbe far miracoli a Roma, che brucia sindaci e speranze

Nemmeno Superman potrebbe fare miracoli per la capitale. Il problema principale a Roma non è il sindaco ma la macchina amministrativa e il ceto politico diffuso che la difende, copre, usa per scopi elettorali o peggio.

Di Andrea Masala*

Roma brucia sindaci e speranze

Quando il sindaco era Marino io dicevo ai 5s di non fare quell’opposizione becera inseguendo le idiozie interessate dei giornali, gli dicevo di sforzarsi a capire le battaglie giuste che stava facendo a Roma e di mettersi a disposizione per aiutarlo, visto che avevano molto in comune con quello che denunciavano loro.

Invece diedero una mano al PD (al suo lato oscuro diciamo…) e alle destre per farlo fuori. Quel tipo di opposizione becera ritornò in faccia alla Raggi come un boomerang.

Quando il sindaco era Virginia Raggi (in mezzo c’è stato un inutile commissario, ricordiamolo onde evitare facili soluzioni alla prossima) dicevo alla parte sana del pd (quelli che sono stati con Marino fino alla fine e anche dopo) di non fare lo stesso errore dei 5s e di fare una opposizione collaborativa sui punti essenziali cercando continuità con le battaglie di Marino (che anche Raggi, troppo tardi, capì essere fondamentali).

Il PD decide invece di fare opposizione a colpi di foto di cinghiali e monnezza. Che ora, come un boomerang, gli tornano in faccia. Per 5 anni i dirigenti locali del pd romano hanno pensato solo a riprendersi le leve del comando, non hanno organizzato pezzi di società, non hanno elaborato programmi, hanno solo sognato la reconquista a colpi di sputtanamento quotidiano dei 5s (che ci hanno messo tanto impegno per farsi sputtanare facilmente).

Anche stavolta sarebbe idiota fare opposizione becera a Gualtieri, uomo onesto e di valore, più competente ma meno coraggioso e battagliero di Marino e Raggi. Ma la macchina dello sputtanamento è ormai partita: giornalisti interessati o pigri (denunciare è nobile, ma approfondendo, se non è sputtanamento), vip con scarsissimo spessore intellettuale (spesso figli…), fermare gli spruzzi del ventilatore sarà impossibile, nonostante i tanti soldi che arriveranno da Giubileo, Expo, Pnrr, sui quali toccherà vigilare tanto tanto.

Marino si era circondato di collaboratori molto chiusi, Raggi di persone assolutamente incompetenti, Gualtieri di un personale politico del tipo che Fabrizio Barca definì “potere per il potere”. Tre squadre che non hanno funzionato per motivi diversi.

Il problema principale però a Roma non è il sindaco ma la macchina amministrativa (anche i ceti ”produttivi” ma ne parliamo un’altra volta) e il ceto politico diffuso che la difende, copre, usa per scopi elettorali o peggio.

A Roma non funziona più niente. Non solo AMA e ATAC, non funziona assolutamente nulla. Tu puoi avere pure Ayrton Senna (e nessuno degli ultimi sindaci lo è) ma se gli dai una Panda scarburata con le ruote sgonfie, il GP non lo vince.

Una macchina amministrativa solidale coi politici del “potere per il potere” perché l’hanno creata loro e ne condividono gli obiettivi clientelari (leciti e illeciti), capace però di far fallire qualsiasi ipotesi di cambiamento o anche solo di corretta gestione della cosa pubblica.

Perché cambiamento e corretto funzionamento sono il principale nemico di un ceto amministrativo del genere e dei suoi sodali politici del potere per il potere (e dei ceti produttivi estrattivi, il terzo attore della trimurti romana).

Nessuna città europea è ridotta così, non dico Parigi o Berlino, dico Praga o Belgrado, Atene o Riga, Lisbona o Varsavia. Visitare città dell’est Europa per un romano è uno choc. Città di paesi con Pil infinitamente più basso dell’Italia, città assolutamente meno attrattive di Roma, appaiono svizzere per pulizia, funzionamento, opportunità di lavoro, qualità della vita.

Ma se continuiamo a prendercela col sindaco di turno e sperare in quello successivo, stiamo sbagliando. Nessun sindaco in carica è responsabile di questo stato, nessun sindaco futuro potrà cambiarlo.

Bisogna smantellare tutto e ricostruire daccapo. È un problema nazionale, non solo perché Roma è Capitale, ma perché è il centro, quello che accade qui poi accade all’Italia. Anche la tanto celebrata Milano comincia a scricchiolare. Si salvano, comunque soffrendo, i posti che fanno sistema: Emilia, Veneto, Toscana. Il resto declina, stagna, rovina.

Dove trovare risorse in questo violento e totale reset che serve a Roma?
Nel suo ceto dirigente inespresso e represso: le forze intellettuali e sociali. Ricercatori, attivisti, volontari. E, suona strano detto da me, da QUESTA chiesa.

Ricercatori e attivisti a volte vengono chiamati dai politici e dagli amministratori come consulenti, si aprono infiniti tavoli, si ricomincia ogni volta da capo.

Non è questa la strada, sono camere di compensazione. Serve un profilo autonomo (impariamo da QUESTA chiesa), serve farsi dirigenti reali di processi di rinnovamento profondi. Distanti dalla politica romana che tutto cinge in abbraccio mortale (ci sono pezzetti positivi, vanno riconosciuti e coinvolti). Serve riunire quelle economie non estrattive, innovative, sostenibili, che a Roma sopravvivono negli interstizi di una macchina che divora e brucia tutto, che lascia terra bruciata dove passa.

E servono i folli, quelli che vedono dove gli altri non vedono, che aprono dove gli altri non sanno, che muovono ciò che sembra eterno.
Con la retorica delle competenze, della serietà, della stabilità, si stabilizza questa Roma qua.

* Ripreso da Andrea Masala

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