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domenica 23 Gennaio 2022
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Se Roberto Gualtieri ha la forza di dire no a Bettini è un ottimo segnale

Roberto Gualtieri ha cominciato l’opera di pulizia non dalle strade ma dal Palazzo. E non è poco. Non è per niente poco, gliene va dato atto.

Di Gianluca Cicinelli.

Se Roberto Gualtieri dice no a Bettini…

Se fosse vero quanto riportato da indiscrezioni stampa, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri che rifiuta di prendere in considerazione la candidatura suggerita da Goffredo Bettini per l’Auditorium, allora per Roma qualche speranza ci sarebbe.

Non perchè eliminato Bettini dal dietro le quinte della politica romana automaticamente tutto tornerebbe a posto (c’è tutto un fruscio di fondo composto da tanti cavalier serventi del bettinismo che non viene intaccato) ma semplicemente perchè verrebbe finalmente a cadere quella trama di potere e controllo sulla cultura romana che negli ultimi 20 anni e più ha fatto lavorare nella Capitale soltanto gli amici degli amici.

Non significa che ciò che verrà sarà meglio, ma di sicuro il sottobosco bettiniano, in auge negli anni della devastazione di cultura e servizi a Roma (e contemporaneo delle inchieste di corruzione che hanno riguardato esponenti del Pd romano) non detterà più legge. Se poi la legge di Gualtieri sarà meglio o peggio ce lo diranno i fatti successivi al regicidio di Bettini.

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L’ambientazione del regicidio è una Roma che rischia ormai di perdere la sua linea A della metropolitana per molti mesi, che ha già perso l’80% della sua rete tranviaria, che vede la mondezza nelle strade come al tempo della Raggi, che ancora non ha una proposta culturale complessiva, che non fa niente per il problema abitativo dei meno abbienti, la cui economia basata su turismo e ospitalità è in crisi nera.

Sono passati soltanto 60 giorni dall’elezione di Roberto Gualtieri a sindaco, la tentazione di fargli notare l’assenza di un colpo d’occhio differente rispetto alla gestione Raggi sarebbe forte, ma chi conosce Roma sa da prima dell’elezione di Gualtieri che il ritorno del Pd alla guida del governo locale senza l’internamento (simbolico, per carità)  in campi da lavoro dei responsabili di quel partito durante gli ultimi venti anni avrebbe dato il colpo di grazia a una Capitale sempre più in affanno verso i suoi cittadini.

Gualtieri ha cominciato l’opera di pulizia non dalle strade ma dal Palazzo. E non è poco. Non è per niente poco, gliene va dato atto.

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Il rischio adesso è che si scateni una guerra per bande dentro al Pd di Roma contro Gualtieri. Goffredo Bettini oltre che cacicco capitolino è stato l’ideologo a livello nazionale dell’alleanza stretta tra Pd e 5 cosi durante la segreteria di Nicola Zingaretti.

La giunta guidata da quest’ultimo, che le cronache ci descrivono ancora in armonia con Bettini, ha spezzato lo storico odio tra grillini e dem allargandosi ad assessori di M5S. Chi è abituato in politica a giocare di sponda colpendo la palla da un lato per farla finire nel lato opposto e tornare alla base, potrebbe intravedere in questo quadro politico, politicamente sbilanciato tra enti locali, un ricco parco giochi di carognate per mettere i bastoni tra le ruote a chi ha osato metterne in discussione la divinità.

E’ presto per dirlo e può darsi che il senso del bene collettivo alla fine prevalga. Ma è difficile credere che chi ha defenestrato il proprio sindaco per motivi analoghi (al netto degli errori di Ignazio Marino naturalmente) d’improvviso venga fulminato da una crisi di coscienza.

Gualtieri ha però un vantaggio innegabile rispetto a Ignazio Marino. E’ venuto dopo: dopo che le scellerate mosse tutte interne al piccolo habitat dem romano hanno determinato cinque anni di Virginia Raggi, un danno soltanto di poco inferiore a quelli erariali ed etici iniziati con il commissariamento della capitale nel 2015.

Ormai li conosciamo bene i fatti e le persone che hanno messo in ginocchio Roma. Se Gualtieri denunciasse che quelle manovre sono ricominciate troverebbe un’intera città pronta a sostenerlo e a respingere l’attacco.

Non sappiamo se al momento il sindaco di Roma abbia questa forza, ma lui deve sapere che in questo modo recupererebbe persino una parte di quei cittadini che non sono andati a votare due mesi fa pensando che tanto non cambiava niente. Perchè il degrado di Roma ci riguarda tutti, non è un problema interno al Pd, e questa è l’ultima occasione per iniziare la difficile risalita.

La Bottega del Barbieri

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