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venerdì 3 Dicembre 2021
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Verso il ballottaggio: grossi ostacoli per Roberto Gualtieri

Ciò che sfugge a Roberto Gualtieri per il ballottaggio con Michetti è quanto possa stare sulle scatole ai romani il Pd, non il centrosinistra ma proprio il Pd, molto oltre il calcolabile dagli specialisti in sondaggi.

Di Gianluca Cicinelli per La Bottega del Barbieri.

Grossi ostacoli per Roberto Gualtieri

Gualtieri è persona assolutamente distinta dal ceto politico mediocre e ottuso che ha governato e governa da molti anni i dem della Capitale. Parla per lui il lavoro che ha svolto a Bruxelles, la sua formazione saldamente socialdemocratica di ricercatore. Ma il pd romano quello è.

Il 16,38% raccolto stavolta peggiora il 17,19% del 2016, sui numeri c’è poco da discutere, la frattura con la città non si è ricomposta. E a chi dice che hanno capito gli errori del passato va fatta leggere la lista degli aspiranti consiglieri in lizza per Gualtieri, dove sono almeno sei i personaggi che andarono dal notaio per far sloggiare Marino.

Ce ne sono anche un paio che ricevettero finanziamenti per le loro corse elettorali passate dalle cooperative di Buzzi, finanziamenti legali e senza conseguenze giudiziarie va specificato, ma comunque legati a quell’epoca.

Queste però sono annotazioni per addetti ai lavori perchè in realtà il 99% dei votanti non va a fare le pulci ai candidati, ma resta l’astio per il Pd. Un astio che è confluito in buona parte nella lista di Calenda con cui adesso Gualtieri deve risolvere un problema grosso.

Calenda, primo partito a Roma, chiede a Gualtieri, per sostenerlo al ballottaggio, che il candidato dem non imbarchi nessun M5s nella sua giunta se verrà eletto. Una promessa che Gualtieri non può fare, sia perchè alla Regione Lazio guidata da Zingaretti gli M5s sono in giunta con tanto di assessori sia perchè il peso elettorale dei 5 cosi vale quanto quello di Calenda.

D’altra parte però i 5 cosi romani sono da sempre gli “odiatori” ufficiali del Pd in controtendenza nazionale, qui è forte il peso delle ripicche della Raggi e dell’influenza di Di Battista sul partito di Grillo.

Insomma non è affatto scontato che Gualtieri batta Michetti, nonostante i giornali lo trattino già da sindaco, citando la tradizione per cui, tranne che nel 2008 con Alemanno, fin dal 1993 il candidato di centrosinistra è sempre partito con un grosso svantaggio su quello di centrodestra per poi vincere le elezioni.

Va detto poi che se all’inizio la candidatura Michetti aveva tutto l’aspetto di un povero cristo mandato allo sbaraglio per la forza d’inerzia del peso elettorale a Roma di FdI, nel quadro politico attuale totalmente mutato a livello nazionale proprio dalla prima tornata delle amministrative, l’elezione di Michetti diventa l’ultimo filo a cui può aggrapparsi il centrodestra per non affondare del tutto, quindi se la giocheranno alla morte.

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Il loro argomento principale sarà che Gualtieri non è indipendente e risponde ai giochetti politici del Pd, quelli delle sue cento correnti romane e quello dei cento accordi che dovrà fare con Calenda e M5s.

Se Gualtieri riuscirà a non farsi identificare come sindaco del Pd potrebbe farcela, ma dovrà tirare fuori una capacità di autonomia di manovra e un cinismo politico che sembrano lontani dal suo carattere.

Ps il correttore automatico al nome Calenda mi segnala sempre “errore”.

 

L’articolo integrale è su La Bottega del Barbieri.

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