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sabato 14 Maggio 2022
PolisReferendum cannabis: come stanno veramente le cose?

Referendum cannabis: come stanno veramente le cose?

Matteo Mantero smonta punto per punto le argomentazioni con cui Giuliano Amato ha giustificato la decisione di bocciare il referendum sulla legalizzazione della cannabis.

Ricordiamo che il senatore ex Cinquestelle, ora in Potere al popolo, il 31 ottobre 2018 aveva depositato in Senato un disegno di legge per proporre l’eutanasia. Così come il 9 gennaio 2019 aveva presentato un disegno di legge per legalizzare la coltivazione, la lavorazione e la vendita della cannabis e dei suoi derivati.

Referendum cannabis come stanno veramente le cose

Referendum cannabis, meglio legale

Di Matteo Mantero

In queste prime ore dopo la risposta della Corte sono arrivate tante domande sul quesito referendario e proveremo a rispondere a tutte.

Il quesito referendario toccava tre punti del Testo Unico sugli stupefacenti: l’articolo 73 comma 1 (che rimuoveva la parola “coltiva”), l’articolo 73 comma 4 (che rimuoveva le pene detentive da 2 a 6 anni, oggi previste per le condotte legate alla cannabis) e l’articolo 75 comma 1 (che rimuoveva la sanzione amministrativa del ritiro della patente).

Le argomentazioni della Corte hanno riguardato solo il primo punto.

Il Presidente della Corte Giuliano Amato ha sottolineato come il comma 1 dell’articolo 73 faccia riferimento alle tabelle 1 e 3 delle sostanze stupefacenti, che non includono la cannabis, che si trova nella tabella 2. Facendo intendere che questo sia avvenuto per un errore materiale. COSÌ NON È!

Infatti il comma 4 (in cui è presente la cannabis) richiama testualmente le condotte del comma 1, tra le quali è compresa proprio quella della coltivazione.
Appare evidente che i due commi vanno interpretati insieme.

In altre parole abbiamo dovuto fare riferimento al comma 1 perché non si poteva fare altrimenti per decriminalizzare la coltivazione di cannabis, dal momento che i due commi sono legati.

In ogni caso, questa modifica non avrebbe comportato automaticamente la libera produzione di ogni tipo di sostanza.

La parola “coltiva” fa riferimento alle piante: l’unica pianta che è possibile consumare come stupefacente è la cannabis.

Si possono coltivare – certo con grandi difficoltà e in determinate regioni del mondo – papavero e coca ma per consumarle come stupefacenti occorre trasformarle: la “produzione, fabbricazione, estrazione, raffinazione” sarebbero rimaste punite nel comma 1 del 73.

Questo non avrebbe comportato alcuna violazione degli obblighi internazionali.

La scelta di eliminare il solo termine «coltiva» dimostra la nostra intenzione di decriminalizzare soltanto la coltivazione della cannabis, lasciando punite le successive fasi necessarie per consumare le altre sostanze come oppio e coca.

 

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