La discesa in campo ufficiale di Stefano Bonaccini si annuncia come quella di un piccolo Cesare alle prese col suo de bello gallico. Essa accelera i tempi della contesa saltando a piè pari sia la fase introduttiva che intermedia del percorso ‘costituente’. Alea jacta est.
Campus Gallianus: si candida Bonaccini
Di Fausto Anderlini*
Il Pd resta il Pd, un corpo liquido non trasformabile se non in una miscela vieppiù limacciosa, proprio tal quale è oggi il Rubicone. Il primum vivere che si fa beffe di ogni filosofare ed è un vivere secondo la propria natura, cioè un mero sopravvivere tale e quale.
L’uomo di Campogalliano si propone si sfidare come vera sinistra i 5S, e come vero centro i calendorenziani, nel mentre vorrebbe associarli in un ‘campo largo‘ a guida Pd. Una complexio oppositorum da apprendista stregone. La levità suprema del tutto e del contrario di tutto. Vaste programme. Un ma anche e un nè nè che si propone come veltronismo marmorizzato, più grevemente politico e meno pindarico. Come nello stile ‘verace’ del modenese.
Prodotto tardivo e casereccio del ‘partito apparato’ residuato nel Pds l’uomo coi Ray ban è stato bersaniano per inerzia e renziano per opportunistica convinzione. Ha veicolato la socialdemocrazia emiliana nell’alveo renziano della modernizzazione social-liberista ed oggi si appresta a radunare al suo seguito l’innato moderatismo del Pd come restaurazione.
Nel mentre la discesa nell’agone della Schlein dovrebbe costituirne il contro-canto polemico e funzionale. Nell’irresolutezza delle varie sinistre socialiste interne impegnate nella rielaborazione identitaria.
Personaggi minori, laddove Craxi, l’uomo della provvidenza in una crisi analoga, seppe mettere in campo ben altra vis timotica e un corredo filosofico di tutto rispetto. Una eutanasia neanche troppo lenta, una stagnazione nell’irresolutezza di un partito piccolo-medio, o una spettacolare deflagrazione mi sembrano gli unici esiti plausibili. Fasi finali di un esperimento fallito. La de-costituente de-generativa di un corpo mal costituito e peggio rigenerato. Altro che processo costituente.
Per nulla catartico il rito esausto quanto nominalistico delle primarie sembra piuttosto l’ultimo dispaccio al Topkapi del funzionario ottomano di un’isola lontana inviato a un impero defunto a sua insaputa.

* Grazie a Fausto Anderlini
Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
Leggi anche
- Crisi ucraina, l’Europa è cerniera dello scontro di due mondi
- Meloni: “Il terremoto, le cavallette…non è stata colpa mia!”
- Farsa AGCOM: ad elezioni passate denuncia la censura dei TG verso Unione Popolare e Italia Sovrana
- Tabula rasa de-piddinizzata
- La pace è il nemico occulto dell’Occidente
- La bolla social incapace di trasferire la politica dalla società reale a quella virtuale
- Wanna Marchi, il buco nero dell’illusione
- Cartoline da Salò: il nuovo libro di Alexandro Sabetti














