“La strage ispirata dai nemici dei lavoratori”: così i sindacati commentarono immediatamente la strage di Piazza Fontana che causò 17 vittime a cui poi si aggiunse Giuseppe Pinelli assassinato nella questura di Milano durante il depistaggio delle indagini.
Piazza Fontana, 53 anni fa la strage
A cinquantatre anni da Piazza Fontana abbiamo il dovere di ricordare alcune verità che vogliono farci dimenticare.
La prima è che quella strage fu la risposta reazionaria alla straordinaria ondata di lotte e scioperi dell’autunno caldo 1969. Alla riscossa della classe lavoratrice italiana si rispose con la violenza terroristica.
Fu la classe operaia a scioperare, scendere in piazza e sbarrare la strada ai tentativi golpisti salvando la democrazia che aveva conquistato durante la Resistenza.
La seconda è che quella fu una strage anticomunista, contro la forza di una sinistra che era espressione reale della classe lavoratrice e che i fascisti furono strumenti di chi voleva bloccare l’avanzata del PCI e del sindacato di classe.
La terza è che non ci furono solo gli apparati dello stato a tirare le fila della strategia della tensione ma la Nato e gli USA che di quel doppio stato erano il riferimento e i burattinai in base ad accordi che rimangono ancora segreti e che sarebbe ora di rendere pubblici visto che l’Urss non esiste più da trenta anni.
L’anniversario della strage ci ricorda il lato oscuro dell’occidente imperialista che ha seminato bombe e morte nel nostro paese e non ha smesso di farlo con le guerre o con l’uso del terrorismo in Medio oriente e in tutto il mondo. Julian Assange è oggi prigioniero proprio perchè ha rivelato il vero volto delle guerre umanitarie.
La quarta è che la democrazia non è un sport per spettatori, non è qualcosa che c’è ma è un continuo fare per allargare e difendere le libertà e i diritti. Richiede una lotta continua per impedire che sia completamente svuotata e vive solo se le classi lavoratrici e popolari ne fanno uno strumento per difendere i propri interessi e i propri diritti.
La quinta è che la democrazia in Italia (e non solo) non ci è stata regalata da illuminati miliardari, dai padroni delle fabbriche e dei latifondi o dai signori della finanza.
La democrazia è stata una conquista delle classi popolari contro le quali fu scatenata la violenza fascista quando le classi dominanti temevano la forza del socialismo operaio e contadino.
Mentre il grande capitale finanziava Mussolini davanti al tribunale speciale finivano operai, contadini, artigiani, intellettuali. Furono le classi popolari a fare la Resistenza e a imporre una Costituzione avanzata che risulta ancora indigesta alle classi dominanti. Furono nella storia repubblicana le lotte operaie e popolari a imporre ogni avanzata civile e sociale. Contro quell’Italia che scioperava furono messe le bombe.

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