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giovedì, Agosto 11, 2022

Piazza Fontana, 52 anni fa la strage ispirata dai nemici dei lavoratori

“La strage ispirata dai nemici dei lavoratori”: così i sindacati commentarono immediatamente la strage di Piazza Fontana che causò 17 vittime a cui poi si aggiunse Giuseppe Pinelli assassinato nella questura di Milano durante il depistaggio delle indagini.

Piazza Fontana, 52 anni fa la strage

A cinquantadue anni da Piazza Fontana abbiamo il dovere di ricordare alcune verità che vogliono farci dimenticare.

La prima è che quella strage fu la risposta reazionaria alla straordinaria ondata di lotte e scioperi dell’autunno caldo 1969. Alla riscossa della classe lavoratrice italiana si rispose con la violenza terroristica.

Chi oggi conduce la canea contro lo sciopero generale dovrebbe ricordare che allora fu la classe operaia a scioperare, scendere in piazza e sbarrare la strada ai tentativi golpisti salvando la democrazia che aveva conquistato durante la Resistenza.

La seconda è che quella fu una strage anticomunista, contro la forza di una sinistra che era espressione reale della classe lavoratrice e che i fascisti furono strumenti di chi voleva bloccare l’avanzata del PCI e del sindacato di classe.

La terza è che non ci furono solo gli apparati dello stato a tirare le fila della strategia della tensione ma la Nato e gli USA che di quel doppio stato erano il riferimento e i burattinai in base ad accordi che rimangono ancora segreti e che sarebbe ora di rendere pubblici visto che l’Urss non esiste più da trenta anni.

Foto Tusciaweb

L’anniversario della strage ci ricorda il lato oscuro dell’occidente imperialista che ha seminato bombe e morte nel nostro paese e non ha smesso di farlo con le guerre o con l’uso del terrorismo in Medio oriente e in tutto il mondo. Julian Assange è oggi prigioniero proprio perchè ha rivelato il vero volto delle guerre umanitarie.

La quarta è che la democrazia non è un sport per spettatori, non è qualcosa che c’è ma è un continuo fare per allargare e difendere le libertà e i diritti. Richiede una lotta continua per impedire che sia completamente svuotata e vive solo se le classi lavoratrici e popolari ne fanno uno strumento per difendere i propri interessi e i propri diritti.

La quinta è che la democrazia in Italia (e non solo) non ci è stata regalata da illuminati miliardari, dai padroni delle fabbriche e dei latifondi o dai signori della finanza.

La democrazia è stata una conquista delle classi popolari contro le quali fu scatenata la violenza fascista quando le classi dominanti temevano la forza del socialismo operaio e contadino.

Mentre il grande capitale finanziava Mussolini davanti al tribunale speciale finivano operai, contadini, artigiani, intellettuali. Furono le classi popolari a fare la Resistenza e a imporre una Costituzione avanzata che risulta ancora indigesta alle classi dominanti. Furono nella storia repubblicana le lotte operaie e popolari a imporre ogni avanzata civile e sociale.Contro quell’Italia che scioperava furono messe le bombe.

Il miglior modo per ricordare è continuare la lotta. Partecipiamo in massa allo sciopero generale del 16 dicembre.

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Maurizio Acerbo
Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea. Attivista, agitatore culturale. Comunista democratico, libertario e ambientalista. Marxista psichedelico.

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