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giovedì 2 Dicembre 2021
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Manifestare contro il green pass fa felice il governo

Contestare il governo aggregandosi dietro il simbolo del green pass significa essere i suoi migliori alleati, regalandogli l’uso della narrazione.

Manifestare contro il green pass è il regalo più gradito al governo

Le ragioni per contestare questo governo sono innumerevoli, se si esce dalla grancassa mediatica dei peana a SuperMario, il premier che tutta Europa ci “ammira”.

La ragione principale, che nella sua genericità invece racchiude tutti i casi specifici, è che nell’opera mediatrice che deve svolgere socialmente, l’arbitrato quotidiano tra le istanze delle varie anime che compongono la struttura del paese (impresa-lavoro, produttore-consumatore, istituzione-cittadino) programmaticamente sta sempre dalla parte del più forte. Non a caso Mario Draghi riceve le ovazioni da Confindustria.

Ma contestarlo aggregandosi dietro il simbolo del green pass significa essere i suoi migliori alleati. I dubbi sul certificato verde, sul suo uso, su come serva a coprire altre mancanze strutturali dl paese, non solo sono legittimi ma doverosi.

Il punto è che dovrebbero essere elementi di riflessione interni ad un quadro di contestazione generale all’impianto ideologio e politico del governo, non il vessillo da sventolargli davanti perchè così si diventa il suo miglior alleato facendogli due grandi regali: finire abbracciati alla destra più reazionaria e consentendogli l’uso del lessico a proprio piacimento, arma vincente di qualsiasi conflitto nell’epoca delle narrazioni mediatiche.

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L’abbraccio con la destra

C’è poco da dire: quando si organizza una manifestazione bisogna convocarla, chiedere permessi, prevedere un minimo di servizio d’ordine, almeno per il palco. Chi ha fatto tutto questo?

A Roma Forza Nuova era tra i promotori della piazza, assieme alla sigla IoApro, anch’essa orbitante nell’area dell’estrema destra, ed era anche responsabile del servizio d’ordine sul palco.

Hai voglia a fare distinguo, ricordare i tanti partecipanti di sinistra al corteo, l’insegnante che nel suo spezzone cantava Bella ciao. È alla radice che la pianta è già marcia, nonostante i colori dei fiori.

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L’altro regalo al governo, quello più prezioso, è l’uso delle parole nella narrazione mediatica. Se un potere può scegliere l’etichetta da affibbiare al suo avversario ha già vinto.

Da quando il mercato e l’ultraliberismo hanno imposto il loro vocabolario, i diritti, l’equità, parlare di giustizia sociale, di pacifismo, di redistribuzione delle ricchezze, sono diventati argomenti di “estrema sinistra” ed espulsi da qualsiasi narrazione che non sia ben vista.

Scegliendo il green pass come simbolo si è stati facilmente assimilati ai no vax, dipinti come folklore pericoloso (che c’è, sia chiaro, e non va sottovalutato) e ogni istanza legittima cancellata.

L’unico risultato tangibile della manifestazione di sabato, reale, è che ha già fatto fallire, prima ancora che iniziasse, lo sciopero generale dei lavoratori di oggi, 11 ottobre. Un fallimento mediatico, comunicativo, al di la dei numeri effettivi o narrati che ci saranno.

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Perchè parlare di lavoro, delle delocalizzazioni, degli spaventosi aumenti del costo della vita legati alle materie prime, e dunque bollette e benzina in primis, delle autonomie differenziate, delle svendite dei servizi pubblici, delle tematiche legate all’eco-socialismo, è il cuore del problema, e il green pass è un ragionamento tra i tanti in quest’ottica.

Ma parlare dei primi richiede l’impegno e la partecipazione di una collettività, mentre il certificato verde stuzzica il cuore del singolo. E allora così non c’è partita contro qualsiasi potere.

Quale narrazione potrebbe infierire su i “No licenziamenti“, i “No aumenti delle bollette”, i “No delocalizzazioni”?

Invece con l’abbraccio ai Castellino e Fiore, alll’ex generale Pappalardo, ai Red Ronnie e Sgarbi, ai Fusaro, non ci sono Cacciari e Agamben che tengano: il governo è in una botte di ferro.

 

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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