Il compromesso del Consiglio europeo sul petrolio russo è servito a poter raccontare di un accordo sul sesto pacchetto di sanzioni ma le eccezioni sono più delle regole e smontano completamente l’architettura della misura.
Embargo al petrolio russo, farsa dell’UE
Tocca far finta che il mancato accordo sia un obiettivo raggiunto dall’unione Europea. La quasi certezza che le nuove sanzioni avrebbero danneggiato le proprie economie ha spinto diversi paesi a rivedere le proprie posizioni, ufficialmente da parte di alcuni in cambio di qualcosa, ma per i più è stato conveniente nascondersi dietro Orban.
Già, perchè fin da subito il primo ministro ungherese aveva detto di essere contrario perché il suo paese dipende fortemente dal petrolio russo. I funzionari europei hanno provato a sbloccare i negoziati, con esenzioni e compensazioni varie, ma all’Ungheria serve il petrolio e non i soldi, soprattutto se non sai da chi comprarlo e non hai uno sbocco sul mare.
E così il blocco di circa i due terzi del petrolio importato dalla Russia non è valido per tutti. Le eccezioni sono più delle regole. Il compromesso prevede che il blocco riguardi solamente il petrolio russo importato via mare, quindi l’Ungheria che lo riceve tramite oleodotto, potrà ancora importarlo con una “esenzione temporanea”, ma non si sa quanto “temporanea”, non è specificato. Di questa eccezione se ne avvantaggia anche la Germania che ugualmente riceve il greggio via oleodotti e può tirare un sospiro di sollievo grazie all’Ungheria. L’Italia no, ovviamente, è tra i più colpiti visto che importa dal mare.

E non finisce qui perchè Orbán ha ottenuto la possibilità di ricevere petrolio dagli altri stati membri, o di utilizzarne altro importato ugualmente dai paesi che hanno uno sbocco sul mare. Cioè il petrolio via mare è vietato ma non troppo. Basta triangolarlo.
E ancora: gli stati membri avranno sei mesi di tempo per attivare l’embargo ma sono previste altre eccezioni per Bulgaria e Croazia. Dunque, come già detto, scena più che sostanza ma il prezzo del petrolio vola ugualmente.
L’embargo\non-troppo-embargo alle forniture russe di petrolio deciso da Bruxelles ha fatto schizzare ai massimi dall’inizio della guerra il prezzo del Brent, che nelle prime ore di stamane aveva già superato quota 124 dollari per barile, in rialzo dell’1,5 per cento sui prezzi già alti delle ore precedenti.
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