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Elkann porta la Ferrari elettrica al Quirinale, Mattarella applaude. Nel frattempo Stellantis produce in Italia meno auto che nel 1955. Dietro i selfie del Presidente e gli artisti di regime si nasconde la desertificazione del Paese.
Elkann al Quirinale con la Ferrari elettrica: Mattarella riceve chi ha smantellato l’industria italiana
Lunedì 25 maggio John Elkann, presidente di Ferrari SpA, si è presentato al Palazzo del Quirinale accompagnato dal vicepresidente Piero Ferrari e dall’amministratore delegato Benedetto Vigna per mostrare a Sergio Mattarella la Ferrari Luce, prima vettura completamente elettrica del marchio di Maranello.
Mattarella è salito a bordo, Elkann gli ha illustrato il funzionamento del nuovo modello, e a margine dell’incontro il presidente di Ferrari ha dichiarato: «È stato un onore essere ricevuti dal presidente Mattarella al Quirinale. Questo nuovo modello tramanda nel futuro i valori che rendono la Ferrari riconoscibile in tutto il mondo». Applausi, sorrisi, foto istituzionali. Nel frattempo, qualcuno dovrebbe ricordare che nel 2025 la produzione degli stabilimenti italiani di Stellantis — il gruppo che fa capo alla famiglia Elkann-Agnelli attraverso Exor — è scesa ai livelli più bassi da oltre settant’anni. Ma procediamo con ordine, perché il contesto merita di essere messo a fuoco.
I numeri che Elkann non ha portato al Colle
Nei cinque principali stabilimenti italiani di Stellantis sono state assemblate 213.706 auto nel 2025, con una flessione del 24,5% rispetto al 2024, e meno della metà delle unità prodotte nel 2023. Si tratta, certificano i dati Fim-Cisl, del dato più basso dal secondo dopoguerra. Per rendere la cosa concreta: nel 1995 la produzione italiana riconducibile al gruppo Fiat sfiorava 1,4 milioni di veicoli; nel 2015 erano ancora oltre 650.000; oggi sono 213.000. Un salto indietro di settant’anni.
Queste cifre non descrivono un settore in transizione tecnologica: descrivono una dismissione industriale sistematica, condotta nell’arco di decenni con la deliberata cessione o smantellamento di parti decisive del patrimonio produttivo italiano. Magneti Marelli ceduta ai giapponesi di KKR nel 2019. Comau finita a One Equity Partners. Iveco separata e poi svenduta. GEDI — il gruppo editoriale che controllava Repubblica e La Stampa — ceduto. La Fiat stessa trasformata in Stellantis, con sede legale ad Amsterdam e fiscale a Londra, lontano dall’Italia con cui la famiglia ha sempre continuato a presentarsi ogni volta che c’era una cerimonia da fare.
La retorica dei “valori italiani” e il codazzo presidenziale
Elkann ha ringraziato Mattarella per il suo «incondizionato sostegno ai valori che uniscono il nostro Paese». È una frase che meriterebbe un’analisi sintattica approfondita. Quali valori, esattamente? Quelli di una famiglia che ha svuotato progressivamente l’industria italiana trasferendone il centro di gravità all’estero, che ha assistito al dimezzamento della forza lavoro negli stabilimenti nazionali, e che si presenta al Quirinale con un’auto elettrica di lusso — probabilmente costruita con componentistica non italiana — a ricevere la benedizione istituzionale del Capo dello Stato?
La Ferrari Luce, per inciso, è esteticamente discutibile: l’estetica sembra ispirata a certi modelli tedeschi, Audi e Porsche in prima fila, con quel frontale anonimo che sulla Rossa fa un effetto straniante. Il nome, “Luce”, è il tipo di scelta nominale che si fa quando non si sa bene cos’altro dire.
L’incontro al Quirinale va però letto anche all’interno di un quadro più ampio. Da quando la grazia a Nicole Minetti ha riposizionato il dibattito su Mattarella — trasformando il Presidente in protagonista suo malgrado di un giallo istituzionale — il network informale costruito intorno al Colle ha prodotto una sequenza di eventi e ospiti degna di uno studio di comunicazione professionale. A Venezia, nel 2025, Paolo Sorrentino — il cui film La Grazia si è ispirato esplicitamente alla grazia concessa da Mattarella a un uomo che aveva ucciso la moglie malata di Alzheimer, definendola «un formidabile motore narrativo» — aveva già contribuito, involontariamente o no, a costruire un’aura quirinalizia. Seguono, nell’ordine: la cerimonia SIAE con cento artisti selezionati con cura, Gianna Nannini con il suo bacetto presidenziale, Zoro, Ligabue. E ora John Elkann con la Ferrari elettrica. Un rebranding presidenziale condotto con gli strumenti della società dello spettacolo.
Il punto politico, però, è brutalmente semplice. Il Presidente della Repubblica ha accolto con calore istituzionale il massimo rappresentante di una famiglia che è tra i principali responsabili della deindustrializzazione italiana. Non è una provocazione: è un dato.
Il report drammatico della Fim-Cisl sui dati 2025 è uscito a gennaio, con le produzioni dimezzate rispetto al 2023 e l’obiettivo del milione di veicoli — promesso dal ministro Urso nel 2023 — ridotto a una barzelletta. Quei numeri sono connessi alla povertà assoluta raddoppiata in Italia nell’ultimo decennio, alla stagnazione dei salari, alla regressione dei servizi pubblici.
Sono numeri da paese uscito sconfitto da qualcosa. La Ferrari Luce, nel cortile del Quirinale, è una bella cartolina. Il resto è la realtà.

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