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sabato 14 Maggio 2022
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Mattarella bis, quando i rottamatori chiedono ai rottamati di salvarli

La generazione dei rottamatori che doveva mandare a casa i grandi vecchi della politica, è tornata in ginocchio a chiedere ai grandi vecchi di restare, per la propria manifesta incapacità.

I rottamatori chiedono ai rottamati di salvarli

Sergio Mattarella è stato rieletto presidente della Repubblica con 759 voti, il maggior numero di preferenze dopo Sandro Pertini. “I giorni difficili per la grave emergenza sanitaria, economica e sociale richiamano al senso di responsabilità” che impone “di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati“, che prevalgono “su altre considerazioni e su prospettive personali differenti“, ha detto dopo la sua rielezione.

“La rielezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica è una splendida notizia per gli italiani. Sono grato al Presidente per la sua scelta di assecondare la fortissima volontà del Parlamento di rieleggerlo per un secondo mandato”, ha dichiarato il presidente del Consiglio, Mario Draghi.

La legislatura nata con l’accordo del “nuovo che avanzava” con l’accordo tra il ruggente Movimento Cinque Stelle e la Lega del Capitano Salvini, passata per varie traversie e cambi di maggioranza fino al “governo dei migliori”, si chiude con Mattarella Presidente della Repubblica, Draghi Premier e Amato Presidente della Consulta.

La generazione che doveva rottamare i grandi vecchi della politica, è tornata in ginocchio a chiedere ai grandi vecchi di restare, per la propria manifesta incapacità.

La grande debacle è quella dei Salvini e dei Conte che si sono ritrovati a invocare Mattarella, cioè uno dei massimi simboli della continuità di quel sistema che volevano rottamare. Ma la memoria non è il pezzo forte di questo paese.

Ma se Conte, alla fine, dimostra che il suo apprendistato politico è ancora lungo, è Salvini che lascia del tutto stupefatti per la totale insipenza politica mostrata. Se non c’è da urlare a bersagli facili sui social, gridare al lupo al lupo su invasioni immaginarie dal mare, il capitano sparisce dalla scena.

Salvini manda a monte qualsiasi ragionamento politico, qualsiasi analisi delle strategie. Va un po meglio a Letta, ma solo per l’innato immobilismo che alla fine anche non volendo gli fa portare a casa qualcosa.

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Analizzando quanto successo nel corso della settimana, il leader del PD, ospite alla RAi a Mezz’ora in più, ha spiegato che quando è partito il confronto “sul tavolo ci sono stati vari nomi, oltre a quello di Mattarella che aveva cominciato a prendere piede: Amato a cui faccio i complimento per la presidenza della Corte costituzionale, Casini, Cartabia, Severino, Belloni. Tutti i nomi sui quali ciascuno avrebbe dovuto nei suoi gruppi fare delle verifiche per capire se ci fossero possibilità di un’intesa“. “Poi dopo quello che è successo mediaticamente” con le dichiarazioni di Salvini e Conte “la discussione si è bloccata e si è reso evidente che Mattarella era l’unica soluzione“.

Chi ha capito veramente come vanno le cose è  il neodemocristiano Di Maio, che si riconverte in erede del sistema facendo dimenticare tutto il suo recente passato.

A pensarci bene il regista occulto di queste elezioni è stato il René Ferretti della serie Boris: “Apri tutto e smarmella!”.

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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