La notizia è che Spotify perde 4 miliardi in borsa in tre giorni dopo la cancellazione di Neil Young e Joni Mitchell (altro che 40 euro al mese).
The great Spotify swindle
La faccenda è fumosa in maniera sospetta, ma, guardando i miei stats, sono quasi certo che il compenso per gli stream della versione free sia uguale a quello della premium ed è piuttosto ovvio, perché le piattaforme non possono fare stream senza pagare gli artisti anche se gli stream sono gratuiti per l’ascoltatore e questa è la causa della pazzesca distorsione del mercato che stiamo vivendo, perché la maggior parte delle vendite (tot stream equivalgono a una presunta vendita) risulta fatta da chi non caccia neanche un centesimo per la musica.
Oltre il 60% degli account sono gratuiti e tutto, ma proprio tutto mi lascia pensare che la stragrande maggioranza degli stream provengano da questi account, perché i maggiori streamer sono gli under venti (che arrivano fino ai seienni) che mai e poi mai pagherebbero per la musica.
E, come è ovvio, Spotify è perennemente in perdita, come da tabella.
Nel 2020 ha perso 581 milioni di euro e in altri anni ha fatto pure peggio, ma ha comunque ripartito lauti dividendi e ancor più lauti stipendi alla dirigenza.

Questa, a casa mia, si chiama truffa, ed è probabile che questa sia la più grande truffa di tutti i tempi ai danni dei musicisti e dei fornitori di servizi alla piattaforma. Una truffa che è arrivata al punto di distruggere tutto l’ecoambiente musicale globale. Come fa questa cosa a non esplodere?

Inoltre, a tutti gli “sboroni” del liberismo che sbeffeggiavano Neil Young e i suoi presunti 40 euro al mese di streaming (che in realtà sono 600.000 dollari all’anno) comunichiamo che Spotify ha perso 4 miliardi in borsa per l’abbandono di Neil e anche Joni.

Una cifra folle, che può solo voler dire che è prevista l’esplosione della bolla dello streaming.
Se Dio vuole è l’inizio della fine.
Spero che mi paghino i 3 euro che mi devono prima.
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