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Con l’aggravarsi del del conflitto israelo-palestinese, il commissario europeo Thierry Breton è intervenuto ufficialmente presso Elon Musk per sollecitare interventi di controllo e censura sulla “disinformazione” su X.
L’UE mette sotto inchiesta i social: disinformazione a targhe alterne
Il Digital Services Act approvato dall’Unione Europea nel 2022 è il primo intervento legislativo che istituzionalizza la censura sulle piattaforme mediatiche europee.
Le grandi piattaforme online sono soggette a requisiti sulla valutazione indipendente e annuale dei rischi sistemici di disinformazione, contenuti ingannevoli, violazione dei diritti fondamentali dei cittadini e violenza di genere e minorile. Le violazioni del regolamento possono comportare multe fino al sei per cento del fatturato globale e sono sorvegliate dalle autorità nazionali.
E così l’UE ha chiesto a META di rimuovere dalle loro piattaforme tutti i contenuti ritenuti “disinformazione”, pena sanzioni fino al 6% del fatturato mondiale.
E non è finita perchè, con l’aggravarsi del del conflitto israelo-palestinese, il commissario europeo Thierry Breton è intervenuto ufficialmente presso Elon Musk per sollecitare interventi di controllo e censura sulla “disinformazione” su X (l’ex Twitter).
La notizia è arrivata direttamente dal commissario per il Mercato interno che ha postato su X la lettera della Commissione che chiede un resoconto sulla trasparenza e lo sforzo nella lotta alla disinformazione entro 24 ore.
La risposta è stata pubblicata sempre su X dall’amministratore delegato Linda Yaccarino e, secondo la lettera della Commissione, verrà inclusa in un dossier che valuterà la conformità del social DSA. Musk avrà ora tempo fino al 18 ottobre per spiegare se e come è stato attivato un protocollo anti disinformazione, come previsto dal DSA.
La lettera di Breton apre con: “Dopo gli attacchi terroristici di Hamas contro Israele, abbiamo indicazioni che la piattaforma [X] è usata per diffondere contenuti illegali e disinformazione nell’Unione Europea. Ti ricordo che la legge sui servizi digitali prevede obblighi ben precisi in merito alla moderazione dei contenuti”. E quindi viene richiesto di “mettere in atto misure di mitigazione proporzionate ed efficaci per affrontare i rischi per la sicurezza pubblica derivanti dalla disinformazione” e di “garantire con urgenza che i sistemi siano efficaci”.
Elon Musk ha risposto sarcasticamente, sempre su X ,chiedendo di elencare le eventuali violazioni e concludendo con “merci beaucoup”: “La nostra politica è che tutto sia open source e trasparente, un approccio che so che l’UE sostiene. Ti preghiamo di elencare le violazioni a cui alludi su X, in modo che il pubblico possa vederle”.
Il commissario Breton ha risposto senza elencare le violazioni, ma aggiungendo che sta ad X dimostrare che “mantiene la parola”: “Siete ben consapevoli delle segnalazioni dei vostri utenti e delle autorità sui contenuti falsi e sull’esaltazione della violenza. Sta a te dimostrare che mantieni la parola. Il mio team rimane a vostra disposizione per garantire la conformità ai DSA, che l’UE continuerà a far rispettare rigorosamente”.
Inutile sottolineare che ciò che riceve lo stigma di “disinformazione” e “fake news” sono sempre soltanto le tesi che deragliano dalla narrativa corrente, e il controllo sulle agenzie di “fact-checkers indipendenti” garantisce che vengano continuamente attenzionate e bloccate tutte le difformità.

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