L’UE attraverso le parole di Thierry Breton, ha chiesto una transizione verso un’economia di guerra. Con conseguenza pesanti su intere filiere, imprese e famiglie.
Thierry Breton chiede transizione a economia di guerra
L’UE dovrebbe entrare in modalità economia di guerra, ha affermato giovedì il commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton, come già aveva fatto in occasioni precedenti.
Secondo Breton, la Commissione europea è pronta ad accelerare gli appalti pubblici di armi e rimuovere “qualsiasi barriera normativa” all’orario di lavoro in relazione all’industria delle armi.
Questo sdoganamento dell’idea di “economia di guerra” – che ormai trova spazio sui tavoli internazionali, ci porta sempre più al punto di non ritorno.
L’economia di guerra, per ribadirlo in maniera semplice, è l’adeguamento di un intero sistema produttivo nazionale allo sforzo bellico. La definizione può comprendere diversi aspetti che vanno dall’industria all’energia fino alla composizione della spesa e dei consumi.
Questo trasforma completamente l’organizzazione di uno Stato, facendo del conflitto, degli armamenti e del mantenimento dell’esercito le priorità assolute. In questo caso lo sforzo “comune” è sovranazionale.
E, ovviamente, nelle differenti situazioni degli stati europei, l’avvicinamento a un’economia di guerra implica una differente gestione delle risorse.
Tutto questo si traduce nella prospettiva di un rallentamento economico che già da mesi si va concretizzando con il rischio della cosiddetta stagflazione: economia stagnante e forte inflazione. Una miscela che pesa su intere filiere, imprese e famiglie.
E a questo si aggiunge anche la retorica dei sacrifici per sostenere l’economia di guerra in nome della libertà e dei valori dell’occidente, come abbiamo visto, perorata in maniera goffa in primis dall’ex premier Draghi, e senza alcuna differenza dall’attuale Governo Meloni, e a pioggia dalla solita compagnia di giro nei talk e sui social, è la rappresentazione tangibile del classismo nella nostra società.
Come l’indimenticabile (è un eufemismo) performance di Paolo Mieli che con disgusto ci diceva che le bollette non valgono la libertà, fino all’appello ai sacrifici che fece Nadia Urbinati. Tutto questo, ricordiamo sempre, segnala il
il solco che separa chi con le bollette triplicate va a cena una volta in meno e chi non arriva fine mese.

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