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martedì 17 Maggio 2022
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Licenziamento per sopravvenuta inidoneità: onere della prova

Cassazione: in caso di licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla mansione, è onere del datore provare l’inesistenza di posizioni cui poter adibire il dipendente.

Licenziamento per sopravvenuta inidoneità

L’art. 42 del D.Lgs. 81/2008 prescrive che il lavoratore divenuto inabile alle mansioni specifiche, dove fosse possibile, può essere assegnato a mansioni equivalenti o inferiori.

Per sopravvenuta infermità del lavoratore, intendiamo la sua inidoneità a svolgere le mansioni per le quali è stato assunto (es: causata da un infortunio). Tale ultima fattispecie si delinea come un’ipotesi distinta dalla malattia che ha carattere (spesso) temporaneo.

L’infortunio si distingue per essere permanente o con una durata temporale indeterminata o quantomeno indeterminabile. L’inidoneità del dipendente a svolgere le mansioni determina un’impossibilità della prestazione lavorativa che può comportare la risoluzione del rapporto di lavoro.

Quando si parla di idoneità alla mansione si fa riferimento al giudizio che viene emesso dal medico competente dopo aver sottoposto il lavoratore ad una visita di controllo. Lo scopo della sorveglianza sanitaria è, infatti, verificare che il dipendente sia idoneo a svolgere il lavoro per cui è stato impiegato.

In capo al datore di lavoro sussiste il c.d. obbligo di repèchage, inteso come possibilità di collocare il dipendente presso un altro reparto o di adibirlo ad altre e diverse mansioni, incluse quelle inferiori che il lavoratore si sia detto disponibile a svolgere.

La ricerca della migliore collocazione del lavoratore inabile va inquadrata anche nell’osservanza dei principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del rapporto contrattuale. Prima di poter licenziare un lavoratore in conseguenza di una sopravvenuta inidoneità alle mansioni, dunque, il datore di lavoro deve necessariamente dimostrare la sua impossibilità di utilizzo in un altro settore aziendale.

Questo è quanto ribadito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9158 del 21.03.2022. I Giudici di Legittimità affermano che in caso di licenziamento per inidoneità sopravvenuta alla mansione, è onere del datore provare l’inesistenza di posizioni (anche inerenti a qualifiche inferiori) cui poter adibire il dipendete.

Il principio evidenziato spinge all’individuazione delle misure concrete per salvaguardare l’occupazione del lavoratore divenuto inidoneo e riafferma alcune delicate questioni circa l’applicabilità dei principi in materia di discriminazioni per disabilità (direttiva 2000/78/Ce).

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Giuseppe Pennone
Giuseppe Pennone
Giuslavorista napoletano, appassionato di pittura, ha collaborato con numerose riviste ed associazioni culturali in qualità di esperto di tematiche sociali quali lavoro, diritti negati e ambiente.

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