La democrazia secondo von der Leyen

Ursula von der Leyen, quando annuncia l’utilizzo di strumenti per limitare la sovranità popolare, non indica una recrudescenza delle interdizioni comunitarie o una volontà irredenta tesa a colpire gli avversari politici. In realtà descrive compiutamente il meccanismo di funzionamento posto alla base del sistema sovranazionale.

Von der Leyen e la democrazia

Il sistema sovranazionale è quel marchingegno composto da vincoli, raccomandazioni, norme di diritto commerciale fu congegnato anni or sono da un manipolo di economisti, poco inclini nello studiare numeri e saggi di profitto ma ben più preoccupati dall’espansione della democrazia e dello statalismo nel secondo dopoguerra.

Il libero mercato doveva rendersi Costituzione. Il libero commercio equipararsi a un diritto umanitario. Per questo Amazon e la Nike sono così sensibili ai diritti umani mentre schiavizzano i lavoratori.

I vari filosofi di mercato, premiati dagli anni ’70 in poi con preziosi premi Nobel, non provenivano da Chicago e dintorni, o meglio era a Chicago che si guardava con ammirazione ad essi. Difatti erano tutti europei. Loro studiarono pervicacemente le modalità per rendere la democrazia un orpello e una pratica ornamentale. Il fine era abbattere le Costituzioni e l’irrazionalità keynesiana e impedire che le de-colonizzazioni riempissero di democrazia gli organismi internazionali.

Non agognavano un ritorno allo stato minimo della mano invisibile. Errore che ancora oggi qualche antagonista compie nel legittimo esercizio di critica. Ma concepirono, nero su bianco, un totalitarismo liberale.

Röpke, uno dei loro Maestri, ispiratore principale del moderato Mario Monti, auspicava l’utilizzo del voto ponderato. Per censo. Così per rendere le cose più leggibili agli occhi di chi non conosce l’evoluzione dell’ideologia neo-liberale.

La strada che percorsero per affermare le loro teorie fu quella del diritto. Non della teoria economica. Il diritto internazionale immiseriva le funzioni costituzionali degli Stati che ancora legittimavano il conflitto di classe. E rendeva il libero mercato un’istituzione.

Plasmarono in senso reazionario il Trattato di Roma del 1957, inasprirono i vincoli con Maastricht nel 1992 e resero la loro dottrina pensiero unico con la fondazione del WTO nel 1995.

Le loro parole sono spacciate per progressismo solo perché oggi quest’ultimo è confuso, soprattutto a sinistra, con una rigenerazione evoluzionista dell’individuo. Che ha l’obbligo morale di concorrere nel mercato. Ma celano il più bieco conservatorismo classista.

Von der Leyen esplicita candidamente quella che è la concezione della democrazia in Occidente. Che non vuole sconfiggere le destre. Ma negare a qualsiasi refolo socialista il diritto di parola.

Paolo Maddalena Le parole della von der Leyen confermano solo guerra e sacrifici per i popoli

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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