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martedì 17 Maggio 2022
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Maastricht 30 anni dopo: niente da festeggiare

Il 7 febbraio del 1992 i 12 paesi che componevano la Comunità Europea firmavano il Trattato di Mastricht e tutti i mali originari continuano oggi ad amplificare i danni.

Di Giorgio Cremaschi.

Maastricht 30 anni dopo

Trent’anni fa, il 7 febbraio del 1992 , i dodici paesi che allora componevano la Comunità Europea firmavano il Trattato di Maastricht, cioè il patto che avrebbe definito le regole ed i vincoli della futura Unione Europea. Per l’Italia firmarono il governo Andreotti, con i suoi ministri Carli e De Michelis, e il Presidente della Repubblica Cossiga.

Quel testo era un prodotto diretto della controrivoluzione liberista e del crollo dell’Unione Sovietica, cioè conteneva come principi fondanti l’esaltazione della competitività capitalista e del dominio del mercato e degli affari sul sociale.

Come abbiamo imparato a nostre spese, la costruzione europea aveva come pilastri i vincoli del 3% nel deficit pubblico e del 60% nel debito complessivo, il divieto dell’intervento pubblico nell’economia, le privatizzazioni, le delocalizzazioni, la concorrenza al ribasso dei sistemi fiscali e conseguentemente di quelli sociali. Cioè le linee guida del Trattato di Mastricht erano l’esatto opposto dei principi sociali della nostra Costituzione.

Che, come avrebbe scritto nel 2013 la banca Morgan, era frutto della vittoria sul fascismo e quindi ispirata anche a principi socialisti . Invece la costituzione di Maastricht era ispirata dal capitalismo trionfante sul socialismo reale e dalla politica di potenza e competizione reciproca di Francia e Germania.

Si racconta che i governanti italiani e di altri paesi più deboli avessero chiesto di inserire nel Trattato anche dei vincoli sociali, ad esempio il tasso di disoccupazione; ma il governo conservatore tedesco, con l’appoggio di quello socialista francese che non voleva apparire meno forte nel rigore, rifiutò fermamente ogni proposta in tal senso.

Così alla fine il Trattato nacque con il massimo di rigidità nei vincoli economici e finanziari e con la piena flessibilità di tutti i principi sociali. Era un trattato di destra che nasceva dalla svolta a destra europea e mondiale.

Le forze socialdemocratiche, che avevano creduto di potersi rilanciare proprio dal crollo del sistema sovietico, furono costrette a diventare forze liberali o a perdere il governo.

Già nello stesso 1992 gli effetti del Trattato si sentirono immediatamente sulla politica sociale italiana . La speculazione sulle monete che iniziavano il percorso che avrebbe portato all’euro e che prefigurava quella attuale sullo spread, portò ad una crisi alla quale il governo di Giuliano Amato reagì con misure sociali feroci.

L’abolizione della scala mobile dei salari e il blocco di tutti i contratti di lavoro, tagli enormi alla spesa sociale, l’avvio delle privatizzazioni, un prelievo indifferenziato dai conti bancari, furono le misure prese nel Luglio del 1992.

Un primo passo in una catena di interventi brutali ai danni dei lavoratori e dei poveri e a favore dei ricchi e delle imprese, che avrebbero percorso tutti gli anni di Maastricht, da Amato a Monti, da Berlusconi a Prodi a Renzi, con il “tecnico” Draghi sempre dietro le quinte.

Tutta la grande borghesia di ogni paese fu subito europeista. Con il Trattato del 1992 le rivendicazione storiche delle confindustrie di ogni paese diventavano legge europea. Finalmente i padroni ed i loro politici, quando pretendevano di aumentare i profitti e diminuire i salari e i diritti sociali, potevano dire : lo vuole l’Europa.

Nel 1992 finiva anche la pace europea: in quella che una volta era la Jugoslavia scoppiava una guerra che avrebbe fatto centinaia di migliaia di vittime. Una guerra civile tra separatismi nazionalisti, alimentati dalla Germania di Kohl e dal Vaticano di Wojtyla, una guerra che avrebbe portato il nostro paese a partecipare alla vergogna dei bombardamenti su Belgrado. Mentre la gente moriva sotto le bombe si esaltava la UE come strumento di pace, esattamente come si fa oggi mentre UE e NATO giocano al dottor Stranamore con l’Ucraina.

Sono passati trent’anni e tutti i mali originari del Trattato di Maastricht continuano a fare e ad amplificare danni. Oggi si aggiunge il fascismo delle frontiere, la politica criminale, parole del Papa, verso i migranti che consolida nel loro sangue l’unità europea.

E invece che discutere su un piano europeo di sanità pubblica, i principali governi della UE si misurano sulle armi e sull’esercito comuni.

Maastricht si fondava sul ricatto: se vuoi essere cittadino europeo devi accettare il dominio del mercato e degli affari, così l’Unione Europea nasceva come modello di super stato liberista, che considerava il socialismo in tutte le sue versioni e lo stato sociale i principali avversari.

La Grecia distrutta dai memorandum della Troika è il paese simbolo del spietatezza sociale della UE. Ed è così che oggi in Europa ci sono governi reazionari e sostanzialmente fascisti: sono tutti figli di Maastricht.

Sono passati trent’anni da quella firma e non c’è proprio niente da festeggiare, ma solo da lottare per rompere i vincoli ed i principi di quel trattato e per tornare in Italia ed in Europa alle Costituzioni nate dalla sconfitta del fascismo.

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