Kosovo, tra albanesi e serbi continua la guerra delle targhe

I rappresentanti serbi si sono dimessi dalle loro cariche e qualche migliaio di persone in piazza contro le multe decise dai kosovari albanesi a chi usa ancora vecchie targhe rilasciate dalla Serbia. Secessionismi a diritto alternato, Kosovo si e Catalogna no, per fare un esempio e non polemizzare troppo. Massimo Nava sul Corriere della Sera torna nei Balcani e dire di tensioni che si rinnovano, ponendo l’eterna e irrisolta questione di diritti e aspirazioni di popoli e minoranze che confliggono con la sovranità degli Stati. In Kosovo ma anche nel Donbass ucraino, invasione di Putin a parte. Il punto di Remocontro*

Kosovo, la guerra delle targhe

È riesplosa in Kosovo la «guerra delle targhe», pretesto per rimettere in circolo ambizioni politiche, ventitré anni dopo il conflitto che consentì alla popolazione albanese di conquistare l’indipendenza. La questione delle targhe significa uniformare l’organizzazione dello Stato, cosa che la minoranza serba rifiuta.

I rappresentanti serbi si sono dimessi dalle loro cariche e qualche migliaio di persone sono scese in piazza. I funzionari di polizia si sono tolti le uniformi del Kosovo in segno di protesta. Ma i veicoli con targhe rilasciate dalla Serbia sono considerati illegali dalle autorità kosovare.

Campanello d’allarme

Il Kosovo è il paradigma di una diatriba in cui diritti e aspirazioni di popoli e minoranze confliggono con la sovranità degli Stati. Il Kosovo era una provincia della Serbia e il diritto alla secessione fu affermato con il bombardamento della Nato, senza che l’ONU, paralizzata dai veti incrociati, potesse avere voce.

Da allora i serbi, prima dominanti, sono diventata minoranza, confinata nel nord del Kosovo. Logico che Russia e Cina, alleati della Serbia e interessati al futuro dei Balcani, prendessero le difese di Belgrado. Il Kosovo divenne così l’alibi per la politica di Putin in Crimea e Donbass.

Belgrado tra Ue e orgoglio nazionale

Intanto, Belgrado coltiva aspirazioni di integrazione europea, ma non può abbandonare le minoranze serbe per resuscitare il nazionalismo interno. Quanto sia spinosa la questione del Kosovo, lo si capisce contando chi non riconosce ancora il giovane Stato, nel presupposto che l’esempio di Pristina possa far nascere, o rinascere, ambizioni secessioniste. Spicca, fra questi la Spagna. L’adesione all’UE aiuterebbe a consolidare le istituzioni democratiche, a proteggere i diritti e a far progredire lo Stato di diritto in tutta la regione balcanica.

Ma la guerra in Ucraina ha sconvolto disegni e priorità. E Putin soffia sul fuoco.

* grazie a Remocontro

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli