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mercoledì 18 Maggio 2022
PolisLa vergogna italiana della caccia ai "putiniani"

La vergogna italiana della caccia ai “putiniani”

Stefano Cappellini di Repubblica ha definito terrapiattisti tutto coloro che esprimono posizioni differente sul conflitto in Ucraina e che prendono le distanze sia da Putin che dall’espansionismo della Nato. Siamo alla caccia ai (presunti) “putiniani” ormai.

Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista ha risposto così al giornalista: “L’anatema è illiberale e arrogante. È un modo per delegittimare il dissenso di chi non si unisce al coro guerrafondaio.
Per Cappellini la nostra non è un’opinione con cui doversi confrontare e da dover confutare. É una follia da compatire, dileggiare, silenziare. Non c’è “diritto alla stupidità” sostiene il giornalista che si crede intelligente.”

Caccia ai “putiniani”

Di Paolo Desogus.

Ha dato il via Repubblica con un infame articolo di Gianni Riotta e ora prosegue il Corriere con Polito, Gramellini e l’immarcescibile Mieli. È iniziata la caccia al putiniano.

La strategia è più o meno sempre la stessa, già rodata in altri ambiti: portare tutto sul piano morale, semplificare all’inverosimile, colpevolizzare con immagini cruente, quindi polarizzare la discussione, additare come nemici della patria, della civiltà, dei bambini e del genere umano chi non si allinea, chi infrange la sacra narrazione che divide il mondo in buoni e cattivi, e poi escludere gli intellettuali dalla discussione scaricando su di loro valanghe di letame (Polito e Gramellini su Canfora e Di Cesare).

Luciano Canfora

Da qui poi si passa al lavoro che porta a far nascere sui social un movimento di estremisti svitati, cappeggiati magari da qualche presunto filosofo da mandare in tv, sempre pronto a tenere alta la bandiera dell’idiozia e di tutti quei pensierini cretini che fanno comodo all’establishment perché ridicoli e indifendibili.

Nel frattempo qualsiasi ragionamento serio e misurato diventa impossibile.

A questa strategia si aggiungono poi le manovre che fanno capo a Fubini e a tutti quei giornalisti economisti che gongolano quando sta per iniziare una crisi economica.

Sono come i topi quando sentono odore di formaggio. Cominciano a fremere, si agitano per la brama insostenibile, i loro occhi brillano.

Non gli par vero di poter tornare a parlare di austerità, di cinghie da stringere, di salari da abbassare, di licenziamenti da decidere e di precarietà nel lavoro da introdurre. La guerra li manda in solluchero.

Ci si domanda se in fondo i veri putiniani non siano loro.

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