Con l’investitura di Zelensky a Meloni siamo una colonia anche dell’Ucraina. E un anno dopo la rielezione di Mattarella, con la situazione cambiata, tornano i rumors sul trasloco di Draghi al Quirinale.
L’investitura di Zelensky a Meloni
C’è stato il colloquio telefonico tra la leader di Fratelli d’Italia e premier in pectore Giorgia Meloni e il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, si legge in una nota di Fdi, in cui il leader di Kiev “si è detto certo di poter contare su una proficua collaborazione con il prossimo Governo italiano”. Zelensky ha ringraziato, inoltre, “per il sostegno dell’Italia anche in merito al nuovo decreto sull’invio delle armi appena esaminato dal Copasir e ha formulato l’auspicio che Meloni possa recarsi quanto prima a Kiev”.
Nel corso della telefonata è stata anche “sottolineata la necessità di continuare a fornire sostegno all’Ucraina dopo la formazione del nuovo governo italiano”, ha riferito il presidente ucraino su Telegram e si è “discusso della necessità di introdurre ulteriori sanzioni contro la Russia, in particolare rafforzando l’ottavo pacchetto di sanzioni Ue e vietando agli Stati dell’Unione di rilasciare visti turistici ai cittadini russi”. “Grazie per il vostro fermo sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale del nostro Stato”, ha ribadito il presidente ucraino a concludere.
Da parte sua, la presidente di Fratelli d’Italia “ha ringraziato Zelensky per le congratulazioni, ha ricordato la vicinanza che Fratelli d’Italia e i Conservatori europei hanno dimostrato nei confronti di Kiev fin dal primo giorno della guerra, ha confermato il suo pieno sostegno alla causa della libertà del popolo ucraino”, si legge ancora nella nota di Fdi.
Meloni ha inoltre ribadito “che la dichiarazione di annessione di quattro regioni ucraine da parte della Federazione Russa non ha alcun valore giuridico e politico e ha sottolineato il suo impegno per ogni sforzo diplomatico utile alla cessazione del conflitto”, conclude la nota.
Dunque, fuori dal politichese dei comunicati, Zelensky ha dato il suo “benestare” alla nascita del nuovo governo italiano, dopo esser stato rassicurato che nulla cambierà nella politica estera del prossimo esecutivo.

I rumors sul Quirinale
Da più parti tornano i sussurri sulla possibilità di un “trasloco” di Mario Draghi al Quirinale. Già prima del voto del 25 settembre, si vociferava che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, considerando anche l’età, non sarebbe contrario a lasciare anzitempo. Un po’ come già fece Giorgio Napolitano che, quasi obbligato a concedere il bis, se ne andò dopo meno di due anni: al suo posto, subentrò proprio Mattarella.
L’ipotesi di un possibile cambio della guardia prima del previsto dunque torna a circolare, considerando che già alla fine del suo primo mandato, nel dicembre scorso, era pronto a ritirarsi a vita privata. Draghi sarebbe l’ulteriore rassicurazione per Washington e Bruxelles sulla stabilità delle politiche italiane nel solco dell’atlantismo.
Dunque il nuovo governo potrebbe considerarsi commissariato prima ancora di cominciare.

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