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giovedì, Luglio 7, 2022

I politici e la Costituzione: una relazione pericolosa

Il controverso rapporto tra i politici e la Costituzione: quando ne sentiamo tessere le lodi c’è da tremare, il rischio di volerla cambiare e possibilmente stravolgerla è sempre in agguato.

I politici e la costituzione

Che tra i politici italiani serpeggi una certa riluttanza ad accordare la giusta considerazione alla nostra carta costituzionale è già evidente consultando il sito del Senato. Il testo pubblicato non risulta neanche aggiornato rispetto all’ultima variazione, quella per intenderci che ha ridotto il numero dei parlamentari, a seguito del referendum.

Quando ne sentiamo tessere le lodi c’è da tremare, il rischio di volerla cambiare e possibilmente stravolgerla è sempre in agguato; così fu per Renzi che si giocò la sua sopravvivenza politica sull’idea di alterarla, dopo la sonora bocciatura del popolo che aveva subodorato un losco tentativo di limitarne le ampie garanzie che offre, salvo poi ritrattare e continuare imperterrito a proporre le sue idee invise praticamente a tutti.

Salvini e la Meloni, la strana coppia di politici d’accordo su tutto ma da due fronti opposti, l’uno nella maggioranza l’altra all’opposizione, si sono fermati senz’altro a leggerne ed apprezzarne le prime due righe, dove si parla di sovranità che appartiene al popolo.

Governo Draghi Berlusconi si, Meloni no, Salvini nì

Se ne scorressero ulteriormente la lettura scoprirebbero che la disoccupazione involontaria è considerata tra i motivi per i quali lo Stato dovrebbe provvedere ai mezzi necessari per vivere, senza particolari limiti e senza paventare rischi di attaccamento al divano, come sono soliti lamentare argomentando quasi quotidianamente contro il reddito di cittadinanza.

Secondo il testo costituzionale infatti la Repubblica cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori che hanno sì il dovere di svolgere un’attività, ma anche di sceglierla. Anziché dare sfogo a persistenti lagne su un sistema di collocamento pubblico inefficace , che quindi non indurrebbe i fruitori del reddito ad accettare proposte lavorative, dovrebbero gli stessi politici, specialmente se appartenenti alla compagine governativa, impegnarsi per riattivare questo ruolo dello Stato.

D’altra parte il loro di reddito, peraltro lauto, viene corrisposto, non per lamentele, boutade, lanci polemici via social, ma per garantire i diritti soprattutto dei più deboli e non costringere la corte Costituzionale ad intervenire, come è avvenuto nel 2020 quando con una sentenza il Governo è stato costretto ad adeguare ad un livello minimo di dignità le pensioni degli invalidi civili.

Già perché per il costituente l’impegno pubblico sul fronte della politica economica è volto alla tutela delle persone prima che delle imprese, per questo tra i 139 articoli non si parla di bonus e detrazioni, ma a proposito dell’ iniziativa privata si richiamano i fini sociali, financo la possibilità di espropri, e per finire si cita l’azionariato popolare.

Contenuti oscurati anche dalla prassi politica di una sinistra che attinge dalla costituzione qualche vago riferimento in tema di diritti civili, disquisendo al massimo sul tema della parità di genere, a patto che si affrontino tali problematiche sul piano strettamente formale dei principi.

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Ultimamente sembra anche archiviata una certa propensione alle alchimie verbali, peraltro divertente se non avesse ad oggetto temi molto tristi, con la quale negli anni scorsi si cercava di coniugare la ferma condanna della guerra riportata nell’articolo 11, con qualsiasi impegno militare all’estero, ricorrendo all’uso di parole prese a prestito dal lessico francescano, quali missione, aiuto, o tutt’al più intervento.

Pare che la questione del confronto con la nostra Costituzione sia infatti stata sopraffatta dalla preoccupazione per un profluvio di altri documenti, testi e trattati, prodotti dalle burocrazie europee con il latente intento di colmare il vuoto di consenso e credibilità con un dirigismo regolamentare che spazia dalla forma esatta delle mozzarelle ai rigidi paletti sul bilancio dello stato.

Il ruolo lasciato alla Costituzione non è proprio marginale quanto di cornice, viene spesso citata negli statuti di partiti, organizzazioni, associazioni varie. Il richiamo ai principi della Costituzione comincia ad essere un passaggio rituale sempre dovuto. A patto che non se ne parli.

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Emanuele Bruschi
Emanuele Bruschi
Laureato in lettere, ha lavorato come educatore, insegnante, e nell'ambito della comunicazione social.

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