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martedì 17 Maggio 2022
PolisGuerra in Ucraina e propaganda: la bancarotta della ragione

Guerra in Ucraina e propaganda: la bancarotta della ragione

La propaganda ci sta tutta in guerra. Ma visto che siamo spettatori interessati in quanto partecipiamo come alleati di Kiev, avremmo anche l’obbligo di capire meglio di quali siano gli obiettivi dell’alleato: una resistenza in vista di cosa? Qual è il fine ultimo?

Di Pierluigi Fagan*

Guerra in Ucraina: critica della ragione cinica

Visto il diluvio di parole e la mancanza di analisi a grana fine sulla guerra, che qui circoscriviamo a puro fatto militare, mi sono preso la briga di capire meglio e condivido il tentativo.

Metodo: ho preso la due cartine dall’Institute of Study of War, think tank americano finanziato dai principali poli produttivi del complesso militare-industriale americano. Non sono dissimili da quelle di altri enti (tutti anglosassoni) e vanno trattate all’ingrosso.

La prima è quella al 14 marzo, la seconda è quella del 25 aprile. Su quella più recente ho incollato il profilo dei territori del sud-est scontornato da quella del 14 marzo. Con il tratteggiato nero ho evidenziato i territori che gli ucraini avrebbero, più o meno, perso in circa l’ultimo mese e mezzo.

Guerra in ucraina e propaganda la bancarotta della ragione

Ne hanno anche guadagnati, a nord dove i russi si sono ritirati dal dopo dell’incontro-trattativa in Turchia che pure aveva acceso qualche speranza di pace. Molto all’incirca, si potrebbe dire che gli ucraini hanno riavuto territori dai russi per una estensione più o meno pari a quelli che hanno perso a sud-est.

In particolare:

A. Una penetrazione verso Mykolayiv e che include Kherson che proprio ieri i russi hanno affermato di aver consolidato definitivamente (secondo loro).
B. Una penetrazione avanzata da sud a nord sull’asse di Mariupol. A scala usata dal ISW, sarebbero ad occhio circa 100-120 km che allontanano definitivamente gli ucraini da ogni velleità di arrivare a Mariupol.
C. L’avanzata più importante che porta ad una conquista di circa l’80-85% del Lugansk. Sempre verso nord un inspessimento dei territori in direzione di Kharkiv, la seconda città per popolazione dell’Ucraina.

Si noti che il confine di conflitto a nord di Donetsk è rimasto praticamente invariato. Lì, nella sacca ancora in mano ucraina, dicono si concentrino i migliori 40.000 uomini delle armate di Kiev.

Commento: ora, tutto si può dire tranne che l’Ucraina stia vincendo la guerra, almeno misurando in territorio. Usando cartine dell’archivio di ISW, a parte i territori da cui si sono ritirati i russi per raggruppare truppe al sud-est e qualche puntino sulla cartina, non risulterebbero significativi territori riconquistati dagli ucraini per via militare nei due mesi di guerra.

Si consideri infine che la guerra, sul campo, si fa con le armi e con gli uomini. Il limite della forza ucraina è nel numero degli uomini che non può esser esteso a piacimento, per quanti “alleati” si contorni. Purtroppo, non sappiamo nulla della reale consistenza, della collocazione, dello stato di servizio dopo due mesi, del tono dell’umore dei soldati ucraini stante che parrebbe esser una squadra che ha perso molto più di quanto abbia realmente vinto.

Ricordo che una parte dell’esercito è stata aumentata con la coscrizione obbligatoria e molti di quegli uomini sono mariti e padri di altre ucraine ed ucraini tra i 6 milioni di espatriati. Ce li raccontano molto convinti di quello che fanno, ma si potrebbero anche nutrire dubbi.

Per carità, la guerra si fa anche se non soprattutto, a volte, con la propaganda e quindi ci sta assolutamente tenere l’umore alto, dire che gli ucraini sono d’acciaio e che la Russia non potrà che perdere perché è dalla parte sbagliata della storia e che l’Ucraina vincerà.

Non è per questo che abbiamo fatto la verifica.

Volevamo invece capire la logica della guerra propriamente detta. È ovvio che l’enorme mobilitazione nei rifornimenti dei sistemi d’armi all’Ucraina da parte dell’Occidente a guida americana, porterà vantaggi. Ma sembrerebbero più vantaggi di resistenza che non vantaggi per una possibile controffensiva. Ma una resistenza in vista di cosa? Qual è il fine ultimo?

Kiev sostiene che il suo obiettivo è riconquistare i confini al 2014, quindi tutto ciò che ha perso in questi due mesi, più l’intero Donbass con evidente sterminio dei filorussi della regione in conflitto da otto anni, nonché la Crimea con sterminio locale dei russi e russofili.

Per carità, ripeto, la propaganda ci sta tutta in guerra. Ma visto che siamo spettatori interessati in quanto partecipiamo come alleati di Kiev, avremmo anche l’obbligo di capire meglio di cosa siamo alleati davvero. E su questo punto le cose non sono affatto chiare, mi sembra. Mi sembra solo chiaro che gli obiettivi vantati da Kiev siano semplicemente impossibili da conseguire. Di cosa, quindi, siamo alleati?

Un filosofo tedesco, Peter Sloterdijk, pubblicò a suo tempo una “Critica della Ragione Cinica” in cui sosteneva che “Cinico è colui che ammanta la propria azione (improntata al più duro, privo di scrupoli, calcolatore, realismo) con una giustificazione moralistica relativa al suo fine”.  Ecco ci sembra ciò valga al nostro caso.

La giustificazione moralistica della guerra dal punto di vista occidentale ed ucraino è declinata sui principi della difesa della democrazia, dei valori di libertà ed autodeterminazione, dei diritti di resistenza di ogni aggredito che chiama alla solidarietà contro l’aggressore.

Ma il sottostante realistico è portare vari colpi alla credibilità e consistenza di potenza russa da parte americana ed europea orientale e con ciò colpire l’intero fronte multipolare che è il nemico ultimo reale degli Stati Uniti.

Quello ucraino è farsi pagare il servizio che prevede molti morti e molta distruzione materiale in patria. Quello europeo occidentale non c’è, il comportamento europeo occidentale è solo figlio dell’impotenza geopolitica, con una implicita gara a chi perde più dignità in cui dispiace distinguere il governo italiano.

L’Ucraina non vincerà nulla, perderà anche più della Crimea e del Donbass ed avesse realisticamente accettato questo fatto sin dai primi giorni (il che non impediva all’Occidente di fare tutte le ritorsioni messe in campo contro i russi ed altre che ancora non ha messo in campo, per l’eternità ed oltre) avrebbe salvato molte vite e molta sua ricchezza e residua possibilità di avere un futuro.

Così noi europei occidentali ci saremmo risparmiati l’ennesimo suicidio socio-economico-(geo)politico ed il mondo stesso avrebbe evitato la sua più pesante perturbazione dal dopoguerra dagli imprevedibili ed incalcolabili effetti finali.

E dire che i cinici filosofici, in origine, ai tempi di Diogene, erano quelli che “avevano il coraggio di dire la verità” (parresia). Diogene fu quello che quando ricevette la visita di Alessandro Magno curioso di conoscerlo e pronto ad esaudire ogni suo desiderio per compiacerlo, si sentì rispondere dall’incurante filosofo adagiato a terra “scansati che mi fai ombra”.

Ecco a cosa serve la moderna ragione cinica, ad evitare i prezzi di dire la verità e conseguirne comportamenti conseguenti. In questo, la nostra ennesima bancarotta della ragione.

* Pierluigi FaganComplessità

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