Renzi canta Roar con Katy Perry mentre discute il futuro dei “progressisti” (non è Lercio)

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Renzi in prima fila al concerto di Katy Perry al Cala di Volpe, tra sirene in piscina e ingressi da 15mila euro. Nel post social parla di “sfide per i progressisti nel mondo” e poi chiarisce: “i kraken non fanno Roar”. La politica come branded content da Ferragosto.

Renzi, la sirena in piscina e il progressismo spiegato tra un Roar e l’altro

La serata di mercoledì 12 agosto sta già diventando un cult estivo sui social: l’hotel Cala di Volpe in Costa Smeralda ha ospitato il “Gala Night”, ovvero un concerto di un’ora firmato Katy Perry per festeggiare i sessantotto anni dello stilista Domenico Dolce, davanti a cinquecento invitati disposti a pagare tra i 5.000 e i 15.000 euro per un ingresso che comprendeva, tra le altre amenità, una piscina addobbata con conchiglie giganti, cavallucci marini finti e una sirena vera, in carne e coda, presumibilmente assunta per l’occasione con contratto a tempo determinato acquatico. La struttura appartiene a Smeralda Holding, controllata dal fondo sovrano del Qatar, dettaglio che meriterebbe una riga a sé, se solo la serata non fosse già abbastanza affollata di dettagli surreali da renderlo un footnote tra tanti.

Tra il pubblico, non casualmente in prima fila, sedeva Matteo Renzi con moglie e figli, ospite dell’amico Justin Trudeau, ex primo ministro canadese, oggi compagno della popstar, con un curriculum professionale che nel giro di pochi anni è passato dalla gestione del G7 alla gestione delle scalette di un tour. Perry, durante l’esibizione, ha pubblicamente “rivendicato” Trudeau davanti alle cinquecento persone presenti prima di intonare “I’m His, He’s Mine“, trasformando un evento di beneficenza glamour in un momento di affermazione sentimentale amplificata da service audio professionale, perché si sa, niente dice romanticismo intimo come un microfono da concerto e un service da diecimila watt.

Il progressismo che si discute tra un Roar e l’altro

Renzi, va detto a suo merito, non ha lasciato la platea nel dubbio sulle proprie priorità intellettuali della serata. Ha affidato a un post social la sintesi del proprio pensiero: un ricordo commosso delle conversazioni avute con Trudeau «sulle prossime sfide da affrontare per i progressisti in tutto il pianeta», seguito a distanza di una frase dalla rivelazione che sua figlia ha cantato sul palco con Katy Perry e che lui e gli altri “maschi” hanno saggiamente evitato di unirsi al coro. Chiunque abbia mai provato a scrivere un piano programmatico per la sinistra internazionale sa quanto sia complesso condensarlo in due righe tra un ritornello pop e un selfie di famiglia , eppure Renzi ci riesce, con la stessa disinvoltura innata con cui, subito dopo, sente il bisogno di chiarire pubblicamente che «i kraken non fanno Roar». Frase che, presa isolatamente, meriterebbe l’ingresso in qualunque antologia futura del linguaggio politico italiano contemporaneo alla voce “non sequitur autoironici”, genere di cui l’ex premier resta, va riconosciuto, un interprete senza rivali.

L’internazionale del jet set e il suo servizio meteo permanente

Il punto non è tanto che un ex presidente del Consiglio partecipi a una festa di compleanno in Costa Smeralda, chiunque, in agosto, ha diritto a un cocktail e a una sirena in piscina, anche chi ha rivestito cariche istituzionali. Tralasciamo pure il fatto che il soggetto in questione è lo stesso che si è battuto ferocemente per l’abolizione del Reddito di cittadinanza, rivendicandolo, aggiungendo pure,  durante un “celebre” discorso, che bisognava tornare a “spaccarsi la schiena come i nostri nonni”. Chiaramente intendeva che a spezzarsi dovevano essere gli altri, lui l’aveva buttata lì, ma niente di serio…

Il punto è la sovrapposizione, ormai priva di qualunque pudore, tra il registro dell’intrattenimento vip e quello dell’impegno politico dichiarato: lo stesso post che rivendica conversazioni serie sul futuro del progressismo mondiale si chiude con una battuta da meme, costruita apposta per intercettare l’ironia social sul soprannome “Kraken” che ormai accompagna Renzi in ogni commento su Instagram e TikTok.

È il format perfetto dell’epoca: la politica non ha più bisogno di dimostrare la propria serietà attraverso i contenuti, le basta certificarla attraverso la prossimità fisica a chi conta, in un salotto a bordo piscina finanziato da un fondo sovrano estero, mentre il paese che quella politica dovrebbe rappresentare resta, come sempre, fuori dal cancello, a leggersi la cronaca mondana come fosse rendicontazione istituzionale.

 

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Corsivista, umorista instabile.

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