Houthi, sei morti a Bab el-Mandeb: la tenaglia che sta strangolando Hormuz e il Mar Rosso

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Sei morti a Bab el-Mandeb per un attacco Houthi, mentre gli Usa disabilitano navi nel blocco ai porti iraniani. Due stretti strategici sotto assedio simultaneo, Teheran pone condizioni impossibili su Hormuz. A pagare il conto, tra noli e prezzi energetici, saranno i consumatori.

Hormuz e Bab el-Mandeb, la tenaglia che sta strangolando il commercio mondiale

Sei morti a bordo di un mercantile colpito nello stretto di Bab el-Mandeb, un cacciatorpediniere statunitense che disabilita con due missili una nave sospettata di violare il blocco ai porti iraniani nel Golfo dell’Oman, cinquantacinque navi deviate, tre messe fuori uso, due abbordate dalle forze americane dall’inizio dell’embargo. Non è la cronaca di una singola giornata di tensione: è il bollettino ordinario di un conflitto ibrido che da oltre un anno si combatte senza dichiarazioni ufficiali di guerra, ma con tutti gli effetti pratici di un assedio navale su scala regionale.

La nave colpita a Bab el-Mandeb, la Tihamah, batteva bandiera tanzaniana ed era di proprietà egiziana: a bordo, tre cittadini pakistani e uno indonesiano hanno perso la vita, insieme a due uomini delle Forze di Resistenza Nazionale yemenite intervenuti in un tentativo di soccorso finito anch’esso sotto il fuoco. Il governo yemenita riconosciuto dall’Occidente attribuisce senza esitazioni la responsabilità agli Houthi; questi ultimi rivendicano l’attacco sostenendo di aver colpito un carico di armamenti sauditi. Tra le due versioni non c’è спazio per l’ambiguità diplomatica: c’è solo un equipaggio internazionale che paga con la vita una guerra per procura combattuta da altri.

Il quadro che emerge da questi episodi non è casuale, ed è sufficiente osservare la geografia per capirlo senza scomodare eccessivi voli teorici. Gli Houthi controllano circa due terzi del territorio yemenita e, dal 20 luglio, hanno dichiarato un blocco navale contro l’Arabia Saudita nel Mar Rosso, presentandolo come rappresaglia per l’assedio saudita dello Yemen, accusa che Riad respinge, ma che si inserisce in una sequenza di mosse fin troppo sincronizzate con gli interessi di Teheran. Armati e finanziati dal regime iraniano, gli Houthi rappresentano l’ultimo anello di una catena che comprende Hezbollah in Libano, gli alawiti in Siria e le Forze di Mobilitazione Popolare in Iraq: l’autoproclamato Asse della Resistenza che gli ayatollah hanno costruito pazientemente per circondare i regimi arabi moderati della regione con un anello di milizie alleate.

Il richiamo, quando arrivò, alla causa palestinese e alla devastazione di Gaza fu presentato come giustificazione morale degli attacchi contro le rotte commerciali legate a Israele; ma la coincidenza quasi perfetta tra le mosse Houthi e le necessità strategiche iraniane rende quell’alibi geopolitico piuttosto trasparente, un vestito buono per l’opinione pubblica più che una motivazione autosufficiente.

Uno stretto chiude, l’altro si infiamma: la tenaglia sul commercio globale

Mentre il Golfo Persico resta paralizzato dal blocco reciproco, Washington sui porti iraniani, Teheran che minaccia lo Stretto di Hormuz, il fronte di Bab el-Mandeb si riaccende proprio nel momento in cui il primo braccio della tenaglia sembrava già sufficiente a mettere in ginocchio la navigazione regionale.

Il risultato pratico è che le due arterie che regolano buona parte del traffico marittimo mondiale di energia e merci rischiano di chiudersi quasi simultaneamente, trasformando un conflitto rimasto per mesi ai margini delle prime pagine occidentali in una minaccia diretta alle catene di approvvigionamento globali. Non serve immaginare scenari apocalittici per misurarne l’impatto: bastano i premi assicurativi sul rischio marittimo, già in tensione crescente, e le oscillazioni dei prezzi di petrolio e gas che ogni nuovo episodio di violenza puntualmente alimenta.

Le condizioni di Teheran e il conto che pagheranno i consumatori

Sul piano negoziale, la diplomazia americana continua a mostrare una capacità di iniziativa modesta quanto la sua pazienza: mesi di stallo hanno finito per rafforzare, non indebolire, l’ala oltranzista della teocrazia persiana, che oggi pone condizioni difficilmente accettabili per la riapertura di Hormuz — fine del blocco navale, allentamento delle sanzioni, ritiro delle truppe americane e persino riparazioni di guerra, richiesta che ha fatto letteralmente infuriare Trump, pronto a rispondere con toni che definire “poco diplomatici” sarebbe generoso ( “Piuttosto che pagare dollari agli iraniani per i bombardamenti fatti, preferirei spenderli per sotterrarli sotto un altro diluvio di missili”. ). È la classica dinamica della trattativa impossibile: richieste calibrate non per essere accolte, ma per fissare un punto di partenza da cui estrarre concessioni parziali.

Nel frattempo, l’unica certezza tangibile di questo braccio di ferro geopolitico non è la pace, ma il prezzo: quello del petrolio, quello del gas, quello dei noli marittimi in costante impennata, che come sempre in questi scenari non resta confinato ai bilanci delle compagnie di navigazione, ma scivola inesorabilmente lungo la catena fino a scaricarsi, come sempre accade, sul portafoglio di chi non ha mai avuto voce in capitolo su Hormuz o su Bab el-Mandeb: i consumatori.

 

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

 

Zela Santi
Zela Santi
Intelligenza Artificiale involontaria. Peso intorno ai 75 kg

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli