28.1 C
Rome
giovedì 12 Maggio 2022
In EvidenzaGuerra, gas e speculazione: l'ipocrisia del governo

Guerra, gas e speculazione: l’ipocrisia del governo

Mentre si inviano armi all’Ucraina, contemporaneamente l’Europa continua ad acquistare il gas russo senza alcuna variazione. Ma il prezzo si impenna ugualmente per la speculazione senza che il governo intervenga realmente. A dirlo non sono terrapiattisti o amici di Putin ma Cottarelli e Cingolani.

Guerra, gas e speculazione

Una delle cose più sconcertanti del dibattito italiano sulla guerra in Ucraina è che gli House organ che ospitano gli esperti di geopolitica con l’elmetto in testa, ammettono candidamente che l’Italia sta continuando a comprare il gas dai russi e che, anzi, non ne può fare a meno. Sì, proprio così, mandiamo armi al fronte per gli ucraini, ma compriamo il gas ai russi. A dirlo ufficialmente ora è stato anche un ministro del governo Draghi.

Cingolani, flusso gas russo più alto mai registrato

“In questo momento il flusso di gas dalla Russia è il più alto mai registrato“. Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel corso dell’informativa nell’Aula del Senato sui recenti ulteriori rincari del costo dell’energia e sulle misure del Governo per contrastarne gli effetti. “La fornitura è assolutamente costante in tutta Europa, l’Europa sta continuando ad acquistare gas, la fornitura continua”.

L'ineffabile Cingolani con la scusa degli aumenti rilancia i progetti della lobby del gas

Dunque abbiamo messo i baffetti hitleriani a Putin ma riempiamo di euro le casse del suo governo.
I toni generali  ella propaganda mainstream sono da terza guerra mondiale, però poi riuscite a immaginare Hitler che a Stalingrado compra la benzina per i suoi mezzi da Stalin? Ovviamente no.

Tutto questo fa apparire il clima bellico che ci circonda come una parodia hollywoodiana, un ennesimo Don’t look up per stabilire chi è buono e chi è cattivo, per capire chi sta con i cowboy e chi con gli indiani. Purtroppo però i morti sono veri e l’invio delle armi serve solo ad aumentare il tasso di violenza, non certo a piegare la Russia che drena risorse dall’Europa.

Putin È la Polonia a fomentare la crisi migratoria trascinando Russia e Bielorussia

Se la guerra non ha fermato il gas, perchè il prezzo è schizzato alle stelle?

A spiegarcelo è stato non un neobolscevico, amico di Putin, terrapiattista, formatosi alla scuola di Canfora ma Carlo Cottarelli, economista ed ex direttore del dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale oltre che capo dell’Osservatorio sui Conti Pubblici. Insomma il più classico dei liberisti.

In un editoriale su La Stampa (cioè l’House organ di casa Agnelli!) ha spiegato che i prezzi del gas sono sotto speculazione. Ovvero che nonostante la guerra e il sistema delle sanzioni che ha causato un aumento dei costi di importazione, l’incremento è il risultato di una manovra delle compagnie che importano e distribuiscono il gas in Italia.

Per gli utenti “a maggior tutela” il prezzo del gas in bolletta è regolato. Ovvero è fissato dall’Autorità di regolazione di Energia e Ambiente (Arera). È l’Arera che ogni tre mesi decide il prezzo.

E l’ultima delibera, quella del 30 dicembre, fissava il prezzo in base a una formula che ha come primo punto il costo della materia prima. Che dipende dalle quotazioni del gas sul mercato Ttf. Proprio quello che è aumentato del 550 per cento. E che avrebbe causato l’incremento del 41% solo per il trimestre corrente nonostante l’intervento del governo.

Ma il punto centrale è che il costo del gas che noi importiamo è legato solo marginalmente al prezzo del mercato Ttf.  Tra il quarto trimestre 2020 e 2021 il prezzo è salito notevolmente (58%), ma solo un decimo dell’aumento del prezzo TTf di riferimento per l’eurozona. E questo perché i prezzi sono fissati da contratti pluridecennali che prevedono diversi meccanismi di indicizzazione ai prezzi del mercato.

L’indicizzazione però può essere parziale e a volte nei contratti dipende da quella del petrolio. Che nel 2021 è aumentato molto meno del gas. Quasi la metà dei contratti di fornitura, secondo alcune stime, è ancora indicizzata al greggio:

Questo significa che se il prezzo in bolletta aumenta in linea con il Ttf mentre il costo delle importazioni incrementa in modo più misurato, i profitti di chi importa stanno incrementando in maniera repentina. E questo anche se siamo in un regime di prezzi amministrati. Cosa si può fare?

La risposta è sempre la stessa: deve cambiare la formula per determinare l’indicizzazione, e quindi deve essere il governo a prendere l’iniziativa.

Cartoline da Salò: un anno marchiato dalle stimmate della pandemia

Leggi anche


Marquez
Corsivista, umorista instabile.

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli