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Giustizia privatizzata: il vero volto del Law & Order all’americana

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Dietro la riforma Nordio e il richiamo al garantismo si cela l’americanizzazione della giustizia: indebolire il ruolo pubblico dell’accusa, favorire la contrattazione privata e consegnare la legge ai più forti, sotto l’etichetta del riformismo.

Referendum: un sonoro no al Law & Order di Zio Sam

Con il referendum sulla preferenza unica i promotori non preannunciarono il maggioritario, i collegi uninominali, la personalizzazione della politica; insomma non poterono ammettere che il disegno recondito era quello di favorire i tycoon di turno perché le elezioni si realizzassero senza la pachidermica organizzazione dei partiti, sostituiti finalmente da snelli comitati d’affari. Allo stesso modo Treu, con il suo pacchetto di riforme, non annunciò apertis verbis la volontà di de-sindacalizzare i posti di lavoro, di rendere ricattabile il salariato data la sua condizione precaria, di decurtare le tutele del lavoratore e di impoverirlo.

L’enfasi riformista era supportata da espressioni accattivanti: modernità, efficientismo, culto d’impresa, governabilità, lotta al lavoro nero e alle intromissioni mafiose nei parlamenti.

Il riformismo delle classi dirigenti, quello operante in assenza di conflitto, quindi, con più precisione lessicale, il contro-riformismo liberale, è sempre stato molto abile nel nascondere le intenzioni. Solo in casi eccezionali, quando non si potevano certo accampare scuse o ideare stratagemmi discorsivi, ci si appellava a un perentorio infantilismo condensato nel “ce lo chiede l’Europa”, così da spezzare impunemente la giustizia sociale.

Non appare in evidenza un disegno organico o una totalità concettuale dietro il riformismo di mercato. E lo stesso stratagemma viene congegnato per la riforma Nordio.

Si annuncia la risoluzione di un falso problema: la separazione delle carriere tra magistrato requirente e organo decidente. Un falso problema perché le carriere sono già separate. Ci si può difatti spostare da un canale all’altro solo una volta nella vita professionale, scelta praticata, tra l’altro, con percentuali irrisorie. Quindi, lo si deve ripetere: è un falso problema. Il vero obiettivo della riforma non è di separare le carriere, bensì è quello di privatizzare il ruolo dell’accusa, americanizzarlo.

Certo l’ufficio dell’accusa sarà sempre pubblico, ma non deterrà la credibilità sociale dell’organo giudicante. La pubblica accusa sarà equiparata alla difesa privata sin dalle indagini.

Si dirà che è una vera e propria svolta per gli indagati, perché le parti non sono più macroscopicamente squilibrate. Ma non è così. La garanzia per tutti i cittadini risiede nella funzione giurisdizionale del Pubblico Ministero, nel fatto che il magistrato ha il dovere di ricercare la verità, non la conferma del proprio teorema.

Il Pubblico Ministero, durante le indagini è un giudice, monitorato da altri giudici. Ci sono stati abusi nella storia? Qualche Pm ha tracimato le proprie funzioni? Certamente, ma gli abusi non si risolvono con la dismissione delle tutele. Ai furbetti del cartellino non si risponde con l’eliminazione del contratto a tempo indeterminato.

Questa equiparazione nasconde però un altro obiettivo dei neoliberali: privatizzare il sistema Giustizia. Non solo l’accusa deve, di fatto, assomigliare a un ente privato, quindi, accettare l’imperativo morale della concorrenza; ma le parti devono necessariamente contrattare liberamente tra loro il destino dell’indagine. L’ordinamento giudiziario neoliberale vorrebbe un arbitrato diffuso, valido anche in materia penale.

Gocce di questa logica ideologica sono state innaffiate già con la giustizia riparatrice: chi ne ha facoltà può pagare, può spendersi per rimediare ai danni. I beni oggetto della tutela penale non appartengono più alla collettività ma alle parti. Si persevera nella personalizzazione della funzione pubblica.

Ma è proprio questo il punto. La riforma non ha alcuna ispirazione garantista. Anzi, tra milizie private, corpi speciali e genocidi legalizzati l’Occidente non si prepara a un presente incentrato sull’elasticità mentale e sulla compassione. Saranno i ricchi, i potenti, i pochi eletti in grado di influenzare l’opinione pubblica a beneficiare della riforma. In una contrattazione libera saranno loro a possedere armi non spuntate per aggirare la legge, per evitare i processi, per salvaguardare l’onorabilità. È su di loro che la riforma è cucita.

Il tutto prima di arrivare alla discrezionalità dell’azione penale, tappa futura della nostra americanizzazione forzata che qualche vecchio massone golpista preconizzò anni orsono. L’orizzonte di liberazione è la conquista del nostro Law & Order, da vedere in diretta tv.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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