Giaculatorie: tra il PD e Conte non solo un inceneritore

Può un inceneritore essere il banco di prova cruciale di una ‘sinistra di governo’ impersonata da Gualtieri e Zingaretti?

Tra il PD e Conte non solo un inceneritore

Di Fausto Anderlini*

Conte l’aveva detto: i rapporti col Pd saranno d’ora in avanti assai scabri e puntigliosi. Una revanche assolutamente legittima se si considera la collusione del Pd con le trame scissioniste di Draghi contro i 5S e la leadership di Conte. E più in generale la manovra per consegnare i 5S a un ridotto ininfluente recuperando a sè, in mancanza d’altro, pezzi corposi del suo elettorato.

Un disegno, va detto per inciso, cui Art.1 ha finito di adeguarsi per inerzia. Anche bypassando i moniti lanciati per tempo da Bersani.

Richiamare la necessità di un blocco capace di fronteggiare la destra nelle elezioni regionali è sacrosanto, ma anche arduo e paradossale. Dopo che alla destra sono state aperte le porte gratuitamente e per mero puntiglio ‘draghista’ al governo nazionale non è che faccia gran effetto bloccarla sotto le mura di Campobasso, del Lazio e della Lombardia (dove peraltro impera da sempre, malgrado la sedizione della Moratti).

Nel delineare strategie di alleanza va tenuto conto che i rapporti di forza sono cambiati. Il Pd, o ciò che di lui resta, non può più pretendere di dettare l’agenda da posizioni egemoniche come invalso da sempre. I 5S, stando al responso elettorale e tanto più ai recenti sondaggi, non sono trattabili come un junior partner.

Di fatto hanno una posizione dominante, rafforzata dall’omogeneità interna e dalla stabilità della leadership. Elementi penosamente assenti nel caso del Pd.

Se un inceneritore non può fare da pretesto divisorio, la cosa vale in entrambi i sensi. Per i 5S come per il Pd. Se davvero questo forno crematorio è un bersaglio impugnato ad arte dall’integralismo 5S tanto varrebbe che il Pd lo togliesse di mezzo. Mettendoli davanti alla vera questione: sconfiggere la destra.

Può un inceneritore essere il banco di prova cruciale di una ‘sinistra di governo‘ impersonata da Gualtieri e Zingaretti? Io dico piuttosto che un inceneritore val bene il Lazio come una messa Parigi.

Ciò precisato è comunque vero che per Conte si apre una questione. Un bivio tattico. Se cioè procedere nella sua risentita revanche, lasciando che il Pd vada alla deriva, o se invece aprire una iniziativa unitaria che ne consolidi la funzione determinate in un campo di alleanze primo embrione di una alternativa alla destra. E nello stesso tempo favorisca la rapida soluzione dell’indeterminatezza del Pd.

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Questo bivio è anche davanti alla ‘sinistra’ che vorrebbe rifondare il Pd all’insegna di una rinnovata mission ‘socialista’. Se la questione viene messa dietro a un paravento, cioè l’asserita dimostrazione autoaccreditantesi del carattere ambiguo, non di ‘sinistra’ dei 5s, siamo alla mera propaganda se non al depistaggio. Per la quale si diventa autenticamente di sinistra solo se l’altro non lo è abbastanza. Troppo facile il sillogismo. Una presa per il culo. Che non funziona più, neanche presso chi è meno scafato in politica.

Vedo in giro un mucchio di gente che strepita felice perchè i 5S starebbero dando dimostrazione di non essere vera ‘sinistra’. “Vedete ? L’avevamo detto”. La più gran parte gente che ha seguito impenitente il renzismo nella sua avventura destroide. Uno spettacolo penoso e grottesco.

* grazie a Fausto Anderlini

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