Sono passati 352 giorni dall’elezione a sindaco di Roma di Roberto Gualtieri e si continua a notare l’assoluta mancanza di comunicazione..
Il cartonato di Gualtieri al Campidoglio
Iniziare parafrasando il Nanni Moretti di Aprile ci porta immediatamente al nocciolo della questione, senza troppi preamboli: “Gualtieri dì qualcosa di sinistra. Anche non di sinistra. Gualtieri dì qualcosa!”
Già, perchè sono passati 352 giorni dall’elezione a sindaco di Roma dell’ex ministro e l’unica cosa che si nota, oltre alla polemica sull’inceneritore, è l’assoluta mancanza di comunicazione.
Tutto tace, al punto che potrebbe esserci un cartonato del sindaco al Campidoglio e nemmeno ce ne accorgeremmo.
Sia chiaro, nessuno si aspetta miracoli e di Gualtieri riconosciamo la serietà e, non secondariamente, la provenienza accademica, che in anni di sprezzo verso la cultura è un valore non propriamente secondario. Ma Roma è una città sostanzialmente in autogestione da anni, attraverso i vari corpi intermedi che si muovono tra i suoi gangli, e la gestione pubblica è in uno stato di grave abbandono.
Non vogliamo stare qui a fare il solito elenco di cose che non vanno, chiunque si faccia un giro per la città se ne renderebbe conto ad occhio nudo.
Una situazione simile richiederebbe una programmazione seria per anni, una visione più che altro: che città vogliamo? Come dev’essere la capitale, cosa deve diventare? Tutto questo non è probabilmente nemmeno pensabile in cento giorni.
Però qualcosa si può fare: spiegare cosa si vuol fare. Annunciare tempi e modi di interventi, senza che il cittadino debba rincorrere qualche nota nascosta sul sito del Comune.
E magari anche qualche gesto simbolico, che sarà accusabile di “propaganda”, ma fa parte comunque del mestiere della politica. L’esempio è quello di Ignazio Marino, sicuramente non un innovatore o un neobolscevico, tutt’altro, ma che nei primi cento giorni pedonalizzò i Fori, come aveva dichiarato durante la campagna elettorale, e chiuse la discarica di Malagrotta.
E invece sta prendendo piede lo stile dell’appena archiviato governo Draghi. Dell’ex premier si è sempre cantata la lode del silenzio: Supermario parla poco, pochissimo. E non ha account social. Lui fa. Cosa? Non importa, fa. Il resto non ci è dato sapere.
In questa situazione di generale sfiducia verso le istituzioni occorrerebbe metterci la faccia per dire qualcosa, un banalissimo “quando, dove e perchè”.
Gualtieri potrebbe anche dire semplicemente la verità, forse sarebbe la ricetta migliore: “La situazione è drammatica, abbiamo fatto pena un po tutti, dalle istituzioni ai cittadini, ora rimbocchiamoci le maniche ma ci vorrà tempo. Noi faremo il nostro ma anche voi, cominciate con comportamenti più civili.”
Saremmo anche pronti a questo ma non a questo silenzio, interrotto da saltuarie apparizioni del sindaco con la chitarra e da trafiletti poco rassicuranti sui quotidiani, come quello che qualche mese fa ci aggiornava sulla crescita del suo staff, che ormai ha azzerato l’intero indice di disoccupazione del Pd romano.
Il karaoke col sindaco di Roma #oggièunaltrogiorno pic.twitter.com/ShZ19FiRVP
— Marco Fattorini (@MarcoFattorini) February 17, 2022
Va bene anche questo, figuriamoci dopo aver vissuto anche gli anni di Alemanno se una cosa simile può scalfire la nostra pellaccia. Ora però ci dica cosa vuol fare e cosa sta facendo sindaco, noi restiamo fiduciosi.
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