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Germania, il paziente oscuro europeo tra riarmo, scandali e fantasmi bellici

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La Germania tra riarmo, scandali militari e avanzata dell’estrema destra: dalla Bundeswehr infiltrata dai neonazisti all’Est ex DDR laboratorio radicale. Sotto la retorica della sicurezza, riemergono fantasmi storici mai davvero sepolti.

Germania: più carri armati, meno anticorpi democratici

C’è una Germania che si presenta come baluardo della stabilità europea e un’altra che, sotto la superficie, mostra crepe sempre più difficili da mascherare. La stagione politica apertasi con la guida di Friedrich Merz – tra suggestioni democristiane fuori tempo massimo, residui socialdemocratici e un ambientalismo ormai militarizzato – restituisce l’immagine di un Paese inquieto, disorientato e attraversato da pulsioni che l’establishment preferirebbe archiviare come “incidenti”. Ma gli incidenti, quando si ripetono, diventano sistema.

Il nuovo mantra è il riarmo. La Germania che per decenni ha costruito il proprio mito sull’export industriale e sulla disciplina fiscale oggi immagina il futuro sostituendo automobili con blindati, catene di montaggio con linee di produzione militare. Il “fronte russo” evocato nei documenti strategici e nei discorsi ufficiali giustifica tutto: spesa pubblica, disciplina sociale, silenzi imbarazzati.

Intanto, il consenso popolare non segue docilmente la narrazione atlantista, ma scivola verso una destra sempre più radicale, rancorosa e identitaria. Weimar non è un paragone elegante, ma comincia a essere evocato con una frequenza che dovrebbe far riflettere.

La Bundeswehr tra riarmo e deriva ideologica

Il caso del 26° reggimento paracadutisti di Zweibrücken, nella Renania-Palatinato, non è una bizzarria locale. È una radiografia. Inchieste giudiziarie e giornalistiche hanno portato alla luce un campionario che va dai saluti nazisti all’antisemitismo esplicito, dalle molestie sessuali all’uso sistematico di droghe, fino a episodi di violenza fisica estrema. Cinquantacinque militari sotto indagine, tre già licenziati, altri sedici con procedimenti in corso. Numeri che smentiscono l’idea della “mela marcia”.

Secondo ricostruzioni della Frankfurter Allgemeine Zeitung, all’interno del reparto operava una vera e propria fazione di estrema destra, tollerata – quando non protetta – dalla catena di comando. Le testimonianze raccolte parlano di rituali d’iniziazione violenti, bullismo strutturato e un clima sessista che ha trasformato le donne in bersagli quotidiani di umiliazioni e minacce. Battute sullo stupro pronunciate durante briefing ufficiali, allusioni pornografiche, esibizionismo: non folklore da caserma, ma abuso di potere.

La rivista Der Spiegel ha poi ampliato il quadro: incitamento all’odio, circolazione di materiale pedopornografico, violenze interne tali da richiedere interventi chirurgici d’urgenza. Solo allora i vertici militari si sono detti “scioccati”. Una sorpresa tardiva, considerando che già nel 2020 il controspionaggio militare stimava oltre 700 estremisti di destra infiltrati nella Bundeswehr. Il precedente del Kommando Spezialkräfte, con reti clandestine pronte a intervenire in caso di “collasso dell’ordine costituzionale”, avrebbe dovuto insegnare qualcosa.

L’Est della Germania come laboratorio radicale

Il problema, tuttavia, non si ferma alle caserme. Nelle periferie dell’ex DDR, l’estrema destra cresce, si organizza, si ringiovanisce. A Marzahn, Berlino Est, sfilano gruppi come “Jung und Stark” o “Deutsche Jugend Voran”: pochi numeri, ma un’età media inquietante. AfD, nei Länder orientali, viaggia stabilmente attorno a un terzo dei consensi, beneficiando non solo del voto di protesta, ma di una crescente normalizzazione sociale.

Destra parlamentare ed estrema destra extraparlamentare funzionano sempre più come vasi comunicanti. I partiti tradizionali pagano anni di rimozioni, ambiguità e scelte miopi. E mentre Berlino parla di deterrenza e Bruxelles – con una Commissione a trazione nord-orientale – rincorre la logica securitaria, il terreno sotto i piedi della democrazia tedesca si fa più instabile.

La Germania che si riarma per difendere l’Europa rischia così di non vedere il fronte interno. E la storia, quando ignorata, tende a presentare il conto senza preavviso.

 

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