Erdogan e l’attivismo della Turchia che parte da lontano

Alcuni interpretano il ruolo della Turchia come a favore degli USA, altri come autonomo, altri come la folle gestione di un mitomane, altri ancora come un lento allontanamento dall’Occidente.

Non posso rispondere a queste ipotesi, ma insieme possiamo elencare delle informazioni e farci un’idea. Partirei dal tentativo di colpo di stato del 2016.

L’attivismo della Turchia parte da lontano

Il colpo di stato del 2016: il governo turco accusò Fethullah Gülen (precedentemente alleato di Erdogan) di essere il mandante. Questi, riparato negli USA, disse che condannava il golpe: “il governo andava rovesciato con le elezioni”.

Svariati ministri chiesero l’estradizione e alcuni accusarono il governo USA di essere coinvolto. L’amministrazione USA (all’epoca democratica) invitò la Turchia a presentare delle prove (mai fornite).

Il governo turco avviò o rafforzò alcune manovre peculiari: politica monetaria (gestione atipica dell’inflazione) e politica estera (raffreddamento con alcuni alleati NATO – Germania, Francia, Paesi Bassi in testa).

Fethullah Gülen

Facciamo un salto indietro nel tempo.

1955: Anno della formazione della CENTO (alleanza militare sciolta nel 1979) con membri: Iran, Iraq, Turchia, Regno Unito e Pakistan. Si trattava di un accordo anti-sovietico, legato ad alcune monarchie medio-orientali (all’epoca Iraq e Iran) che non a caso crollò con queste. Gli USA non vi aderirono mai per non turbare Israele, ma lo vedevano come cerniera tra la NATO e la SEATO (Australia, Filippine, Francia, Nuova Zelanda, Pakistan, UK, Thailandia, USA).

Nota 1: Collegando NATO – CENTO – SEATO otterete buona parte del Rimland che, nel gergo geopolitco, è l’area che collega l’Heartland agli oceani.

Nota 2: Le stesse tre alleanze dovevano contenere URSS e Cina e schiacciare sui fianchi l’India (neutrale, ma amica in buoni rapporti con i sovietici). Forse in questi tempi di Shangai Cooperation vedere la strategia che gli USA adottarono in circostanze simili, potrebbe essere utile.

Nota 3: La CENTO smise d funzionare nel 1979, la SEATO nel 1977; la NATO è l’unica delle tre organizzazioni ancora attive.

I militari turchi sono stati formati nel quadro della CENTO e della NATO. Le reti segrete come Gladio hanno svolto nella storia recente turca un ruolo centrale.

Organizzazioni segrete, corpi militari e gruppi di estrema destra hanno condizionato la politica turca in due direzioni: ferocemente anti-comunista e blandamente anti-islamica.

La Turchia non aveva con gli USA il vincolo dei paesi europei sconfitti o salvati durante la II Guerra Mondiale, ma presentava un debito in termini di formazione del personale militare.

Inoltre, il vincolo a favore della laicità era assegnato ai militari dalla Costituzione kemalista.
Nel 1960, in Turchia si tenne il primo – di una lunga serie – colpo di stato militare della storia repubblicana.

A proclamare il golpe fu Alparslan Türkeş (addestrato presso gli USA). A venire deposto fu il presidente Menderes del Partito Democratico (centrodestra), le cui politiche inizialmente liberiste e poi incoerenti, avevano fatto esplodere il debito.

Alparslan Türkeş

Menderes aveva represso, inoltre, ogni forma di dissenso (sinistra e in un primo momento islam), fino a riabilitare i costumi islamici per attaccare il kemalismo.

Valutò anche la possibilità di un prestito dai sovietici (NB: erano gli anni della crisi cubana e la Turchia fu utile moneta di scambio all’interno della crisi missilistica).

Il golpe portò al potere il generale Gürsel che si oppose a ogni apertura verso l’islam, verso le minoranze e la sinistra.

Tuttavia, i nuovi governi, a causa della irrisolta questione cipriota (tutta interna alla NATO) tentarono durante gli anni ’70 di trovare nuovi equilibri, provando anche a rilanciare una politica filo-araba (il cui acme fu durante la guerra dei sei giorni in Palestina, ma che subito dopo scemò, quando la Turchia rifiutò di rompere i rapporti diplomatici e commerciali con Israele) o una linea di non allineamento (molto in voga in quegli anni in Asia e Africa).
Paese riottoso e che barattò armi e addestramento con gli USA; capace di giocare su più tavoli e se necessario tradire.

Erdogan non inventa nulla di nuovo, semplicemente il mondo è cambiato e ora quelle mosse sono più visibili (vuoi perché l’Occidente è in crisi; vuoi perché il mondo sovietico è crollato aprendo spazi al panturchismo; vuoi perché globalizzazione e de-industrializzazione non hanno avvantaggiato solo i BRICS).

La Turchia è membro NATO che non ha perso la guerra; a fine conflitto non era occupata da nessun esercito (pur essendo ben integrata nel circuito economico tedesco).

Certo, un paese arretrato, fratturato (il laicismo istituzionale ha cozzato per decenni con l’islam popolare), indebitato e che ha visto crescere debiti e instabilità, ma che non è entrato nelle NATO da sconfitto e/o liberato (e no: non è poco).

Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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