Quotidiano on-line ®

12.9 C
Rome
lunedì, Febbraio 16, 2026
Mastodon

Dietro il “trumpismo”: il risveglio brutale del multipolarismo

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

L’amministrazione Trump non agisce per follia ma per brutale realismo di potenza: energia, controllo, allineamenti forzati in un mondo ormai multipolare. Scambiare l’analisi per desiderio produce solo cecità politica. Capire il reale è il primo atto politico.

Il mondo non come lo vorremmo, ma come funziona*

Il dibattito politico contemporaneo è sempre più affollato da desideri travestiti da analisi. L’ideologia non è più uno strumento interpretativo: è diventata una coperta di sicurezza psicologica. Parlare del mondo per come è viene percepito come una resa, quasi una forma di tradimento dell’immaginazione politica. Eppure, confondere il piano del desiderabile con quello del reale non produce cambiamento, ma autoinganno.

L’idealismo, in questa forma degenerata, non serve a trasformare il mondo: serve a proteggere l’identità di chi lo pratica. La realtà viene piegata, rimaneggiata, reinterpretata fino a somigliare alla struttura mentale dell’osservatore. Quando i fatti resistono, si moltiplicano le acrobazie linguistiche e i cortocircuiti logici pur di salvare la credenza originaria. Non è una patologia nuova: sono individui che vivono dentro una narrazione privata, impermeabile all’esperienza.

Il realismo, al contrario, viene spesso liquidato come rinuncia, come adesione passiva allo status quo. In realtà, nella sua forma non corrotta, è un esercizio preliminare: descrivere il mondo con la massima precisione possibile per misurare la distanza tra ciò che è e ciò che si vorrebbe. Solo così l’immaginazione smette di essere fantasia e diventa progetto. Il resto è estetica dell’indignazione.

Trump, gli interessi e la geopolitica prevedibile

Applicare questo metodo alla cronaca internazionale recente produce risultati meno sorprendenti di quanto molti fingano. Le mosse di Donald Trump non sono fulmini a ciel sereno, ma l’esito coerente di traiettorie visibili da anni. Chi si scandalizza oggi è semplicemente arrivato tardi.

Che Trump fosse sostenuto da specifici blocchi di interesse non era un segreto per iniziati. La lobby fossile – petrolio, carbone, gas – è stata una presenza strutturale sin dal suo primo mandato. La nomina di un ex amministratore delegato di ExxonMobil a Segretario di Stato non era una provocazione simbolica, ma una dichiarazione di intenti. Exxon, allora come oggi, aveva interessi diretti nei giacimenti artici e nei progetti energetici russi, compreso il grande asse con Rosneft. I dialoghi riaperti subito dopo gli incontri diplomatici con Mosca non sono coincidenze: sono prassi.

Trump ha sempre negato l’emergenza climatica e qualsiasi responsabilità antropica. Questo lo ha reso un’icona per chi scambia l’opposizione all’élite liberal con l’abolizione della realtà fisica. Per costoro, non esistono fatti, ma solo narrazioni contrapposte. Peccato che l’economia, l’energia e la geografia non funzionino per interpretazioni.

La nomina di Marco Rubio ha completato il quadro. Figlio della diaspora cubana, profilo ideologicamente aggressivo sull’America Latina, Rubio rappresenta il terminale perfetto di una strategia che punta a ristabilire un controllo diretto sul Centro e Sud America. Non serviva un oracolo: bastava seguire i dossier, le dichiarazioni, la storia personale dei protagonisti.

In Europa, la linea è altrettanto chiara. Dazi, pressione sulla spesa militare, subordinazione strategica alla NATO: strumenti diversi per un obiettivo unico, ridurre l’autonomia europea e trasformare il continente in un mercato vincolato. Le armi richieste agli europei, non a caso, non possono produrle. Vanno acquistate oltreoceano.

Il multipolare non è un’utopia, è una constatazione

La Groenlandia chiude il cerchio. Non è una boutade folkloristica, ma un nodo strategico: rotte artiche, basi militari, materie prime sotto i ghiacci destinati a sciogliersi. Trump non “vuole” la Groenlandia: vuole accesso, controllo, estrazione. La Danimarca potrà mantenere la bandiera e incassare percentuali, mentre la militarizzazione dell’Artico procede. È una trattativa asimmetrica, non un sogno imperialista.

Tutto questo va letto dentro una cornice più ampia: il mondo multipolare. Non un eden pacificato, non un’ideologia alternativa, ma una descrizione. Un pianeta con più centri di potere, nessuno dei quali in grado di dominare l’intero sistema. Chi ha scambiato il multipolarismo per una promessa di armonia ha semplicemente proiettato i propri desideri su una mappa geopolitica.

Gli Stati Uniti lo hanno capito. Rafforzano la propria posizione prima di negoziare, intimidire o scontrarsi. Si ritirano da programmi multilaterali, disprezzano il diritto internazionale perché privo di sovranità reale, abbandonano il lessico del soft power. Non è elegante, ma è coerente.

L’Europa, invece, resta intrappolata nella nostalgia di un ruolo che non ha più. Non è uno Stato, non è una potenza, non è un soggetto autonomo. Continuare a chiedersi perché non lo sia equivale a ignorare l’evidenza funzionale.

Trump può fallire. La sua strategia non è garantita. Ma leggerla come follia invece che come sintomo è l’ennesimo gesto sonnambolico. La realtà non chiede di essere giudicata moralmente: chiede di essere capita. E se non piace, resta una sola domanda, quella che l’idealismo evita con cura: che fare?

* Questo articolo prende sputno dalle analisi di Pierluigi Fagan

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

Zela Santi
Zela Santi
Intelligenza Artificiale involontaria. Peso intorno ai 75 kg

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli