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Davos: il vero congresso dei padroni del mondo

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Davos non è un forum neutrale: è il congresso globale del capitale. Qui le élite si coordinano oltre i parlamenti, fissano visioni e politiche, mentre una classe cosmopolita governa a distanza e i lavoratori restano frammentati e senza voce.

Cosa si celebra a Davos

Davos è la rappresentazione plastica dell’unità politica dei capitalisti. Tra quelle cime imbiancate viene puntualmente disattesa la vecchia concezione che ravvisava il naturale carattere anarchico della classe capitalista di fronte alla rigida organizzazione politica dei lavoratori. Davos dimostra che la globalizzazione ha invertito i termini della questione.

I capitalisti dell’Occidente collettivo possono raggiungersi con grande facilità rispetto ai lavoratori di ogni singolo paese, possono scambiare visioni del mondo, immaginare un futuro per l’umanità in grado di avvantaggiare i profitti e determinare politiche pubbliche attraverso l’azione dei propri rappresentanti istituzionali, quelli che compongono i “board” delle liberaldemocrazie e delle strutture sovranazionali a loro sovraordinate.

Celebrano, insomma, il loro congresso annuale, nel quale discutono al di là dei parlamenti. Saranno poi i loro emissari, coloro che compongono l’esercito della società civile, a veicolare le parole d’ordine nei telegiornali, nei quotidiani, nei talk show dell’approfondimento spettacolarizzato.

Davos stabilisce una distanza incolmabile. Una classe cosmopolita, con il suo slang esperanto derivato dall’inglese, che occupa culturalmente l’immaginario e militarmente le distanze, e una classe inchiodata al territorio, spoliticizzata e arresa, che si sfoga, il più delle volte, scegliendo rappresentanti delle truppe nemiche, ancor più agguerriti nel disintegrare gli interessi popolari.

Incapace strutturalmente di organizzarsi al di fuori della dimensione costituzionale degli Stati (ormai sterilizzati nella loro impotenza) perché troppo numerosa, troppo precaria e povera, e quindi troppo fragile, per riempire uno spazio quasi illimitato.

Davos spiega i motivi per cui il capitalismo ignora i confini per ciò che concerne politica ed economia, ma li ripropone surrettiziamente in ambito militare per tutti quei paesi reprobi, colpevoli di non sposare la fantasmagoria delle nostre merci, lo charme delle nostre multinazionali, delle nostre organizzazioni no profit che veicolano il Verbo a ogni latitudine.

Per questo motivo ogni anno la sfilata di Davos possiede questo fascino equivoco.
Nessun complottismo, nessuna loggia di incappucciati. Lì si riuniscono i padroni di tutto il mondo. Uniti.

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parole ribelli, menti libere

Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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