Prezzo del gas europeo ancora in discesa, ai livelli di giugno. Il clima più caldo del solito, gli alti livelli di stoccaggio allentano i timori sulla scarsità delle forniture invernali. E le nuove misure Ue fanno scendere i prezzi al di sotto dei 120 euro. Ma le bollette di luce e gas non scendono. Italia con la bollette più care, battuta solo dalla Grecia. Il punto di Remocontro*
Il prezzo del gas crolla ma l’Italia ha il record europeo di rincari in bolletta
L’Unione Europea sta adottando misure per attenuare l’impatto della crisi nel caso in cui i prezzi dovessero aumentare di nuovo durante l’inverno. La Commissione europea presenta un nuovo pacchetto di emergenza che include la cooperazione tra gli Stati sugli acquisti, cercando di ottenere dai governi nazionali l’autorizzazione a proporre – solo come ultima risorsa per le troppe opposizioni interne – limiti di prezzo per le transazioni degli hub olandesi. Tra i più scettici e contrari a in tetto al prezzo del gas i tedeschi, che rincorrono la loro crisi energetica facendo risorgere le loro tre centrali nucleari che dovevano chiudere.
Stoccaggio gas buono, se non fa troppo freddo
Gli impianti di stoccaggio del gas in Europa sono pieni per circa il 92%, al di sopra della media per questo periodo dell’anno, grazie al clima più caldo e agli elevati livelli di importazioni di gas naturale liquefatto. Tuttavia, il prossimo anno sarà difficile ricostituire gli stock senza i normali volumi di gas russo, avvertono i tecnici.
Perché l’Italia ha le bollette record?
La mappa del Vecchio Continente, diffusa dal sito di ricerca online ‘Euenergy.live’, mostra come il nostro Paese abbia le fatture più alte tra i Paesi membri, con cittadini residenti e imprese che rischiano di ritrovarsi in ginocchio a causa dei prezzi sempre più esorbitanti dell’elettricità. Ma allo stato attuale sono le singole cancellerie a cercare e adottare le più disparate soluzioni individuali per calmierare le spese in fattura per i contribuenti.
Germania fai da te
L’esempio principe è quello della Germania, che in barba allo spirito comunitario ha stanziato ben 200 miliardi di euro per evitare alle proprie industrie di pagare le bollette in arrivo per il periodo di ottobre, novembre e dicembre. Un fatto che però finisce per alterare completamente gli equilibri del mercato europeo, rendendo non concorrenziali le imprese del resto d’Europa.
Ue tra impotenza e incapacità
In tutto questo sono le istituzioni europee a ritrovarsi nel mezzo di una polemica sempre più aspra per la mancanza di strumenti condivisi per far fronte all’emergenza energetica. Mosca che già taglia le forniture e promette di peggio. Mentre stanno crescendo i timori degli Stati europei per la notizia dello stop di Kiev alla fornitura di energia elettrica verso l’Occidente. Il presidente ucraino teme infatti che la produzione nazionale possa non bastare ai propri concittadini per affrontare i prossimi mesi invernali, dopo la risposta di Mosca all’attentato al ponte di Crimea, a colpire le infrastrutture energetiche ucraine.
Abbiamo davvero le bollette più care d’Europa?
Dall’uno per tutti dei Moschettieri, all’ognuno per se del peggior nazionalismo. Inverno alle porte senza un briciolo di strategia comune. Il quadro lo ha tracciato in maniera precisa e puntuale il sito di informazione online ‘Euenergy.live’, che ha diffuso la mappa europea delle spese per l’elettricità. Se la nazione con le fatture più accessibili risulta essere la Norvegia con una spesa media di 47 euro ogni megawattora (ma loro hanno i gas nel mare nazionale), l’Italia si piazza addirittura al penultimo posto della graduatoria. Il prezzo medio per gli italiani è di oltre sette volte più alto, assestandosi a quota 347 euro per ogni megawattora consumato.
Peggio di noi stanno solo ad Atene: la Grecia infatti è il fanalino di coda della graduatoria con ben 370 euro di media per ogni megawattora. Ma a provocare l’ira dei nostri concittadini saranno soprattutto i dati relativi proprio alla Germania (solo 213 euro al megawattora), della Spagna e del Portogallo (entrambe si assestano in media a circa 200 euro al megawattora per ogni cittadino). Più contenuta la differenza con i vicini transalpini: in Francia infatti la spesa per ogni abitante ad oggi tocca la quota di 288 euro al megawattora.

Rigassificatori, soluzione e opposizioni
Contro i rigassificatori, impianti a mare per far tornare volatile il gas reso liquido trasportato sulle navi. Potrebbe essere una soluzione per alleggerire il pressing del caro energia sull’Italia e offrire una maggiore sicurezza energetica nazionale, ma territorialmente, nella località prescelte c’è stata una levata di scudi da parte della popolazione. Sciopero e ricorsi per fermare il rigassificatore le possibili iniziative su cui si discute per il rigassificatore di Piombino.
Il probabile via libera del governo all’impianto atteso il 21 ottobre, fa salire la tensione nel fronte contrario all’impianto. Un ‘no’ che chiama a raccolta tutti i contrari, comitati, sindacati e istituzioni locali, con presidio di fronte alla sede della Regione Toscana e comitati davanti al deposito Snam dove sono già stoccati i primi tubi. Pronto il ricorso al Tar contro l’opera.
La Cgil di Livorno preoccupata per l’operatività del porto. «Non siamo contro i rigassificatori – spiega Fabrizio Zannotti, segretario Cgil Livorno – ma abbiamo una serie di perplessità: la cosa che ci preoccupa di più, e su cui saremo intransigenti, è l’operatività del porto di Piombino, non possiamo permettere che si blocchino le attività».

* Grazie a Remocontro
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