Continuano gli sbarchi e per il governo Meloni può cominciare la vera pacchia perché può tornare a ripetere le solite cose senza curarsi della realtà.
Continuano gli sbarchi e i tormentoni
Al(la) presidente del Consiglio Giorgia Meloni non pare vero: poter parlare di migranti invece che di armi, guerra, bollette, licenziamenti e infatti con tripudio interviene sulla questione: “I cittadini si sono espressi alle urne”.
Nel frattempo si è raggiunto una sorta di accordo con Macron: la Francia accoglie la nave Ocean Viking. Ma una fonte del governo definisce “inaccettabile” il comportamento italiano.
Intanto, tutti i migranti bordo della nave Rise Above sono sbarcati nel porto di Reggio Calabria, e quelli delle navi Humanity 1 e Geo Barents sono sbarcati a Catania.
Che ci sia una nuova ondata di sbarchi è certo e che le coste africane in questo momento siano palesemente incontrollabili.
Eppur, nonostante se ne parli da anni, quando si tocca l’argomento migranti si continua a confondere tre aspetti del tutto diversi: i salvataggi in mare, l’accoglienza, le regole di cittadinanza.

I salvataggi in mare
Qui la questione è semplicissima e non c’è da perderci troppo tempo: salvare chi è in difficoltà e rischia di affogare è obbligatorio. Lo dice il diritto internazionale, lo dice la legge del mare, lo dice qualsiasi elementare regola morale. Non ci sono alternative e non ci possono essere dubbi di alcuna natura. Se anche vedessimo Jack lo squartatore dimenarsi e boccheggiare disperato in acqua, dovremmo comunque allungare il braccio e tirarlo su. Solo dopo si pone la questione del “che fare“.
La cittadinanza
Anche qui la confusione è tanta. Si confonde spesso la cittadinanza tra chi è nato in Italia da genitori stranieri, ma è italiano a tutti gli effetti (Ius Soli), con chi viene da fuori e ha altre storie e altri percorsi; e comunque sempre dalla prospettiva della cittadinanza vista come un regalo e non un diritto.
Ma se nel primo caso, cioè di chi è nato in Italia, non possono esserci dubbi, se non pretestuosi, negli altri casi la situazione è più complessa.
Dato che la società è basata su delle regole e che, molto banalmente, per il lavoro, le pensioni, l’assistenza sanitaria a tutti ci vogliono soldi, lo Stato ha il diritto di imporre regole, procedure per l’immigrazione, e di farle rispettare.
Ma non può in alcun modo equiparare l’immigrazione ad un crimine, come invece fa una larga parte delle forze politiche. Non si può impedire a una persona di muoversi, spostarsi.
In questo settore c’è molto da fare, per migliorare le regole ed armonizzarle a livello europeo; le regole italiane attuali partono sciaguratamente dal presupposto che tutti gli immigrati siano Jack lo squartatore e sono state scritte da politici (Bossi, Fini e Salvini) che avevano in mente solo i voti alle elezioni, appena mitigate dal recepimento di alcune norme europee; queste regole sono del tutto avulse dai concetti di giustizia e soprattutto di opportunità per l’Italia.
Oggi è praticamente impossibile immigrare legalmente in Italia da fuori UE, se non come rifugiati, ed è difficilissimo ottenere la cittadinanza: almeno dieci anni d’attesa, obbligo di dimostrare un reddito anche se la metà degli italiani non dichiara alcun reddito, sostanziale impossibilità di accesso per i figli nati in Italia se non rivolgono la richiesta esattamente nel diciannovesimo anno di età. Siamo alla follia normativa.

L’accoglienza
Uno stato può e deve imporre delle regole, ma l’obiettivo è quello di migliorare l’immigrazione, non impedirla.
Ci sono milioni di persone che ogni anno cercano di spostarsi da Paesi poveri a Paesi più ricchi e sono destinate ad aumentare di anno in anno, in fuga da climi sempre più inospitali; da carestie, guerre e da sovrappopolazione. Pensare di fermare tutto questo è semplicemente assurdo, oltre che impossibile, e tutti i politici che dicono il contrario per raccattare una manciata di voti, mentono metodicamente.
Ricordiamo a tal proposito:
- L’immigrazione non porta disoccupazione tra gli italiani (fonte: ISTAT).
- L’immigrazione non fa aumentare il debito pubblico, anzi lo riduce (fonte: Governo italiano).
- L’immigrazione non è correlata, né temporalmente né geograficamente, con un aumento del crimine.
Dunque possiamo cercare di regolarla, possiamo cercare di sfruttarla al meglio; ma l’immigrazione esiste da quando esiste l’uomo ed è impossibile fermarla.

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