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martedì 25 Gennaio 2022
In EvidenzaIus Soli: tutte le carte in tavola. Mancano i numeri

Ius Soli: tutte le carte in tavola. Mancano i numeri

Letta ha rilanciato il tema della cittadinanza suscitando immediatamente polemiche. In stand by alla Camera tre proposte sullo Ius Soli, ma mancano i numeri.

Ius Soli: battaglia senza numeri

Il neo segretario del Pd, Enrico Letta nell’intervento all’Assemblea nazionale dem,  ha rilanciato il tema caldo della cittadinanza, lo Ius Soli.

Una proposta che ha immediatamente riaperto le polemiche,  con la riproposizione delle medesime diverse posizioni che dividono le forze politiche, con somma gioia dei segretari di Lega e FdI, Salvini e Meloni, che hanno potuto rispolverare i loro toni preferiti, riassumibili nel: Con tutti i problemi che abbiamo volete parlare di cittadinanza agli immigrati? Una scorciatoia lessicale comoda e di buon impatto sull’elettorato più distratto ma che, con la realtà, non c’entra assolutamente nulla. Lo Ius Soli è una espressione giuridica, traducibile dal latino in italiano in diritto del suolo, che indica l’acquisizione della cittadinanza di un paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Si parla dunque di cittadinanza per soggetti nati in Italia.

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E intanto l’Eurostat rende noto che l’Italia è seconda nell’Ue per numero di cittadinanze concesse a stranieri, dando ulteriormente appiglio al fronte dei contrari. Ma anche qui il dato è assolutamente fuorviante: l’Italia è l’unico grande paese dell’UE che non ha una legge sullo Ius Soli, dunque la platea delle concessioni di cittadinanza è giocoforza più alta, quando negli altri paesi diventa diritto automatico alla nascita del soggetto .

Dal fronte opposto, Pd e Leu sono da tempo a favore di riconoscere il diritto di cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, ma anche all’interno dei dem permangono alcune sfumature differenti, più che altro sulle tempistiche e il ritorno in termini di popolarità elettorale. Italia viva è a favore, ma finora ha sostenuto la non priorità del tema in questo momento. M5s è disponibile al confronto, ma non ha mai spinto sul tema, prendendo sostanzialmente tempo.

Al dunque in Parlamento non esiste una maggioranza numerica tale da poter spingere sull’acceleratore e approvare una legge sulla cittadinanza. Ricordiamo infatti che vi sono tre proposte di legge presentate alla Camera che risultano ferme da oltre un anno in commissione Affari costituzionali, dove si sono svolte diverse audizioni ma senza passi avanti rilevanti, anche a causa dello scoppio improvviso dell’emergenza pandemica.

L’iter in commissione di Montecitorio è in stand by: dopo un lungo ciclo di audizioni, con  esperti e associazioni ascoltati, tutto si è fermato. Il relatore è il presidente Brescia, ma manca ancora un testo base. In commissione sono state presentate tre proposte, che vanno dal riconoscimento dello Ius soli al più moderato diritto allo Ius Culturae.

La normativa attuale e lo Ius Sanguinis

La cittadinanza italiana si basa sul principio dello ‘Ius Sanguinis’ (diritto di sangue), in base al quale il figlio nato da padre italiano o da madre italiana è italiano. I cittadini stranieri  possono tuttavia acquisire la cittadinanza italiana per matrimonio, nei casi espressamente specificati dalla legge;  per ‘residenza italiana’, ma con limiti ben definiti e, infine, lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, può dichiarare di voler eleggere la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data.

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Le tre proposte in commissione

Ius Soli, la proposta di legge Boldrini
Il testo mira a modificare l’attuale normativa in materia di cittadinanza italiana aggiungendo la possibilità di acquisirla per “chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno è regolarmente soggiornante in Italia da almeno un anno, al momento della nascita del figlio” e “chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno è nato in Italia”.

Ricorrendo questi casi, la cittadinanza si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà in tal senso espressa da un genitore. Entro un anno dal compimento della maggiore età, il soggetto può rinunciare alla cittadinanza italiana se è in possesso di un’altra cittadinanza. Qualora non sia stata resa la dichiarazione di volontà, si acquista la cittadinanza, senza ulteriori condizioni, se se ne fa richiesta entro due anni dal compimento della maggiore età. In caso di soggetti minori, “lo straniero nato o entrato in Italia entro il decimo anno di età, che vi abbia regolarmente soggiornato fino al compimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro due anni dalla suddetta data”.

Ius​ Culturae, la proposta di legge Polverini
Il testo Polverini si concentra solo sullo Ius Culturae per i bambini che abbiano frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria di primo grado ovvero secondaria di secondo grado presso istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione. Recita il testo: “Lo straniero, nato in Italia e che abbia completato il corso di istruzione primaria secondo la disciplina vigente risiedendovi legalmente fino a tale data, diviene cittadino mediante dichiarazione resa in qualunque momento.”

Quanto allo straniero nato in Italia, acquista la cittadinanza italiana, a condizione che alla data di presentazione dell’istanza risieda legalmente da almeno tre anni nel territorio della Repubblica, previo superamento di un esame che ne accerti la conoscenza della cultura e della lingua italiana nonché dei principi e delle norme fondamentali dell’ordinamento italiano.

Ius​ Culturae e Ius Soli ‘temperato’, la proposta di legge Orfini
Il testo prevede uno Ius Soli ‘temperato’, ovvero disciplina l’estensione dei casi di acquisizione della cittadinanza per nascita per i bimbi nati nel nostro Paese da genitori stranieri, di cui almeno uno vi risieda legalmente senza interruzioni da non meno di cinque anni o sia in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo. Inoltre, la proposta disciplina anche lo Ius Culturae e prevede, per il minore straniero che sia nato in Italia o vi sia arrivato prima del compimento del dodicesimo anno di età, l’introduzione della possibilità di acquisire la cittadinanza a seguito di un regolare percorso formativo di almeno cinque anni svolto, ai sensi della normativa vigente, nel territorio nazionale, consistente in uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale, oppure, nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva di tale corso.

Infine, la proposta di legge configura un’ulteriore fattispecie di concessione della cittadinanza (naturalizzazione), per lo straniero che abbia fatto ingresso nel territorio nazionale prima del compimento della maggiore età, vi risieda legalmente da almeno sei anni e abbia frequentato nel medesimo territorio regolarmente un ciclo scolastico, ai sensi della normativa vigente, con il conseguimento del titolo conclusivo, presso gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione, ovvero un percorso di istruzione e formazione professionale con il conseguimento di una qualifica professionale.

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