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martedì 11 Maggio 2021
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Enrico Letta nuovo segretario PD: ma non dovevamo vederci più?

Enrico Letta è stato eletto nuovo segretario del Pd con 860 sì, 2 no e 4 astenuti nel corso dell’assemblea del partito al Nazareno. Lo ha annunciato la presidente Valentina Cuppi.

Enrico Letta nuovo segretario PD

Presenti alla votazione erano 874 delegati su 1021 aventi diritto. “Grazie di cuore a tutti per questa giornata e per la fiducia, lo vivo come un momento di grandissimo onore“, ha detto Letta dopo la proclamazione a segretario del Pd. “Questa giornata mi lascia una grandissima voglia di fare, ce la metteremo tutta, io ce la metterò tutta“, ha aggiunto.

Letta torna nel Pd dopo sette anni di insegnamento a Parigi: faccio un altro lavoro ora, aveva risposto appena qualche giorno fa, dopo i primi rumors sulla sua candidatura. Ma si sa, il richiamo della foresta tocca corde difficilmente arginabili .

La politica italiana è il luogo dove l’assassino torna sempre sul luogo del delitto. Lunga è la lista di defenestrati rientrati in pompa magna o di quelli che se ne dovevano andare e non sono mai andati.

Enrico Letta nuovo segretario PD ma non dovevamo vederci più?

L’acclamazione in Assemblea

Nel suo intervento, Letta ha rivolto un pensiero al mezzo milione di italiani che hanno perso il lavoro durante la pandemia di Coronavirus. “A loro guardiamo in questo momento pensando a migliore soluzioni”, ha evidenziato Lett. Poi, ha sottolineato:

Io oggi mi candido a segretario del Pd ma so che non vi serve un nuovo segretario, ma un nuovo Pd. Noi dobbiamo fare un partito che abbia le porte aperte. Noi non dobbiamo essere quelli che sono la ‘protezione civile’, nel senso di considerare che devono per forza andare al governo perché sennò l’Italia sbanda.

Altrimenti diventiamo il partito del potere e se diventiamo il partito del potere, noi moriamo. Questo è il passaggio più importante di tutti. Noi dobbiamo avere le nostre idee in testa, andare al governo se si vincono le elezioni ma sapendo che si vincono le elezioni se non si ha paura di andare all’opposizione. Noi non dobbiamo essere il partito del potere. Apertura è il mio motto. Spalanchiamo le porte del partito.

Sugli obiettivi futuri del Pd, Letta ha detto: “Ho vissuto con una nuova generazione, mi hanno insegnato tanto e parafrasando don Mazzolari mi sento di dire che questo non deve essere il partito che parla dei giovani ma che fa parlare i giovani, saranno al centro della mia azione a tutto campo e su tutti i temi”.

Io sarei molto felice se il governo di Mario Draghi, tutti insieme, senza polemiche, fosse quello in cui dar vita alla normativa dello Ius soli che voglio qui rilanciare.

In chiusura la stoccata a Matteo Salvini: Il governo di Mario Draghi è il nostro governo. E’ la Lega che deve spiegare perché lo appoggia, non noi.

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Che Letta ritroviamo 7 anni dopo?

Prima del famigerato “stai sereno” con cui Matteo Renzi lo impallinò, Enrico Letta non brillava certo per aperture a sinistra, ad esser generosi. È un uomo colto, preparato ed educato, ottimo segretario per un partito liberal all’americana com’è diventato il Pd. D’altronde era nel gruppo liberale nel parlamento europeo ed un fan del governo Monti che quasi tutti a sinistra ricordano col sangue gli occhi, tranne lui:  “il governo Monti è l’atto fondativo del Pd”, come ebbe a dire.

E forse qualcuno ricorderà come nel 2016, col famigerato referendum Costituzionale che divenne la Waterloo di Renzi, Enrico Letta si schierò per il SI al fianco dell’uomo di Rignano: “Al referendum voterò sì, lo ribadisco con forza, perché mi sono impegnato a far nascere il percorso delle riforme e perché ne sono convinto”.

Più in generale la sua linea è sempre stata quella della fedeltà alla governance neoliberista europea: riforme delle pensioni e del mercato del lavoro, privatizzazioni. “Dobbiamo lavorare molto sul tema privatizzazioni. Il patrimonio pubblico è ancora enorme“, disse.

Dunque, Enrico Letta appartiene alla grande famiglia dei riformisti che vuol dire poco o nulla, visto che in Italia sono tutti riformisti: dal Papa ai separatisti sudtirolesi; quel che è certo è che torna con un lavoro preciso da compiere: saldare le varie anime del partito dilaniato e punito in tutti sondaggi, col suo ecumenismo illuminato.

Il nuovo segretario del Pd ospite in serata a Che tempo che fa su Rai3 ha infatti confermato: Ho fatto una relazione nella quale non ho fatto sconti a nessuno, sono stato chiaro: ho detto quello che penso e ho detto ‘se votate per questa relazione io farò queste cose’. Punto, sono stato votato e quindi le farò. 

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Postilla finale

Tirando le somme, il capolavoro di Matteo Renzi per ora ha portato Giuseppe Conte a probabile leader dei CinqueStelle ed Enrico Letta alla guida del PD, con la probabilità che i vari rottamati, quelli della la Ditta, tornino alla casa madre in qualche modo.

Se non è un harakiri poco ci manca.

 

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Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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