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martedì, Luglio 5, 2022

Julian Assange vittima della più grande intimidazione alla libertà di stampa del secolo

L’attitudine a iconizzare le persone, deriva laica di una cultura religiosa, impedisce sempre più spesso di rendere giustizia alle persone iconizzate, nel bene e nel male. È il caso di Julian Assange, vittima della più grande operazione di intimidazione alla libera circolazione di notizie del secolo.

di Gianluca Cicinelli per La Bottega del Barbieri.

Salvare Julian Assange senza aderire a Wikileaks

Assange va difeso e fatto uscire subito dalla prigione britannica dove è detenuto ingiustamente da due anni e mezzo dopo sette anni di un’altra detenzione nell’ambasciata del’Ecuador per sfuggire già allora alle autorità britanniche. Su questa pagina di Amnesty International è possibile seguire la mobilitazione per liberarlo e firmare l’appello in suo favore.

Le riflessioni che seguono non sono del tutto inedite, in parte le ho pubblicate 11 anni fa su questo blog, quando su Assange non pesava il rischio della perdita definitiva della libertà.

Intanto per ribadire che la sintesi delle accuse ad Assange è semplice: l’eccesso di libertà d’informazione, sembra essere il messaggio del “potere”, provoca panico nelle buone relazioni tra i governi, quindi si fa passare il concetto che va limitata la libertà per il bene di tutti, un tema che ci ritroviamo ad affrontare in varie situazioni, compresa la crisi sanitaria dovuta al covid. Ma il punto che volevo porre in evidenza è un altro.

È Assange il simbolo della libertà d’informazione? Secondo me no, anzi, sta pagando il prezzo più alto proprio per aver voluto assurgere a quel ruolo e aver commesso degli errori che confinano con l’ambiguità politica.

Si è creato, sfruttando gli errori di Assange e la sua convinzione di essere il profeta della nuova controinformazione, il consenso pubblico intorno alla pericolosità di un simulacro di libertà e poi, colpendo chi lo impersona, ci si è liberati del contenuto che simula. Non è semplice e provo a spiegarlo.

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Per capire il concetto dobbiamo capire cosa è, forse ormai cosa è stata, Wikileaks. L’organizzazione fornisce ad informatori, spesso interni a gangli delicati delle amministrazioni dei vari governi internazionali o di enti finanziari privati, una casella postale, non esattamente ma ci assomiglia, che anonimizza tramite cifratura la provenienza delle informazioni.

Loro sostengono di verificare le informazioni prima di pubblicarle, sta di fatto che la veridicità di quello che hanno pubblicato non è mai stata smentita. Grazie a Wikileaks abbiamo potuto sapere con certezza delle torture a Guantanamo e dei massacri di civili inermi da parte dell’esercito Usa in Iraq e in Afghanistan, con tanto di video sottratti alla Cia, solo per fare l’esempio più clamoroso, che ci fa capire anche perchè gli Usa odiano così tanto Assange.

Ma ci sono casi altrettanto clamorosi meno noti al pubblico, come quello della banca svizzera Julius Bär, con documenti che ne dimostravano evasione fiscale e riciclaggio di denaro sporco.

Nel 2008 la banca riuscì in un primo momento, grazie a un tribunale californiano, a ottenere la chiusura del sito di Wikileaks, poi riaperto, grazie allo stesso tribunale del primo provvedimento, in base al famoso primo emendamento sulla libertà di parola e di stampa.

L’organizzazione rese nota anche la corrispondenza tra le ambasciate Usa nel mondo e la Casa Bianca, con giudizi pesanti degli ambasciatori di Washington sui vari leader europei.

Julian Assange vittima della più grande intimidazione alla libertà di stampa del secolo

Adesso dobbiamo chiederci però cos’è un servizio d’intelligence. Di solito è un servizio che lavora per lo Stato, i servizi segreti, in realtà ne esistono di paralleli e priviati, quelli delle grandi aziende per esempio (lo scandalo Telecom-Sismi ne è un esempio). Un servizio d’intelligence raccoglie dati, li analizza e decide se e come usarli.

In sostanza è il nucleo centrale di qualsiasi “potere” pubblico o privato. Alcuni collaborano tra loro a seconda della contingenza politica altri si odiano e si fanno la guerra con la “merce” notizia sempre al centro. Wikileaks è un servizio d’intelligence.

Forse è/era l’intelligence dei buoni e ci piace per questo, perchè denuncia crimini di stato degli odiati yankee, ma è anche rimasta coinvolta in divulgazioni di notizie che hanno favorito altri stati, la Russia principalmente, e personaggi politici certamente antidemocratici come Trump, come accadde durante la corsa alla presidenza statunitense del 2016 con la pubblicazione delle email di Hillary Clinton.

La gestione delle informazioni riservate pone anche ai cultori della verità assoluta dei problemi etici di grande rilievo. Risponde per esempio al criterio di verità ma non a quello di giustizia pubblicare i nomi di persone che operano in paesi stranieri e che vengono con la pubblicazione dei nomi esposte al rischio/certezza di essere arrestate se non uccise.

E Wikileaks l’ha fatto pubblicando i nomi di collaboratori Usa israeliani, giordani e iraniani, dandoli in pasto, in nome della “verità assoluta”, ai servizi segreti di quei governi e ai loro metodi d’inquisizione che in occidente definiamo inaccettabili e criminali come criminali sono le stragi e le torture Usa denunciate da Wikileaks.

Assange non era il capo di Wikileaks, ne è diventato l’interfaccia pubblica e, in quel gioco di semplificazione in cui viviamo, è diventato Wikileaks stessa, sostenendo che il suo scopo è solo quello di esprimere verità costituzionalmente protette.

E pensare che 10 anni fa volevano candidare Assange al Nobel per la pace

Ha pensato di poter fottere il sistema giocando al suo stesso gioco ma ne è rimasto schiacciato non calcolando la potenza dei nemico. Se tu riesci a infiltrarti nella Cia, come è successo, la Cia può infiltrarsi in Wikileaks, per esempio, e non soltanto la Cia.

Perchè quello delle notizie, delle informazioni riservate, è un mercato dove si vende una merce mai neutrale, il cui utilizzo comporta per le persone delle conseguenze talvolta letali.

Inoltre le rivelazioni di Wikileaks non hanno comportato alcun mutamento al quadro politico internazionale. Scandalo sì, ma ormai siamo facili agli scandali, ma nessuna conseguenza, al contrario dell’attività di controinformazione dei blogger cinesi e arabi, esempio molto concreto, che è stata una spina nel fianco dei governi durante le manifestazioni della primavera araba e degli scontri a Hong Kong.

Il concetto di verità assoluta in buona sostanza, volendo dare per certa la bontà alle radici dell’azione di Wikileaks, non arma la mano dei popoli contro il “potere” che toglie libertà.

La Bottega del Barbieri

 

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è un blog collettivo curato da Daniele Barbieri and co

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